Horror social network

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«Scrittore X» mi bussa su Linkedin, il social network per lo sviluppo dei contatti in ambito lavorativo: vuole che entri nella sua rete professionale. Che faccio, accetto? Se su Facebook do l’amicizia a tutti quelli che me la chiedono, tanto non lo frequento mai, quando si tratta di lavoro sono invece selettivo, e ho bisogno di capire perché uno sconosciuto si presenta alla mia porta.
«Scrittore X» ha già rastrellato tutti i miei contatti social che a vario titolo operano nell’editoria, anche se semplicemente da stagisti, cioè è già diventato amico dei miei amici, lo vedo dal suo profilo. L’ha fatto praticamente in due giorni, a cascata, uno tira l’altro, ed è giunto così fino a me. Neppure i nazisti erano tanto chirurgici nei rastrellamenti. Cedo o resisto?
In mancanza di informazioni decido di leggere il suo profilo, Linkedin me lo permette, e cerco di farmi un’idea di «Scrittore X».
«Scrittore X» è molto prolifico, ha più di dieci libri autopubblicati alle spalle, tutti di genere horror-fantasy, e tra questi ce ne sono tre venduti nel Kindle store di Amazon.
Mi fa poi sapere, sempre dal suo profilo, che uno dei tre è stato orgogliosamente primo nella classifica dei libri horror di Amazon e gli altri due, sempre dello stesso genere, sono rimasti nella Top 10 per sette settimane e nella Top 100 assoluta per 36 giorni. Quest’ultima cosa non mi è del tutto chiara, ma ci credo lo stesso.
Poiché Amazon è l’editore più dinamico e performante del pianeta (in America, per esempio, dal 2008 a oggi è cresciuto dal 13 al 40%), se stai nella classifica dei libri horror vuol dire che sei uno che vale, uno da best-seller, lo Stephen King italiano, e gli editori dovrebbero venire in ginocchio da te, come nella canzone di Morandi, pur di pubblicarti; e i giornalisti culturali dovrebbero mettersi in fila alla tua porta per intervistarti e recensirti.
Invece no. Google non mi dà traccia di interviste a «Scrittore X», né Mondadori ha finora acquistato i diritti per ripubblicare i suoi romanzi.
Tutto quello che di lui appare in rete sono solo i titoli dei suoi libri e il prezzo per acquistarli: 0,99 euro. Poiché Amazon a questi prezzi trattiene il 65% dei ricavi, a «Scrittore X» toccano circa 35 centesimi a libro venduto. È chiaro che «Scrittore X» per pagare l’asilo dei figli deve vendere non centinaia ma migliaia di copie, cosa che non riesce neanche a molti scrittori famosi.
Da ultimo do un’occhiata al numero di collegamenti su Linkedin di «Scrittore X». Il social network mi dice che sono 500+, che potrebbe voler dire 501 ma anche 10.000. Per fortuna ho già alle spalle l’esperienza con «Scrittore Y», quasi una fotocopia di «Scrittore X». I suoi contatti erano 8500, cioè un palazzetto dello sport colmo all’inverosimile.
«Scrittore X» e «Scrittore Y» hanno questo in comune: hanno bisogno di te, di me, per vendere i loro libri. Sei un potenziale lettore, nient’altro.
Dovrei essere io a chiedere allo Stephen King italiano di far parte della sua rete Linkedin, non il contrario. Ho cestinato la richiesta social di «Scrittore X». So già che stanotte al primo cigolio della porta dovuto al vento me ne pentirò amaramente. Suggestioni horror?

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2 commenti

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2 risposte a “Horror social network

  1. Concordo in tutto… almeno su linkedin occorre essere selettivi…
    Non te ne pentirai… 😉
    Poi vedrai che ne arriveranno altri… 🙂

  2. Condivido pienamente la tua posizione.
    È davvero imbarazzante vedere come si muovono e si comportano alcuni autori, pur di piazzare qualche copia in più a discapito del tempo che invece potrebbero dedicare a scrivere o migliorare i propri lavori. Un po’ di promozione va bene… ma come si dice il troppo stroppia!

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