Ola del libro

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Questa volta in libreria non ci sono andato io, ma mia sorella. Anche lei è una lettrice, anche se meno compulsiva del sottoscritto. Meno male per lei, aggiungo.
Comunque, la mia vocazione a non farmi i fatti miei quando si parla di libri mi induce a chiederle cos’ha comprato, e perché. Al momento, così a bruciapelo, non si ricorda il titolo del libro (l’Alzheimer è galoppante), ma il motivo dell’acquisto per fortuna sì, che poi è l’argomento di questo post. «Mi è piaciuto il titolo, la copertina e quello che c’era scritto dietro (quarta si chiama, cara Giovanna, quarta di copertina…)».
Una ola entusiasta che parte dal primo editore con la A e si conclude a Zingarelli attraversa l’universo editoriale. Titolo, copertina e quarta – a parte un po’ di invisibile editing all’interno del libro – sono l’unica cosa che in un romanzo l’editore può veramente metterci di suo. E le menate che si fa per realizzare queste tre cose, come se da queste dipendesse il suo destino, sono inenarrabili. Infatti non ve le narro.
Però è vero, molti dei nostri acquisti in libreria sono influenzati dalle scarne parole che stanno in testa e in coda al libro, più i colori che le accompagnano. E quando l’editore, spiando tra gli scaffali, vede che abbiamo il suo volume tra le mani ma che poi lo riponiamo, smette di sorridere, va lui in testacoda, si precipita in redazione e licenzia (eufemismo, non li ha mai assunti: allontana definitivamente, ecco, diciamo così) grafico ed editor di quel libro per avergli fatto perdere un potenziale cliente, pardon lettore… il cliente è quello di Amazon.
Guardati attorno, cara Giovanna, guardatevi attorno tutti prima di dire no a una quarta, a una copertina, a un titolo: da qualche parte in casa editrice c’è una coppia di creativi (?) che sta rischiando il pasto (pasto, sì, pasto, non posto. Quello non l’ha mai visto proprio).

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6 commenti

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6 risposte a “Ola del libro

  1. Per me sono determinanti le prime e le ultime righe del libro.
    Lo so, non si dovrebbe. Ma quando sto per acquistare un libro, leggo sempre le sue ultime battute. Se quelle non mi convincono, allora non lo compro!

    • Il tuo criterio è azzeccatissimo. Se uno scrittore, e parlo sia di romanzi sia di saggistica, non ci mette qualcosa in più all’inizio per interessarci e alla fine per accomiatarsi, non vale la nostra attenzione. Anch’io leggo sempre le prime righe e da lì capisco se quel libro ha uno stile che mi piace. Sono più indulgente sul finale: non è facile da scrivere, e anche i grandi della letteratura spesso si sono trovati in difficoltà con l’ultima pagina della loro storia. Hemingway ha riscritto il finale di Addio alle armi quarantasette volte…

      • Sono abbastanza indulgente. Con questo metodo sono andata incontro a pochissime delusioni.
        Quel che mi capita frequentemente è che non mi piacciano i libri troppo pubblicizzati o etichettati come fenomenali dalla critica. Capita anche a te?

      • Per quanto mi riguarda non seguo né la critica né la pubblicità per l’acquisto delle mie letture. Leggo soprattutto classici e libri che si spera diventeranno classici con tempo, ma che sono già stati pubblicati da qualche anno, se non decennio. Che vuoi, sono sempre in ritardo sulle novità editoriali o sugli autori che vanno per la maggiore. Non è snobismo il mio, è che ormai sono in cronico ritardo. Malgrado ciò qualche delusione, di quelle grosse, le ho avute proprio dagli scrittori più gettonati, di quelli osannati nelle trasmissioni televisive, per intenderci: Maurizio Corona, Andrea De Carlo, Paul Auster, i primi che mi vengono in mente.

  2. Sono molto istintiva, rimanendo in tema d’acquisto. Non mi baso sulla pubblicità, né sulla critica, né sul successo riscosso dal libro.
    Mi è capitato di leggere qualche romanzo ben recensito, rimanendone delusa o annoiandomi presto del rimbalzo di sinonimi usati dall’autore (da Faletti a Giordano, per intenderci). Evito come la peste i “premio Strega”, spesso immeritevoli di tale onoreficenza.
    Sono sempre pronta a fare dei passi indietro e dare una seconda chance, a volte rimanendone piacevolmente sorpresa!

    • Giordano e Faletti: altri due scrittori che vanno per la maggiore ma mi hanno deluso, il primo soprattutto. Ma anche Faletti (eclettico, e un grande artista, quindi non è in discussione la sua bravura) non rientra nel mio canone. Sono contento, nerocomelanotte, che non ti fai sedurre dai milioni di copie vendute sulla fascetta e dai premi Strega, spesso spartizioni editoriali tra i big dell’industria. Brava.

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