Una domanda a Cotroneo

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Roberto Cotroneo è un bravo giornalista e scrittore. Per esempio, il suo manuale di scrittura creativa attualmente in libreria è proposto alla Feltrinelli in duomo con una fascetta editoriale che ci informa che è già alla seconda edizione, a conferma degli ottimi risultati di vendita fin qui ottenuti, ma anche di quanto sia cresciuto tra i lettori l’interesse rivolto a questo genere di saggi che svelano i meccanismi della scrittura, magari per coltivare il sogno di diventare un giorno scrittori di successo.
Per questo mi ha incuriosito un post trovato in rete, scritto da uno dei tanti blogger che la popolano, che mi ha condotto sul blog di Cotroneo dov’egli critica, con toni forti e chiari, quelli che su Amazon esprimono giudizi offensivi e gratuiti su libri e scrittori regolarmente pubblicati dalle case editrici più importanti.
Secondo Cotroneo, questi giudizi violenti (non si possono certo chiamare recensioni) sono killeraggio, mazze ferrate in mano a gente incolta, impugnate al solo scopo di colpire e distruggere i libri di scrittori importanti che meriterebbero ben altro trattamento. Cotroneo definisce cavernicoli questi killer di professione «che non hanno mai pubblicato un proprio libro perché fanno schifo».
I suddetti stalker editoriali giudicano «dannoso», a quanto dice Cotroneo, un libro che racconta i processi creativi e della scrittura – il suo manuale di scrittura presumibilmente – e di questo non riesce proprio a capacitarsi. Dice, tra l’altro, che dannoso a casa sua sarà caso mai il Mein Kampf, non certo un libro che parla di scrittura.
Per come la pensa Da dove sto scrivendo, cioè io, non posso che essere d’accordo con Roberto Cotroneo. Che la rete sia una giungla è noto; che in rete circolino folle impazzite con la bava alla bocca pronte a insultare chiunque, e senza una ragione, lo vediamo in ogni social network. Il web non è il migliore dei mondi, il più raffinato dei circoli culturali.
«Gli scrittori vanno rispettati», dice Cotroneo.
Sono d’accordo, come potrei non esserlo? Ed è per questo che ho scelto di parlare di scrittura in questo blog, citando spesso le riflessioni sulla loro attività che gli autori di ieri, quelli di oggi – anche Cotroneo se dovesse capitare – e di domani ci hanno lasciato, una delle attività più belle che la vita ci offre a consolazione di tante pene, pene anche virtuali da un po’ di tempo a questa parte.
Se fin qui mi trovo d’accordo con Cotroneo, da qui in poi però devo dissentire.
Gli scrittori vanno rispettati. Sacrosanto.
Ma qualche riga prima nel medesimo post Roberto Cotroneo scrive senza alcun fastidio che autori importanti, con libri piuttosto belli, «vengono impallinati come fossero dei Fabio Volo qualsiasi». E allora io qui non capisco più se Cotroneo sta difendendo gli scrittori, tutti gli scrittori, compresi i Fabio Volo, o se difende solo la bottega.
Se è uno scrittore il primo a dare giudizi sferzanti su altri suoi colleghi, a discriminare tra prosa e prosa, tra genere e genere, tra libro e libro, a progettare un Mein Kampf mentale della critica letteraria dove di qui ci sono gli «autori importanti con libri piuttosto belli» (saranno anche alti e biondi?), di là quelli brutti e sporchi alla Fabio Volo, allora i conti non mi tornano. Non mi tornano soprattutto perché ha appena pubblicato un manuale di scrittura per scrittori in erba. Che dirà di questi alla prima pubblicazione, che sono dei Fabio Volo qualsiasi da impallinare? E poiché ho voglia di capire meglio il suo ragionamento, perché magari sbaglio io, sono io che non comprendo il suo pensiero, mi va di fargli una domanda. E gliela pongo sul suo blog, dove è contemplata questa possibilità. La domanda è questa.

«Sono d’accordo su tutto… però, a leggere questo post sembrerebbe di cogliere del «razzismo» nei confronti di Fabio Volo e affini. Se uno che difende gli scrittori su Amazon poi li discrimina sul suo blog, non è proprio elegante. O per Fabio Volo si può fare un’eccezione su Amazon?»

Questo il commento in attesa di moderazione sabato scorso. Vi dico ora che la moderazione non c’è stata, il post non è stato pubblicato, credo non lo sarà mai. Roberto Cotroneo su questo punto non ritiene di dover rispondere. Mi dispiace che il signor Cotroneo non voglia chiarire sul suo blog un dubbio che mi è nato dalle sue stesse parole.
Non posso fare altro che ripetere qui, sul mio di blog, la domanda che lui già ben conosce, invitandolo a chiarire il suo pensiero.
Allora, Cotroneo, gli scrittori vanno tutti rispettati su Amazon o devo pensare che per i Fabio Volo si può fare un’eccezione?

