I sei punti della trama, 20 febbraio

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Continuando a esaminare i miei appunti di scrittura vergati su una vecchia agendina stile moleskine, giungo alla data del 20 febbraio, dove trovo elencati i punti fondamentali della trama, che sono sei. Seguendoli puntigliosamente, ogni romanzo dovrebbe avere una storia, non dico inattaccabile, ma almeno che stia in piedi.
Già l’uso di condizionali e congiuntivi dimostra quanto io oggi sia scettico su queste formule che fino a qualche anno fa mi parevano verità assolute. Ma queste sono insicurezze mie. Probabilmente a voi interesseranno i sei punti nudi e crudi. Iniziamo, allora.

L’origine, il punto di partenza di una trama è dato dalla stabilità, una situazione in cui la vita del protagonista, supponiamo che sia io, si svolge normalmente. E infatti mi trovate sul divano, in panciolle, a sgranocchiare dei popcorn guardando Bersani alla tv da Vespa mentre ricorda quando era stabilmente al vertice del Partito democratico prima dell’elezione del capo dello Stato.
Più stabilità di questa non è dato immaginare.
Un attimo dopo però sopraggiunge un conflitto, un fatto nuovo e imprevedibile: l’irruzione nella storia di un antagonista, Renzi. Me lo vedo di colpo apparire in gigantografia nello studio televisivo del noto giornalista della nota trasmissione alle spalle di Pierluigi, e sembra dirgli anche dal poster che ormai è da rottamare, che deve andare a casa. E quindi la stabilità dell’anziano segretario, già riconvertito a ex, è svanita in una nuvola di niente, tutti l’han tradito, tutti negan di conoscerlo.

Calma, ma che cosa sto dicendo? Ho supposto di essere io il protagonista, cosa c’entra ora Bersani e Renzi? Avete ragione. Dunque, sono io quello stabile, in panciolle coi popcorn davanti alla tv con Bersani e Vespa. E conduco una vita tranquilla, l’unico alito di vento è questo mio blog ancora sconosciuto ma in fase di conoscimento, con pochi frequentatori, ma di qualità. Da protagonista della storia non chiedo di meglio che continuare a vivere così in eterno. E invece mi suonano alla porta. Infilo le ciabatte, simbolo principe di stabilità, e vado ad aprire. Chi ti trovo? Renzi, proprio lui.
Si è precipitato a dirmi che la legge di stabilità così come me l’ero immaginata deve cambiare verso. Capisco che l’ex sindaco a capo di Firenze, e ora a capo di tutto, vuole rottamare tutte le certezze della vita mia, blog compreso. E inizia a dirmi che tutti i miei post passati, presenti e futuri vanno tassati, e più ne scrivi e più ti tasso, in modo che nulla sia per me più uguale a prima.

Il conflitto di cui lui è l’artefice, rottamazione contro stabilità, mi prostra nel profondo. Cerco di oppormi per riguadagnare la posizione persa. Imploro, prego, mi inginocchio, piango. Niente, non si impietosisce. In quanto protagonista della storia mi sento però in dovere di mettere in atto tutte le procedure volte a farmi ritornare al punto di partenza, cioè davanti alla televisione in panciolle coi popcorn a dire caro Bersani sei nei guai. E invece no, perché è Bersani che mi punta il dito contro, e  con falange, falangina e falangetta che fuoriescono dallo schermo con tecnologia 3D mi dice no, bello, sei tu quello che è in seri guai adesso.

Poiché da Matteo non ottengo nulla con le buone, passo allora alle maniere forti: lo minaccio, prima verbalmente, poi nei fatti. E questo mi crea delle complicazioni, che mi allontanano ulteriormente dalla stabilità iniziale.
In pochi secondi, non so da dove siano sbucati, hanno fatto irruzione a casa mia i manganelli ancora caldi delle botte agli operai. Forse per difendere Matteo, forse per difendere l’instabilità. Per me si mette male, rischio anche la morte. Ammanettato, in carcere, spogliato di ogni avere, messo a nudo anche nel fisico, a questo punto temo pure le sevizie. La forza pubblica mi rassicura almeno sulle sevizie: sarò sicuramente seviziato.
Questo significa che le complicazioni si accumulano in scontri sempre più violenti, finché giungo al climax finale, per intenderci quello che sta a tre quarti della narrazione, sempre ammesso che questa possa dirsi narrazione.

