Incipit, trama e personaggio, 18 febbraio

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Se negli appunti del 17 febbraio riguardanti l’incipit ho annotato tre frasi stringate, sulla mia moleskine del 18 ho scritto ancora meno, solo tre parole.

1. Incipit
2. Trama
3. Personaggio

Da ognuna di queste parole parte e arriva una freccia – sei frecce in tutto – a ricordarmi che incipit, trama e personaggio sono sempre interconnessi.
Bella scoperta…
Lo so, è un’ovvietà. La trama influenza il personaggio, che a sua volta modifica la trama, specie quando si ribella agli schemi narrativi in cui lo vogliamo imbrigliare. C’è dell’altro in aggiunta: trama e personaggio si sviluppano e si arricchiscono durante la scrittura, perciò anche le frasi che aprono il romanzo dovranno essere ripensate in base ai nuovi significati che il romanzo acquista durante la stesura. La nostra storia è quindi in mutamento mentre si sta scrivendo, mutamento a volte inaspettato.
Ciò significa, tra l’altro, che quanto detto sull’incipit la volta precedente è solo un punto di partenza logico e non narrativo della storia, che evolve e cambia natura già dopo pochi capitoli dal via. Meglio però giungere comunque al finale, per poi riscrivere di nuovo l’apertura del romanzo alla luce delle nuove sfaccettature della storia. L’incipit, come tutto il resto, andrà quindi ripensato nuovamente al termine della prima stesura. Questo, tra l’altro, l’ha fatto notare con grande lucidità qualcuno nei commenti della volta scorsa: se andrete a leggerli sono certo che vi sarà d’ispirazione anche per la vostra opera. In effetti è così che ci si deve muovere se vogliamo che la struttura del romanzo sia coerente e bilanciata.

Forse ho divagato un po’, forse no. Torniamo all’ovvio di prima, ovvio fino a un certo punto. Navigando in rete, quando si discute di scrittura, noto soprattutto un’ossessione e una preoccupazione esagerata per la trama.
Per prima cosa si vuole tracciare la storia dalla A alla Z, ritenendo secondari gli altri pilastri del romanzo, come se il successo di un libro dipendesse soprattutto dalla capacità di sviluppare una trama articolata.
L’idea che questo sia il vero scoglio da superare ci condiziona tutti. Però, leggendo poi un libro o guardando un film, siamo i primi a notare incongruenze nella storia, che in certi punti forza i personaggi a compiere azioni immotivate, almeno così a me pare. Mi chiedo: ma perché quei bambini tanto impauriti sono però così deficienti da volere entrare in una casa chiaramente infestata da presenze oscure? Perché ci si separa per sfuggire a un pericolo imminente quando sarebbe logico restare in gruppo? Perché il cattivo di turno, spietatissimo col mondo fino a un attimo prima, anziché eliminare il nostro eroe, si mette a raccontargli la lunga e triste infanzia passata con la nonna? Credo dipenda dall’avere costretto i personaggi a rispettare passaggi obbligati nella trama, che è un altro modo per dire che non c’è stata quell’interconnessione alla pari fra trama e personaggio. Insomma, cerchiamo di lavorare su tutti e tre gli aspetti in contemporanea senza privilegiarne uno a discapito degli altri. Facile a dirsi, meno a farsi.

Vi lascio infine con un ben riuscito incipit, questo sì  che crea una struttura profonda, un blocco unico, con trama e personaggio. Una riga di romanzo, ma che ha già in nuce tutta la storia: «Era una gioia appiccare il fuoco».
Avete riconosciuto il libro?

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2 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

2 risposte a “Incipit, trama e personaggio, 18 febbraio

  1. Io credo che, per mantenere la coerenza fra trama e personaggio, lo scrittore debba essere umile. Già: umile. Può essere difficile staccarsi dalle proprie “fissazioni” se, prima ancora di cominciare a scrivere, si convince che tutto debba andare esattamente come previsto. Un bravo scrittore si riconosce anche dalla sua capacità di lasciar andare idee sbagliate, quando compromettono la buona riuscita della storia 🙂

    • La parola umiltà mi è sempre piaciuta, soprattutto se applicata alla scrittura. C’è poi anche l’umiltà di mettersi al servizio dei personaggi, o almeno lasciarli liberi di decidere il proprio destino. Come Dio ci dà il libero arbitrio, così lo scrittore in quanto creatore di un mondo letterario dovrebbe lasciare ai propri personaggi la possibilità di scegliere per non ridurli a marionette. Quando un personaggio prende una strada diversa dalla nostra, quasi sempre se non sempre, ha ragione lui, e dovremmo solo seguirlo.

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