Una vecchia moleskine

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Svuotando alcuni scatoloni impolverati, mi imbatto in una vecchia moleskine nera sepolta sotto un cumulo di carte. Mi ero completamente scordato di questa agendina formato A6, rivestita di tessuto spesso e ruvido e chiusa con un elastico che ormai non si tende più. Aprendola, non capisco se le pagine sono ingiallite per colpa del tempo che è passato o perché erano già stampate in quel colore.

Inizio a sfogliarla e ci ritrovo dei consigli di scrittura, spunti e osservazioni che ho annotato diligentemente tanti anni fa, sperando che poi potessero servirmi nella stesura quotidiana. Ecco, penso, che fortuna: ho trovato in una vecchia moleskine la mia chiave di volta per parlare di scrittura in questo blog. Seguendone gli appunti, i segni, le frecce tracciati con la penna giorno dopo giorno, riuscirò forse a sviluppare con voi qualche breve riflessione sull’attività più bella in cui usare l’immaginazione: scrivere.

Però permettetemi due considerazioni, poi cominceremo. Primo: la mia agenda parte dal 17 di febbraio di un anno imprecisato. Chissà dove sono finiti, e perché sono stati strappati via, i giorni dal primo di gennaio al 15 febbraio (il 16 l’ho lasciato in bianco sulla pagina di destra, per iniziare a prendere appunti a partire da sinistra, il 17 appunto). Forse era un periodo in cui non ero al massimo e ho preferito strapparlo via dalla coscienza oltre che dall’agenda.

La seconda considerazione, ancora più amara di quella appena espressa. Nel descrivere questa agendina che per qualche tempo ci terrà compagnia, o quanto meno la terrà a me sperando che mi faccia tornare la voglia di scrivere seriamente, e che stimoli anche il vostro desiderio di scrittura se in questo istante non ne foste più provvisti; ripeto, nel mostrarvi questa vecchia moleskine mi accorgo di quanto sia sfocata la descrizione che ne ho fatto. La mente va immediatamente alla piccola madelaine di Proust: «Mi portai alle labbra un cucchiaino di tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me». Leggo Proust e sento la madelaine dentro di me. Nelle mie parole non vedo invece l’agendina, eppure l’ho materialmente qui davanti. Voi l’avete vista, leggendo? Avete sentito sotto i polpastrelli la trama del tessuto, il vostro naso ha percepito l’odore della carta ormai invecchiata? Insomma, vi viene voglia di uscire di casa per comperare il dolce di Proust o la moleskine che vi ho descritto? Siate sinceri.

Appuntamento al 17 di febbraio, allora.

Post scriptum: che non vi venga l’idea che io abbia letto Proust. Conosco solo questa storia della madelaine. Mi basta questo, e avanza, per sentirmi inadeguato alla scrittura.

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2 commenti

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2 risposte a “Una vecchia moleskine

  1. Diciamo… che potrei appuntarmi sulla mia moleskine, la ricetta della madeleine… che ne pensi? 😉

    • Appuntare ricette? Perché no? Scritte alla Proust ovviamente… Ora che ci penso mi dai uno spunto interessante: scrittore uguale cuoco. Gli ingredienti le parole, la ricetta la trama, il piatto finale il romanzo pubblicato. Un assaggio? Com’è? Buono? Se è buono passiamo al secondo, di romanzo.

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