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17 commenti

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17 risposte a “Una domanda a Cotroneo

  1. Gli scrittori vanno rispettati così come va rispettato ogni essere umano a prescindere da quello che fa. Il lavoro in parte nobilita. Il diritto di critica esiste, ma può essere morigerato nei modi, non offensivo e costruttivo. Il problema è che molti autori non sanno dove stia di casa l’umiltà…

    • Hai ragione, Chiara. Leggo spesso nei tuoi post la parola umiltà. Dote rara, spesso sconosciuta agli scrittori che devono emergere a ogni costo alzando la voce più degli altri. Non solo gli scrittori, ovviamente. Ma loro hanno il dovere di misurare le parole, perché le sanno usare, e bene. Qualcuno ha detto che ne uccide più la penna che la spada. Di questi tempi in molti hanno la penna affilatissima. Certo, quando ricevi degli insulti, può sfuggirti una risposta sopra le righe, meno articolata, però puoi sempre aggiungere in un secondo tempo “Sorry, ho esagerato”. Qui invece non sento più nessuno dire che ha sbagliato. Piuttosto ci si arrampica sui muri.

      • Una parola di cui ultimamente la gente si riempie la bocca a volontà è “autostima”. Ma cosa significa? Significa tirarsela da strafighi, per caso?
        Assolutamente no. La giusta stima di sé è il presupposto fondamentale per poter parlare di personalità equilibrata e si configura come una consapevolezza dei propri punti di forza e dei propri limiti. Io ad esempio so di scrivere bene, ma so di avere alcuni aspetti da migliorare. Quando Salvatore Anfuso me li ha fatti notare, non ho potuto fare altro se non dirgli “sì hai ragione” per poi ricominciare a lavorarci. 🙂

  2. Dopo aver letto il tuo post e quello su Obbrobbrio mi sono decisa a commentare anch’io il post di Cotroneo, vediamo se sarò più fortunata… ma ho i miei dubbi!

  3. Questa questione del rispetto selettivo non mi convince proprio. Credo che si debba stare attenti a ciò che si dice, anche se si è famosi.

    • Hai ragione, tutti dovremmo stare attenti a ciò che diciamo, e chi ha tanta platea, perché famoso, dovrebbe stare più attento degli altri. Tu come vedi la questione? Anzi, ci sono forse più questioni. Qual è quella che ti interessa maggiormente?

      • Hai ragione, le persone famose devono stare ancora più attente, sia per non finire bersaglio di critiche che per la responsabilità che hanno nei confronti della gente (magari piccola, in questi casi, ma esiste). A farmi piuttosto arrabbiare è la vecchia questione della letteratura di serie A e di serie B, che qui mi sembra di nuovo tirata in ballo. Possono esistere autori più o meno bravi, ma i criteri non sono affatto oggettivi, e comunque chi può permettersi di redigere la classifica? I lettori, semmai. Uno scrittore affermato che lancia pomodori a un altro scrittore affermato non fa una gran figura.

      • Non lo so per certo, ma un Fabio Volo è probabile che venda più di un Cotroneo. Può piacere a qualcuno, può non piacere ad altri, però di fatto è uno scrittore. Non possiamo né leggere tutto ciò che viene pubblicato, né non avere preferenze. Anch’io non ho mai letto Volo né leggo per esempio libri fantasy. Non per questo però disprezzo i lettori che trovano in quei libri un interesse e un piacere estetico. Sono lettori alla pari di chi legge Hemingway o Calvino. Liala, nel suo genere è un classico. Un libro di Liala potrei anche leggerlo, non me ne vergognerei. Anzi, credo che avrei solo da imparare. Se si amano i libri e la letteratura, non bisognerebbe fare del “razzismo” culturale. Tutti poi liberi di leggere solo ciò che più ci piace, senza seguire classifiche, marketing, élite culturali.

      • Giuse

        D’accordissimo con Grazia. Di classifica, se ce n’è, la può redigere solamente il lettore, ma anche così a volte ci si lascia trascinare dalla moda del momento, sia in positivo che in negativo. Ad esempio io non ho ancora mai avuto la fortuna/sfortuna di leggere Fabio Volo o un libro qualsiasi della saga di Twilight, non so perché, ma nessuno dei due autori mi ha attirata e oggi passeggiando all’ipercoop davanti al banco dei libri, ho rifiutato a prescindere un libro dell’autrice di Twilight e mi sono sorpresa moltissimo.
        A volte è una cosa inconscia, ma sarebbe bene per tutti non giudicare un libro per la copertina: in questo caso per la fama dell’autore. Ogni racconto è un nuovo micro-mondo indipendente da chi l’ha scritto, perciò bisognerebbe essere più umili e coerenti con se stessi prima di giudicare gli altri 😀

        Mi sa che ho fatto confusione!

      • Non hai fatto affatto confusione.