A questo punto dovrei battermi con Renzi faccia a faccia, protagonista vs antagonista. Il classico duello, non da Vespa a Porta a porta, ma dietro al cimitero coi compari e la scelta delle armi.
Scelgo la spada, e impugno la Camusso. Renzi si arma di Landini.
Landini però in mano a Renzi è un’arma impropria, e poi non è credibile dopo aver reso instabile anche l’articolo 18. Alla fine infatti impugna Silvio, ma all’ultimissimo momento – colpo di scena – lo cambia col Matteo leghista.
Un Matteo che ne impugna un altro è un’arma devastante. Ma com’è possibile che accada tutto questo? Manganelli, Renzi, Salvini, cimiteri, duelli, articoli 18.

Vi dirò, è tutto un sogno. Mi sono addormentato sul divano a furia di osservare la stabilità assoluta di Bersani. Ma a voi che ve ne importa se la storia fa un po’ acqua? Voi volete conoscere i punti della trama nudi e crudi. E non ve li sto forse elencando? Non interrompetemi con sciocchezze simili, andiamo avanti.

Eravamo dove? Ah, sì, al climax, al duello. Data l’arma micidiale in mano a Renzi, il protagonista – poco inaspettatamente – muore. Ergo, scioglimento del climax, detto anche anticlimax, che prende l’aspetto di un lungo corteo di auto fino al cimitero dove verrò sepolto. Discorso funebre di circostanza ricordando qualche mio bel post (peraltro non originalissimo), qualche motto di spirito (di dubbia eleganza), qualche citazione buona (ma malamente scopiazzata). Due ultimi like sull’onda della commozione e poi via, tutti in giro per la rete a caccia di blogger con più contenuti.
Causa ufficiale della morte? Non Renzi, certo. Meglio avvalorare la tesi di indigestione da popcorn dovuta a troppa stabilità di vita. In un mondo liquido, instabile per definizione, tutto ciò che è stabile diventa un peso morto che va a fondo facilmente, anzi che si lascia andare a fondo. Ho detto tutto?

Ma, no, manca qualcosa. Manca la risoluzione, che sarebbe quella parte del romanzo che sistema tutte le cose che non siamo riusciti a sistemare prima, le questioni cosiddette aperte: che farà Bersani, tornerà alla pompa di benzina da cui era partito? Ma la situazione finale non è mai uguale a quella di partenza, deve per forza essere diversa almeno in un aspetto o la storia è futile. In questo caso è il prezzo alla pompa di benzina a essere cambiato in cinquant’anni, e di parecchio. E i due Mattei, come finiranno? Con un ennesimo epico duello? Ci sarà un sequel? Chi può rispondere a queste domande se il protagonista-narratore è trapassato?
Bruno Vespa, ovviamente, a Porta a porta.

Stabilità, conflitto, complicazione, climax, scioglimento, risoluzione. Tutti chiari i punti della trama? Sì, no, boh.

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17 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

17 risposte a “I sei punti della trama, 20 febbraio

  1. Post davvero divertentissimo!!!! 🙂
    Mi è piaciuto molto. Credo che gli esempi concreti valgano più di mille parole!

  2. P.S. e grazie per i “pochi lettori di qualità”…
    Anche io sono in fase di crescita. Speravo che il sondaggio potesse aiutarmi, ma i risultati sono poco simbolici. E continuo a scrivere quello che mi pare…

    • Sono contento che ti sia divertita, questa è la cosa che più conta. Poi siete davvero di qualità, non è piaggeria la mia, e lo vedo transitando nei vostri blog, nel tuo in particolare che mi fa anche da smistamento per tutti gli altri, punto di passaggio per universi paralleli.

