Lo sceneggiatore, chi è costui?

foto_manichini_occhiali_hd_1

Vi ho promesso un viaggio nella scrittura di un film e manterrò la promessa, se mi seguirete fino in fondo.
Ma prima di occuparci della sceneggiatura vera e propria, di come nasce l’idea per un film e di come la si struttura sulla carta, vi dirò dello sceneggiatore, cioè dello scrittore di cinema.
Se parto dalla penna che scrive il film anziché da come si scrive un film, lo faccio perché credo sia importante capire quanto speciale e unica sia questo tipo di penna. Insomma, traccio per voi l’identikit dello sceneggiatore: sarete poi voi a guardarvi allo specchio per capire se i vostri lineamenti coincidono con quelli di questa figura professionale. Sarete voi a giudicare se siete potenziali sceneggiatori, se avete già le qualità umane necessarie per questo tipo di mestiere. Se la risposta sarà affermativa, il primo passo verso la scrittura cinematografica risulterà già fatto, e possiamo diventare soci in questo viaggio.

Uno sceneggiatore è, prima di ogni altra cosa, una persona vivace, sensibile e non superficiale.
Vivace significa che non vuol vivere isolato in un eremo a meditare sul mondo, ma vuole assaporare il mondo. Parafrasando il titolo di un film lo sceneggiatore vive, prega, ama. Si comporta come un bambino interessato a tutto; si informa, o vuole informarsi, su tutto. Qualsiasi argomento, culturalmente elevato o banalmente popolare, lo incuriosisce allo stesso modo. Non ha atteggiamenti preconcetti o snobistici rispetto a tutto ciò che lo circonda. Una poesia di Leopardi e una discussione a Uomini e donne, sono per lui materia di riflessione, spunto per un ipotetico film, aggancio per la prossima storia.
La sensibilità sta nell’individuare e collocare in una mappa mentale le tante sfumature della realtà; nella capacità di mettere a fuoco le eccezioni che si contrappongono alle regole; nell’intuire i mutamenti sociali prima che diventino noti a tutti. Uno sceneggiatore ama esplorare i territori al margine, gli viene naturale risalire la corrente.
Questo approccio nasce dalla necessità di elaborare sempre nuovi spunti, punti di vista alternativi, angolazioni particolari da cui osservare i fatti dell’esistenza.
Non superficiale significa che non segue l’opinione prevalente e accreditata, dominante e maggiormente massmediatica, ma gioca a ribaltare il senso comune, a scomporre e ricomporre in nuovi ordini le verità assolute.

Possedere tali qualità fa bene al cinema, che è efficace e valido, ed è davvero un’arte, solo se ha la capacità di raccontare lo scarto rispetto alla norma, l’individuo rispetto alla massa, se smaschera il conformismo. Se un film narra questo, è perché all’origine esiste l’occhio che lo sceneggiatore ha offerto al regista per inquadrare un punto di vista differente.

Fin qui però le qualità dello sceneggiatore coincidono con quelle dello scrittore. Questi due professionisti della scrittura viaggiano in parallelo. Ora però passiamo alle differenze.

Per scrivere per il cinema occorre avere, ovviamente, una buona capacità di scrittura. Ma la “fortuna” dello sceneggiatore rispetto allo scrittore di narrativa sta nel fatto che le 90 o 120 pagine che dovrà redigere non saranno destinate al pubblico, ai lettori, non diventeranno mai un libro, non vivranno di luce propria, non entreranno nella storia della letteratura. Perciò è sufficiente saper mettere nel giusto ordine soggetto, verbo e complemento, per far capire quello che deve succedere sul set. Sarà poi compito della regia trovare il linguaggio visivo adatto a valorizzare le parole scritte dallo sceneggiatore.
La prosa di una sceneggiatura quindi è lineare, povera rispetto a quella raffinata e stilistica studiata di un romanzo: non occorre essere un Márquez o un Calvino per scrivere una buona sceneggiatura, basta un onesto sceneggiatore. Basti tu.

Quello che lo scrittore di cinema deve avere invece in più rispetto a chi si dedica alla narrativa è un’infarinatura di grammatica cinematografica, deve cioè conoscere le basi del linguaggio visivo, per dialogare con il regista a partire dalla sceneggiatura. Dal campo lungo alla figura intera, dal primo piano al dettaglio, dalla carrellata allo zoom deve conoscere le possibilità espressive dei movimenti di macchina tipici della regia, per immaginarli con l’occhio della mente durante la fase di scrittura. È necessario conoscere questi aspetti per poter suggerire al regista le inquadrature più adatte senza doverle evidenziare sulla carta.

Se volete rientrare nell’identikit dello sceneggiatore dovrete poi essere dei cannibali sempre affamati di storie. Storie lette sui libri, viste al cinema, sfogliate nelle pagine dei giornali, ascoltate per strada, in casa, intercettate sull’autobus. Se non amate raccontare e ascoltare storie, è inutile darsi alla sceneggiatura. Raccontami una storia è la prima frase che vi dirà un regista, anche la seconda, e anche l’ultima. Stessa cosa faranno i produttori. Raccontare storie è il vostro lavoro e destino: dovrete farlo, e farlo bene.