  4. Anch’io avevo letto lo stesso post. Non solo, ma mi ero pure fiondato sul blog di Roberto Cotroneo per commentare. Il commento non è mai stato pubblicato per quanto, pur esprimendo idee diverse dalle sue, avevo usato una buona dose di educazione.
    Io, diversamente da te, non concordo con il suo articolo. Soprattutto con questa frase: “[…] Una buona parte sono dei killer professionisti. Gente che non ha mai pubblicato un proprio libro perché fanno schifo. E pensa invece che facciano schifo i tuoi libri solo perché hai il privilegio (secondo loro) di poterli pubblicare.”
    In questa frase non solo giudica senza sapere (perché se i criticoni non pubblicano libri “perché fanno schifo”, come fai a saperlo “che fanno schifo” visto che non li pubblicano?), ma è proprio la parola “schifo” che mi suona male.
    Io credo che ognuno abbia il diritto di dire quello che pensa. La buona educazione è una qualità non più scontata, è vero, e sicuramente in giro c’è gente che fa il killer di professione, ma c’è anche la possibilità che se un commento è negativo è perché quel libro magari “schifo” lo fa realmente.

    • Certe parole, tra le quali quella che ti ha particolarmente infastidito, per come sono fatto io, mi sembrano pesanti. Troppe trancianti e irrispettose per usarle alla leggera. Uccidono ogni giudizio meditato, per far posto all’astio, al disprezzo, all’odio. Così rendono più dura e improduttiva la discussione, non servono né a chi le pronuncia né a chi le legge. Anziché ragionare sulle sfumature, dividono il mondo in bianchi e neri, e tutto si riduce a tifo da stadio, per molti versi irrazionale. Riguardo ai pubblicati e no, credo che Cotroneo faccia una distinzione tra pubblicati da una casa editrice tradizionale e autori che si autopubblicano direttamente su Amazon, che lui considera poco più (o meno) di niente. In quel post trovo tra le righe una rendita di posizione, dove Cotroneo giudica irrilevante tutti quei romanzi che nascono direttamente su Amazon, senza passare il vaglio (o l’intermediazione) dell’editoria tradizionale. Almeno, io ho avuto questa sensazione.

      • Stessa impressione che ho avuto anch’io, come di un uomo che vede la terra franare e si aggrappa a qualunque cosa pur di evitarsi la caduta o di un vecchio che vede gli anni sfuggirgli e protesta burberamente contro la gioventù chiassosa. Per fortuna che esiste, la gioventù chiassosa… 😉

  5. Alcuni commenti sono stati pubblicati, tra cui il mio, quello di Helgaldo e quello di Daniele. Invece non vedo quello di Salvatore e quello di A.Cassano. Cosa ne pensate?

  6. Senza dubbio i toni di Cotroneo sono forti e a mio avviso rivolti a qualcuno in particolare. In ogni caso la tematica non è semplice da affrontare perché, nel mondo di internet, non bastano più il consiglio di un amico o quello di un libraio, prima di leggere un libro vogliamo saperne di più, vogliamo capire se quel testo merita il nostro tempo. È da qui che le 5 stelle di Amazon o i feedback lasciati in giro nella rete acquisiscono un potere spropositato, come se a lasciarli sia stato chissà quale nobel. Basta fare un giro su siti tipo ilmiolibro (self-publishing) per rendersi conto della pochezza di certe recensioni…
    E poi c’è il genio della lampada, Roger Jon Ellory, un noto scrittore britannico, pizzicato a recensire positivamente i suoi libri e negativamente quelli di autori che potenzialmente potevano interferire con la sua fetta di mercato. Per quanto riguarda i toni usati beh… Discutibili, come discutibile è la scelta di Fabio Volo quale esempio di scrittore incapace, semplicemente al limite del querelabile….

    Poche idee ma ben confuse… Sarà l’orario…

    • Non mi sembrano affatto confuse, come idee. Aprono orizzonti di discussione, invece. Non esiste più il critico letterario classico che dall’alto della sua autorità vera o presunta dispensa giudizi, a volte fondati, a volte interessati. Tutti hanno la possibilità di recensire un libro ora, in buona fede o no. Gli scrittori e gli editori stessi influenzano giudizi e commenti, indirizzano il traffico della rete secondo flussi che mettono in primo piano il proprio lavoro a discapito di altri. Occorre, a maggior ragione, essere prudenti e criticissimi per smascherarne le convenienze o per, al contrario, indirizzare con motivazioni valide i lettori verso i libri che si ritengono più interessanti, sempre però nel rispetto di tutti.

  7. serenagaza

    Sì, infatti. Di Fabio Volo ho letto mezzo libro, ma secondo me non fa proprio così schifo, benché sia molto distante dal mio gusto letterario. Tamaro, allora? Incensata e resa miliardaria da un libro insulso con un linguaggio di una povertà sconcertante? Quindi: i libri secondo me devono essere liberi di circolare, perché ognuno ha i suoi gusti, e non solo per questo; altrettanto liberi siano i cittadini di esprimere – con rispetto, perché chi non rispetta il lavoro altrui non rispetta il proprio – di criticare, magari anche severamente, e possibilmente trovando il modo di dirlo in faccia al/la criticato/a. Io l’ho fatto.

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