Casa editrice

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Al vertice della casa editrice c’è un amministratore unico, l’editore, che si vanta di essere indipendente. Si vanta inoltre, nel piccolo corridoio della casa editrice (e da questo particolare già capite quanto sia irrilevante questa realtà economica), si vanta – dicevo – di essere poco interessato ai trend del mercato editoriale, a quello che si vende di questi tempi, a quello che si venderà in futuro.
A mio modesto parere è anche poco interessato ai soldi, ma lui dice il contrario. «Scriviamo di tutto pur di fare soldi, perché un editore che non pensa ai soldi non può campare», la sua frase ricorrente. Però sono anni che non pubblichiamo niente. Se gli chiedo quando pubblichiamo risponde: «Quando avrò tra le mani il libro giusto».
Nel frattempo, asserragliato nel suo bugigattolo, legge. Che cosa legga non si sa. Romanzi, saggi, l’ultimo rapporto sull’editoria 2014 redatto dall’Aie, Associazione italiana editori, di cui lui non fa parte perché totalmente indipendente, e se la ride da dietro la porta perché gli editori sono tutti in crisi quando invece lui è in pareggio: niente dare, niente avere. Siamo quindi in attesa del libro giusto, poi si vedrà se andremo anche noi in perdita, perché lui racconta sempre che tanti avevano tra le mani il libro giusto, ed è proprio a causa di quello che poi sono falliti. Perciò lui punta al libro giusto giusto. E quindi l’attesa si allunga a dismisura.

Intanto, aspettando il libro giusto giusto, l’editor della piccola casa editrice vivacchia. Dico editor, ma in realtà è un redattore, uno che non gli capita mai di fare editing. Logico, non pubblichiamo nulla! È uno che si limita a passare i pezzi che l’editore mette in rete da un po’ di tempo a questa parte, cercando di evitare che vengano pubblicate stronzate colossali. Poi ci mette un titolo ed è morta lì.
Questo editor è un vero redattore, uno che sa cosa vuol dire scrivere. Scrive così bene che non se la sente proprio di mettersi a fare lo scrittore, che sembra un paradosso e non lo è. Il suo sogno, oltre che il suo lavoro, sarebbe quello di migliorare i libri degli altri con piccoli spostamenti di virgole e punti e virgola. È uno che si arrabbia con gli scrittori in generale: «Non hanno il senso del ritmo, non hanno i tempi verbali giusti, non hanno la più vaga idea di cosa sia lo stile». È tutto un non hanno. Ma lo capisco: chi lavora nell’editoria va subito in cerca dei difetti. Così si diventa cinici e per paura di essere giudicati come si giudicano gli altri si preferisce non partecipare alla competizione letteraria. Però gli riconosco che ha mestiere, che in fondo farebbe un gran bell’editing a chi ne ha bisogno, soprattutto a quelli che pensano di non averne affatto bisogno.

C’è poi il correttore. Uno solo, ma basta e avanza. Anche lui si limita a correggere quello che l’editore pubblica sul sito. Un tipo strano, da evitare: non sa di grammatica, non sa di sintassi, non ha neanche tutta questa cultura generale né titoli di studio. Eppure se butta l’occhio sul tuo scritto cinque o sei errori di battitura poi te li sa trovare.
Anche lui attende il libro giusto giusto, che vorrebbe poi corretto corretto visti i refusi galoppanti che trova nei libri pubblicati dagli editori iscritti all’Aie. Per questo stanno in crisi, il suo commento.
Non crediate che anche lui non abbia velleità da aspirante scrittore. Darebbe i suoi fogli sparsi in mano all’editore per vederli trasformati nel libro giusto giusto, o quanto meno in quello corretto corretto. Però l’amministratore unico editore sta sempre chiuso nel suo ufficio a ridersela di non si sa che cosa, e quando esce non lo degna di uno sguardo. I loro occhi in anni e anni non si sono mai incrociati e quindi si sente poco stimato. E ha ragione: che se ne fa una minuscola casa editrice di un correttore se non pubblica mai nulla? Lo teniamo per misericordia in memoria di un’editoria d’altri tempi, tempi d’oro che non torneranno più. In effetti è tollerato solo in virtù del fatto che in passato ha appreso il mestiere, la pratica della correzione, direttamente dal correttore personale di Montale. Almeno, così dice lui. Ma chi potrebbe mai smentirlo? Quindi resta anche se ne potremmo fare tranquillamente a meno.

Ed eccoci al «creativo», quello che si dà le arie. Per il momento è lui l’unico che scrive. Si vanta di essere un autore, ma autore di che? Lui dice di cinema, che scrive per il cinema. Urca! Uno che parla per immagini, detta da lui. Dice, sempre nel piccolo corridoio della casa editrice, che tutti questi scrittori che dicono «mostrare, non dire», in realtà non sono niente. Sono poveracci che scimmiottano il cinema, ma non sanno quali siano gli strumenti per mostrare veramente. Secondo me è un pallone gonfiato. Lo chiamiamo «il creativo» perché si era messo in testa di scrivere le quarte di copertina senza che ci fosse il libro. Nella sua mente doveva essere un prodotto innovativo, un qualcosa che non si era mai visto in precedenza. E in effetti nessuno l’ha mai visto. Lui dice che è il mercato che non è maturo, che non l’ha capito. Sarà anche vero, ma per me è una stronzata. Però l’editore in questo momento punta su di lui, che è il meno capra, dice. «Almeno lui sa che cosa è un blog. Invece voi messi tutti assieme non sapete nemmeno accendere un computer».
Questo creativo, al pari del correttore, si vanta di fatti non verificabili. Dice di avere scritto un film, che poi non è andato in produzione; insieme con una «famosa scrittrice», di cui non può fare il nome per discrezione professionale; su commissione di un’aspirante regista, di cui conosce solo lo pseudonimo. Ma voi ci credete? Io no. Dice anche che è stato pagato. Con una misteriosa moneta, immagino.

Da un po’ di tempo il creativo ce l’ha con ‘o professore, un tizio che l’editore ha incontrato al cimitero e gli ha offerto un posto nella sua piccola casa editrice indipendente per scrivere, in attesa del libro giusto giusto, un manuale di scrittura creativa per aspiranti scrittori.
‘O professore insegna tecniche di scrittura all’università. «Ma lo sai fare tu un manuale di scrittura creativa?», chiede l’editore. «Nun ce ‘sta probblema», risponde ‘o professore. Con lui ora sono cinque in redazione.
E io, chi sono io? Io sono quello che li mantiene tutti – l’editore, l’editor, il correttore, il creativo, ‘o professore – andando a lavorare.

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1 Commento

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Una risposta a “Casa editrice

  1. Molto bello, complimenti. Mi piacerebbe conoscere l’editor. Il mio non sarà il libro giusto giusto, ma tanto lui che ne sa? Sono anni che non ne vede uno… 😉

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