Ora due note dolenti: umiltà e generosità.
Uno sceneggiatore è uno strano individuo. È un po’ un dio del film, perché lo crea dal nulla, ma quando l’ha sistemato per bene sulla carta inspiegabilmente lo consegna in altre mani perché possa crescere: non cerca quindi il protagonismo, non vuole vantarsi ogni momento che il film gli appartiene, cosa tipica dei registi, che amano invece stare sotto i riflettori e vivere al centro della scena, fagocitando le idee dello sceneggiatore, a volte senza neppure riconoscergli la paternità del suo lavoro. Eppure lo sceneggiatore di questo non si lamenta. Diversamente dallo scrittore di narrativa, non è geloso della sua creatura.
Sa che il film non sarà finito finché non giungerà in sala, e che tutto può essere cambiato fino all’ultimo istante. Non si monta perciò la testa per aver scritto una buona scena, perché potrebbe essere fino all’ultimo cambiata, a volte tagliata, perciò è ridicolo e stupido vantarsi per qualcosa che potrebbe non esistere più da un momento all’altro.

L’ultima qualità dello sceneggiatore che mi viene in mente è la sua generosità. Qualcuno di voi, dopo avere letto le prossime righe potrebbe dire no, questo non posso accettarlo, e quindi – ahimè – non potrà riconoscersi nell’identikit a cui accennavo all’inizio.
Generosità, per uno sceneggiatore, vuol dire scrivere e riscrivere per mesi le scene di un film, dando vita sulla carta a una storia, a dei personaggi, a un tema e a un mondo fantastico per poi metterli nelle mani di un regista che potrà, anzi dovrà, interpretarlo, modificarlo, stravolgerlo. Esigenze di produzione lo richiedono. E comunque il film sulla carta non è un film. Solo il regista, e quello che riuscirà a ottenere dagli attori durante le riprese diventerà il film. Le intenzioni per quanto belle nelle pagine della sceneggiatura resteranno tali. Non capita sempre, ma capita spesso che la sceneggiatura venga rielaborata o stravolta.
Allo scrittore di cinema accade perciò esattamente l’opposto di ciò che caratterizza lo scrittore di narrativa, il quale ha sempre il controllo totale sulla storia, sulle sue parole.
Il cinema non funziona allo stesso modo: terminata la stesura, essa abbandona il suo autore. Solo in sala, dopo molti mesi e circondato da altri spettatori, lo sceneggiatore assisterà alla messa in scena della sua creazione. In alcune parti del film ritroverà se stesso, altre gli sembreranno estranee. Faticherà a riconoscere la propria storia, a tratti.

Perché allora dannarsi per tutto questo? Non ho una risposta per voi, l’ho solo per me. Quando vedo scorrere i titoli di testa in sovrimpressione sulle prime scene, leggo i nomi che hanno partecipato al film. I primi che appaiono generalmente sono quelli degli attori, seguono poi tutte le figure tecniche: produttori, costumisti, operatori, scenografi. La parte creativa del film viene per ultima. Musicisti, montatori, direttori della fotografia. L’ultimo nome che vediamo prima che inizi la storia vera e propria è quello del regista. Tra quelli e questo, il penultimo, il più vicino al vertice della creazione cinematografica, è quello dello sceneggiatore, creatività pura al servizio del film, perché senza di lui nessun regista può diventare un grande regista, neppure se il suo nome fosse Stanley Kubrick.

2. Continua

Annunci

4 commenti

Archiviato in Scrivere per il cinema

4 risposte a “Lo sceneggiatore, chi è costui?

  1. Per molti tratti la figura dello sceneggiatore non mi pare così dissimile da quella dello scrittore; di un buon scrittore dovrei dire. Io, ad esempio, leggo quasi più saggi che romanzi, guardo molto cinema e osservo il mondo camminandoci attraverso, seppur ai margini.

    Le tre qualità poi, vivacità, sensibilità e profondità, sono identiche in entrambe le figure. Lo scrittore di narrativa non è un uomo chiuso in una stanza che batte tasti in preda a una crisi di nervi, è un uomo (o donna) che osserva innanzitutto. Osserva il mondo, si pone delle domande e cerca delle risposte. Le cerca dentro di sé, ma anche al di fuori.

    Quello che invece mi sembra differisca molto, leggendo il tuo articolo, riguarda soprattutto l’umiltà e la generosità. Uno scrittore non è mai umile e anche quando finge tentando di esserlo: mente. Io non sono un mendace, sono tante cose, ma non questo. Quindi non fingo, sono maledettamente egocentrico.

    La propria creatura poi, per uno scrittore, è più di un figlio. Stravolgerla? Prova anche solo a parlarne male e l’ultima cosa che ricorderai e una bella croce rossa stampata su una fiancata e una sirena che urla nella notte. Poi più nulla, per molti giorni.

    Non so se scriverò mai una sceneggiatura in vita mia, al momento mi accontento di scrivere un buon romanzo, se ci riesco. Bello, però, questo articolo.

    • Che lo scrittore sia egocentrico è una verità sacrosanta. In realtà è una primadonna, anche se in senso buono, ovviamente. Modesto? Per nulla. Interessato al successo del suo libro? Moltissimo. L’opposto di chi scrive per il cinema. Due mondi che sembrerebbero coincidere avendo a che fare con storie, personaggi e finali, ma che in realtà si intersecano solo in un punto (la scrittura), e per il resto vanno in direzioni opposte.
      Almeno, così è come la vede il sottoscritto. Certo, se quello che dici di uno scrittore è vero (e credo sia vero), significa tra l’altro che in tanti blog che trattano di scrittura in modo serio ci si racconta vicendevolmente un sacco di frottole. Il tuo mi piace perché non fingi false umiltà…

  2. Pingback: Scrivere per immagini | da dove sto scrivendo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...