Dieci righe fa 28

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Salgo in metropolitana, Linea 3-Duomo, sette di sera. Due fermate dopo, direzione periferia sud di Milano, vedo un ragazzo che legge un libro al centro del vagone. Che cosa avrà di particolare questo viaggiatore rispetto agli altri persi nei loro e-book o nei messaggini da ricevere e spedire? Sarà che vado sempre alla ricerca di qualcuno che possa ispirarmi un personaggio per il mio prossimo racconto, e potrebbe andarmi bene anche questo tizio con il libro in mano, e allora cerco di studiarne i tratti più significativi. Capelli lunghi raccolti in una coda; aspetto da centro sociale; portatore sano di valori ecologisti; zainetto in spalla e jeans strappati. Legge un libro dalla copertina rigida, cartonata, scosso dal metrò lanciato in corsa.
Potrebbe essere uno di quei ragazzi che ho visto alla tv spalare in questi giorni a Genova: facce pulite e sporche di fango, sorrisi e rabbia di un’Italia generosa e disperata. Ne farei un personaggio positivo, simpatico, forse tormentato. E poi c’è quel libro dall’aria così saggia, non so nemmeno di che parli, ma che è già un punto a suo favore. E mentre vi racconto tutto questo abbiamo fatto qualche fermata insieme, lui perso nella sua lettura, io nei miei ragionamenti.
Scendiamo a Rogoredo, stazione di interscambio ferroviario. Prendiamo le scale tra una folla di altri cento che salgono i gradini due alla volta per non perdere il treno in partenza sul binario. Gli altri novantanove scappano, lui no.
Occhi sul libro, si fa travolgere dall’onda pendolare. Sale restando immobile, come se ci fosse solo lui su quei gradini. Perso nella lettura, non guarda dove mette i piedi. Scorgo per un attimo la pagina, l’ultima del capitolo, solo per metà stampata. Non si può smettere di leggerla, il mondo non esiste finché ci sono quelle dieci righe da finire, priorità assoluta che va consumata all’istante, fino in fondo. Al diavolo i gradini, i pendolari, i treni in arrivo e in partenza dagli altoparlanti.
Quante volte anch’io leggo camminando, salendo le scale completamente in trance. Che diamine, non si può interrompere la lettura a poche righe dalla fine. Ne ho persi tanti di metrò, di autobus, di piatti caldi, di sguardi femminili accattivanti per dieci righe da finire.
Solo dopo aver chiuso il suo capitolo si è domandato dove mai fosse ed è scappato via. Allora sono tornato sui miei passi per contare quei gradini. Qui, a Milano Rogoredo, sono 28: pari a dieci righe di romanzo.
Contate anche voi dieci righe di romanzo quanti gradini fanno.

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2 commenti

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2 risposte a “Dieci righe fa 28

    • Grazie, Chiara. Mi fai arrossire. I post che preferisco sono quelli che nascono dal caso. Osservo spesso con chi viaggio, è una miniera d’oro. Dietro ogni persona c’è una storia, dobbiamo solo leggerla.

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