Perché i concorsi letterari

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1. Perché hanno una scadenza, e questo ti costringe a darti una mossa e a metterti a scrivere adesso invece di rimandare a domani, dopodomani, fra tre giorni…

2. Perché c’è un premio in palio. Se scrivi bene potrebbe essere tuo. Sappi che si scrive anche per denaro: Truman Capote diceva di essere assolutamente incapace di scrivere qualcosa che non gli verrà pagato. Inizia a pensare come lui, è una motivazione in più – e potente – per scrivere; e si aggiunge alle altre nobili che già ti fanno onore.

3. Perché spesso i concorsi hanno un tema prefissato. Se scrivi solo di quello che ti piace non potrai mai sapere quanto sia potente la tua immaginazione. La creatività, ricorda, nasce all’interno della gabbia in cui è costretta, non dalla libertà di spaziare all’infinito. Affronta il tema del concorso come farebbe un professionista della scrittura su commissione. Se ti abitui a temi imposti dall’esterno, svilupperai poi meglio le tue idee future su progetti liberi.

4. Perché dovrai scrivere storie di lunghezza prefissata. Sviluppare una trama in duemila, cinquemila, diecimila o centomila caratteri non è la stessa cosa, richiede approcci differenti alla scrittura. Se non hai vincoli di spazio non saprai mai come rendere efficaci le tue storie. Il Calvino dei racconti è diverso da quello dei romanzi. Anche se il tuo stile di scrittura si adatta meglio a un certo numero di battute a te più congeniale, sperimentandolo su storie di varie lunghezze lo renderai flessibile.

5. Perché se hai un tema su commissione, una scadenza, un limite di spazio e una somma di denaro per cui scrivere, fai esattamente ciò che fanno tutti gli scrittori. In casa editrice esistono piani editoriali ben precisi riguardo a tutti questi aspetti. Credi che Conan Doyle fosse contento di sfornare storie di Sherlock Holmes una dietro l’altra? Fa’ come lui, pur nel tuo piccolo: prendilo come un lavoro, il più bel lavoro al mondo dopotutto.

6. Perché sei costretto a pagare una tassa di iscrizione. Se pensi che la tua opera non valga la tassa di iscrizione, probabilmente non la varrà. Quando ti ritrovi tra le mani uno scritto di valore dovresti investire su di esso. Se la tassa è 20 scegli un premio che ti darà 20 volte tanto. Anche Proust ha pagato di tasca propria per pubblicare La strada di Swann, la prima parte della Ricerca del tempo perduto. Proust credeva nel valore delle sue parole. Si tratta di ben pochi euro, in fondo: non fare lo spilorcio e rinuncia a una pizza.

7. Perché se ottieni un premio, una segnalazione, un riconoscimento pubblico avrai la prova che ciò che scrivi piace. Si scrive per i lettori, degli sconosciuti che possono però comprenderci e apprezzarci. C’è magia più grande? Sarai più consapevole delle tue potenzialità, saprai di essere sulla giusta strada e avrai ancor più voglia di impegnarti duramente per superare i tuoi limiti attuali.

8. Perché se non ottieni niente, potrai sempre riprendere i tuoi scritti e rielaborarli, svilupparli e proporli nuovamente. Prima che Stephen King riuscisse a piazzare i suoi racconti giovanili, collezionò valanghe di rifiuti. Ogni sconfitta si trasformava in un’occasione di miglioramento. Sappiamo poi com’è finita. All’inizio forse i suoi lavori erano davvero brutti, forse lo sono pure i tuoi. Potrai migliorarli solo riscrivendoli invece di imprecare contro il mondo.

9. Perché la competizione è stimolante. Mentre te ne stai davanti alla partita, in qualche luogo c’è un altro concorrente al tuo concorso che si danna l’anima per trovare le parole giuste, per rendere la sua storia avvincente e originale. Chi pensi avrà più chance, tu o lui? Cerca di essere tu lui.

10. Perché l’attesa dei risultati è dolce; e quando più non te l’aspetti, ecco una lettera, una mail, una telefonata dalla segreteria del premio. Quell’attimo può regalarti un’emozione, un piccolo distacco dai problemi quotidiani. Per una volta non si parla di politica o di sport o di lavoro: si parla di te, della tua scrittura. Io so cosa vuol dire, so cosa si prova. Sono sicuro che anche tu proverai diversamente uguale.

7 commenti

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7 risposte a “Perché i concorsi letterari

  1. Un’ottima promozione per i concorsi letterari, non c’è che dire! Certo i punti 6-7 sono quelli che secondo me, dovrebbero spingerti proprio di più a partecipare con serietà e “professionalità”… ma soprattutto il punto 7 è anche quello che spaventa di più. Per fortuna poi che c’è l’8 😉

    • Credo che non si dovrebbe mai aver paura di mostrare il proprio scritto al pubblico, fosse anche una piccola giuria, purché qualificato. Indipendentemente dal risultato che si ottiene, quello che è importante è avere un riscontro diretto, o indiretto, del proprio lavoro. Ovviamente, chi scrive per esempio gialli dovrebbe partecipare solo a concorsi gialli, esattamente come quando si cercano editori per il proprio inedito. L’errore è partecipare a concorsi (o contattare case editrici) che sono del tutto estranei ai nostri generi (e noi alle loro pubblicazioni). Sembra banale, ma molti autori non se ne rendono conto. Prima di bussare da un editore dovremmo studiare il suo catalogo, la sua specificità. Lo stesso vale con i concorsi. Bisogna capire a chi proporsi, da chi farsi leggere.

  2. Mi soffermerei sui punti 7 e 10. Sul settimo: perché se c’è un riconoscimento vuol dire che qualcuno ha letto ed è rimasto colpito. Significa che l’obiettivo di qualsiasi autore, a tutte le latitudini, è stato centrato: riuscire a comunicare un’emozione.
    Sul decimo: ricevere la notizia che si è vinto un premio – anche la prima edizione del concorsino più piccolo e sconosciuto al mondo – e dunque che la nostra scrittura ha colpito e dunque parlare di un testo che si è scritto è un’emozione suprema. Per tutti gli autori, ma proprio tutti. Evviva!

  3. Certo, sono punti di vista interessanti e che fanno riflettere. I concorsi sono sicuramente uno strumento valido per prendere maggiore consapevolezza delle proprie capacità e dei gusti del pubblico: ma è altrettanto certa la necessità di avere discernimento nello scegliere a quali partecipare, non per forza dirigendosi verso quelli più rinomati e conosciuti, ma considerando anche gli enti patrocinanti e i componenti della giuria, i quali dovrebbero avere un minimo di legame col mondo letterario.

    • Infatti. E questo si ricollega proprio alle considerazione che hai postato sul tuo blog. Ma una volta che hai scelto dove e quando partecipare, non potrai più tirarti indietro e dovrai poi raccontare la tua esperienza sul tuo blog, che credo interesserà a molti.

  4. tizianabalestro

    La 10 dà un brivido senza paragoni.

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