Conflitto e personaggio, 21 febbraio

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Nell’agenda che contiene i miei appunti di scrittura, il 22 febbraio affronto il tema del conflitto. In realtà solo due parole sporcano la pagina bianca: personaggio e conflitto, collegate da una freccia bidirezionale.
Devo ammettere che appunti più stringati di questi è difficile trovarne. Non sono nemmeno sicuro di ricordare a distanza di anni quale illuminazione della mente mi abbia fatto sussultare al punto che due parole unite da una linea diventassero una rivelazione epocale e mistica sull’importanza del conflitto in narrativa.
Ma qui farò subito una pausa, una digressione, caro lettore.

Vedi, non ti sarà sfuggito che ti ho appena chiamato lettore, come se fossi sicuro che tu sia giunto non soltanto fino a questa riga di testo, ma addirittura ho la pretesa, l’ardire, che tu l’oltrepassi per proseguire fino in fondo invece di abbandonare il blog, forse nella speranza di leggere non dico argomentazioni nuove e profonde sul conflitto esterno e interiore dei personaggi di un romanzo, ma quanto meno argomentate in modi nuovi e profondi.

Ragioniamo un attimo, accomodati: se tu sei lettore, e addirittura caro (non in senso venale, ovviamente; ma sentimentale, anche se non ci conosciamo granché), allora io devo per forza essere scrittore – anche se sarebbe prudente e meno impegnativo da parte mia dire scrivente –. Gli scrittori, si sa, hanno dei libri redatti di loro pugno nella libreria di casa alle loro spalle, col nome bello stampato nel dorso del libro, magari posizionato tra un Salinger e un Manzoni, colleghi di lettere che non hanno scritto molto e forse hanno usato il conflitto in modo sgangherato. Libri, io, col nome sul dorso, invece non ne ho scritti e nemmeno ambisco a scriverne. Ho solo questi magri appunti da far fruttare al meglio, con un 22 di febbraio dove annoto un legame inscindibile, parentale, genetico tra personaggio e conflitto, con una freccia che li unisce per sempre, come Paolo e Francesca.
Il che è quasi una fortuna per te, caro lettore, perché se esistessero libri con il mio nome sul dorso sarei scrittore anch’io come te, Salinger e Manzoni. E sarei pure caro (non in senso affettivo, che con i sentimenti non si campa, ma venale). Anzi, carissimo: sarei scrittore da 12 euro e cinquanta al libro.
Ma questi sono solo sogni. Quello che possiedo nella realtà è solo questa pagina di appunti stringati all’osso, ma con un potenziale di scrittura creativa notevole, alla John Gardner per intenderci, che vorrei mettere in commercio per camparci almeno fino all’anno nuovo a euro… Giusto, a quanto posso piazzarla questa benedetta pagina, includendo anche il contenuto segretato nel bianco, invisibile a tutti se io non voglio rivelarlo al mondo?
Che buona idea ho avuto, proprio vero, non c’è che da mettersi a scrivere per farsi venire delle idee a scopo di lucro: questa storia del legame tra personaggio e conflitto la metto in vendita. Meglio ancora, la metto all’asta.
Volete conoscere ciò che si cela dietro le parole personaggio e conflitto unite da un’eterna reciprocità? Quali misteriose, impronunciabili, amare, straordinarie proprietà si possono dedurre da questo mini schema? Volete entrare nei conflitti più reconditi di Dracula, Huckleberry Finn, Pinocchio, Ulisse o Achab? Volete scoprire che cosa li lega e ciò che li divide?
Cari lettori – vedete, ora vi ho moltiplicati per il mio vantaggio personale –, non si dà asta se non esistono almeno due compratori in conflitto tra di loro, interessati ad accaparrarsi l’oggetto desiderato a tutti i costi, e più voi siete e più potrete rilanciare. Fate la vostra offerta, e mi raccomando, che sia ragguardevole fin dall’inizio.
In palio c’è il conflitto che ti manca – ora parlo di nuovo a te, caro lettore vincitore dell’asta – per rendere memorabile il tuo zoppicante romanzetto dai conflitti stitici e statici, fiacchi e sbiaditi. Non degni certo delle trecento pagine che ci propini, pagine ricche di descrizioni inutili, di dialoghi senza capo né coda, di colpi di scena telefonati, di finali aperti sul nulla che faranno tanto imbufalire i tuoi lettori, e tu certo non vuoi farli arrabbiare: scottati, non ti comprerebbero il secondo libro che hai già scalettato. Dai retta a me, ti conviene puntare tutto sul conflitto, l’àncora di salvezza, che solo io posso svelarti in tutte le sue sfaccettature.
Allora, sotto con le offerte. Come nella canzone, solo uno tra mille ce la fa. Base d’asta cento.
Chi offre di più per un conflitto come dio comanda?

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