Favola telefonica

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«Mi ero appena laureata in Filosofia e stavo prendendo la specialistica in Lettere, ancora pensavo di diventare insegnante. Mi resi conto, però, di avere intorno a me il deserto dei tartari delle opportunità. Così pensai che tanto valeva buttarmi nel più alto grado di follia: provare a diventare scrittrice. A giugno 2008 mi misi a scrivere con costanza e l’angoscia mi assaliva ogni volta che andavo alle lauree delle mie amiche. Mi ero data una scadenza: avrei mandato i primi capitoli a Rizzoli e se non mi avessero risposto mi sarei rimessa a studiare. Dieci mesi dopo, il 14 aprile del 2009, ero appena rientrata da Piombino, dove avevo trascorso Pasqua con i miei genitori tormentandoli di dubbi, quando ripresi in mano il dizionario di latino: non potevo più permettermi di investire nella scrittura. In quel momento squillò il cellulare: 02, Milano. Era Michele Rossi, l’editor di Rizzoli, al quale Acciaio era piaciuto. È stata la telefonata più incredibile della mia vita».

Silvia Avallone

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