L’Al Pacino di me stesso

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Quando è capitato, perché purtroppo è capitato, che una cosa che avevo scritto fosse letta da un attore in un concorso letterario per quanto non di primissimo piano, recitata in un film per quanto senza star di grido, trasmessa in un programma radiofonico per quanto locale (io però me lo sono perso, ma me lo immagino lo stesso), tutte le volte, insomma, che ho sentito qualcuno interpretare ciò che avevo scritto, me ne sono vergognato nel profondo. Non so se vi è mai capitato, ma è tremendo sentire le proprie parole dette in tutt’altro tono.
È inutile, l’Al Pacino dei miei testi posso essere io solo.

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2 commenti

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2 risposte a “L’Al Pacino di me stesso

  1. No, non mi è mai capitato in effetti, ma dev’essere strano e interessante allo stesso tempo.

    • Quando un testo resta in tuo possesso è solo cosa tua. In quel caso resta perfetto, immutato, immacolato. Ma basta che raggiunga qualcun altro, anche un solo lettore, non parlo neppure degli attori e della recitazione, basta solo la semplice lettura e si trasforma necessariamente. Cambia il modo in cui lo si legge a seconda di chi legge, muta l’impostazione, il tempo delle pause. Non dico che non lo riconosci per nulla, ma lo riconosci meno. Ti diventa un po’ più estraneo.

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