  3. Mi sembra che la storia non faccia acqua, se lasciamo perdere la qualità legiferina di Renzie, però… c’è sempre un però, io sarò anche un romantico, ma che muoia il protagonista è uno smacco verso il lettore. Non riesco a farmelo piacere. In qualche modo bisognerà pur fare per cambiare la sorte del personaggio principale, non ti pare? Dunque, d’accordo che perde il duello, in fondo due Renzi sono invincibili; come avere poker d’assi… e loro sono solo un coppia; ma il protagonista potrebbe resuscitare in forma di spirito, tipo fantasma, è abbattersi come “sfiga” su Renzi proprio nel finale, in presenza di Vespa, mentre racconta le proprie gesta. E visto che mi piacciono le storie cicliche, belle tonde, metterei Bersani sullo sfondo, in gigantografia, pronto a rientrare appena Renzi (questa volta sì) ne esce inevitabilmente sconfitto a causa dell’ingestione di un popcorn offerto da Vespa per celebrarne la vittoria! Che te ne pare? Non ti piace la variazione ultraterrena forse? 🙂

    • I fantasmi mi fanno un po’ paura, anche se non ci credo. Comunque sei il solito esagerato, aggiungeresti sempre qualcosa per sputtanare tutto. A proposito del discorso sui like, invece, se l’idea ti ispira per qualcosa non hai che da usarla, ovviamente. Si viene sul mio blog anche per rubare idee…

      • Allora ci farò un pensiero, ma se dovesse venirne un racconto – visto che l’idea è tua – lo devi pubblicare da te; magari come guest. Ci stai? Questa potrebbe diventare la pietra miliare delle sfide on blog sui racconti… 😛

      • Pensa a scrivere prima… non dire gatto se non l’hai nel sacco.

  4. Tenar

    Simpaticissimo post! E ottimo esempio di trama con struttura in tre atti!

    • Struttura in tre atti? Inconsapevole, però… dovere di onestà. Benvenuta, Tenar. Transito spesso nel tuo blog, sei anche tu un’osservata speciale. Inquietante, vero?

  5. Mi hai fatto tornare in mente perché ho smesso di guardare la TV…
    i sei punti della trama sono chiari ma l’ultimo mi lascia un po’ perplessa. Sarebbe l’epilogo?
    Le sottotrame di solito non si risolvono prima di arrivare al climax?

    • Non prendo posizione certa, forse altri verranno a darti una risposta più precisa. Penso ai Promessi Sposi, dove la storia continua per altre cinquanta pagina dopo il matrimonio tra Renzo e Lucia. L’autore se le prende anche per raccontare altre vicende della loro vita, dopo i fatti più avventurosi del passato. Sono le pagine finali del libro più che della storia: un capitolo, a volte due pagine o quattro righe prima della parola fine, dove comunque ciò che non si era riuscito a chiudere in altri capitoli viene affrontato per completezza narrativa. Chissà se ti ho detto cose giuste. Comunque suonano bene, non credi?

    • Si usa continuare oltre l’epilogo della storia ancora per diverse pagine. Questo da quando Vogler ha scritto: “Il viaggio dell’eroe”, che è diventato lo scheletro schematico attraverso cui a Hollywood raccontano le storie. La parte finale, l’ultimo atto, prevede il ritorno a casa dell’eroe e serve a risolvere gli ultimi conflitti, ma soprattutto a far capire al lettore/spettatore che c’è stato un cambiamento nell’eroe. Una evoluzione, diciamo.

  6. Grazie per il chiarimento, se non sono troppo rompi, ho un’altra domanda:
    il “Denoument” è lo scioglimento del climax?

    • Sì, Lisa, è il sinonimo straniero di scioglimento. Non ho usato questo termine perché non ero sicuro che tutti potessero comprenderlo. Ma come ho scritto anche nel post, i miei lettori sono lettori di qualità, e ne capiscono eccome se ne capiscono!

      • Perfetto, grazie! Era sei mesi che avevo questo dubbio. Pensavo che questo “denoument” fosse tipo un colpo di scena all’ultimo momento, per esempio il finale del film Primal Fear, in cui c’è climax, scioglimento, finale, e poi si scopre che non avevi capito niente. C’è un nome specifico per quella tecnica?

      • Sì, stronzata. Io la chiamo così…

  7. hehehe pensavo più a qualcosa tipo “twist” ma “stronzata” rende molto bene l’idea 🙂

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