Concorsi letterari, cavie, esperimenti

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Navigando i social network, mi imbatto a volte in discussioni che riguardano i rapporti tra i molti aspiranti scrittori e i troppi concorsi letterari che affollano la penisola italiana.
La sintesi di tali dibattiti è un coro pressoché unanime di insulti ai concorsi stessi e ai giurati che li presiedono: truffe, combine, intrallazzi, amici degli amici sono le parole più frequenti che ricorrono nei post di chi partecipa alla discussione.
Quello che non ho ancora letto in questi forum sono le prove provate di tali misfatti. E poiché sono curioso per natura, e preferisco sbatterci il muso di persona, anni fa – lo racconterò come un flashback – ho deciso di concorrere anch’io, e provare direttamente sulla mia carne, come fossi la cavia in un esperimento, se ciò che si insinua sui premi letterari corrisponda a verità.
Ho scritto perciò un breve racconto e l’ho inviato al primo concorso disponibile nella mia zona. La storia, a mio giudizio, nasceva da un’idea interessante, ma non tale da giungere sul podio (c’erano dei premi in denaro per i primi tre classificati).
Attendo con pazienza i risultati, ma forse era impazienza perché un po’ ci speri, ammettilo, e un giorno ricevo una lettera dalla segreteria del premio dove mi si comunica che la mia opera ha ottenuto una segnalazione, cioè una pacca sulla spalla, un incoraggiamento a proseguire. Data la distanza, dieci chilometri da casa mia, mi presento alla premiazione. Quando arriva il mio turno, il presidente di giuria mi introduce dicendo «finalmente uno scrittore delle nostre zone!». Erano alla quarta edizione ma probabilmente il mio territorio non sfornava prima di me letteratura apprezzabile, nemmeno sotto forma di segnalazione. Erano felici che fossi lì, parevo io il vincitore, un effetto quasi comico. Però ne ho dedotto che almeno questo concorso non aveva il trucco. Decido quindi di allargare «l’esperimento» a tutto il nord Italia, e mi metto a scrivere con lena.
Scrivi oggi, scrivi domani (ero parecchio arrugginito), la scrittura migliora a vista d’occhio, e con le trame so che ci so fare. Il vostro devotissimo produce in un anno, un anno e mezzo, una dozzina di racconti brevi che manda in giro per l’Italia. Racconti che reputo di buon livello, che quando inizi a leggere poi corri fino in fondo.
Non voglio farla lunga: so di scrivere bene, so che produco trame valide, so che i miei racconti potrebbero essere da primo premio. E in effetti è ciò che avviene: vengono premiati tutti, prima o poi. Addirittura molti sono premiati ripetutamente. Esperimento ok, finito. Da allora non ho più scritto.
Qual è la conclusione di questo lungo post?
Che se scrivi bene, ma veramente bene, anche se esistono gli amici degli amici, gli intrallazzi, le combine, le truffe – e di fatto esistono – esistono anche i concorsi seri e soprattutto esistono bravi lettori in giuria che aspettano solo di apprezzare il tuo lavoro.
La maggioranza di chi partecipa ai premi letterari non vincerà mai nulla non perché non sia intrallazzato bene, ma perché non sa scrivere bene. Se la tua scrittura rientra invece nella sparuta minoranza di chi sa giocare al meglio con parole e trame, allora è solo questione di tempo: prima o poi le tue qualità letterarie verranno riconosciute e premiate. Matematico. Te lo dice uno che l’ha sperimentato.

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