La parola che manca

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Spesso sentiamo dire che una certa parola non va usata perché «non esiste». Già è strano, perché se qualcuno la usa vuol dire che esiste. Ma questi censori intendono di solito che non esisteva prima che quel tale la usasse o, peggio ancora, che «non si trova sul vocabolario». Intanto bisogna vedere su quale vocabolario, perché i vocabolari non sono mica tutti uguali. Poi bisogna sapere che i vocabolari, anche quelli in 10 o 20 volumi, non riportano tutte le parole possibili: infatti sono possibili tutte le parole che si possono costruire secondo le normali regole di formazione delle parole italiane, che sono in numero quasi infinito; e siamo perfettamente autorizzati a usarle.

Ricordo una polemica sul supplemento «Specchio» de «La Stampa» (novembre 2006). Un lettore aveva letto la frase per purezza d’acque e remotezza dal mondo in un servizio sul lago Niassa e chiedeva se avessero proprio voluto inventare un neologismo con quel remotezza che non era presente nei due vocabolari aggiornatissimi che possedeva; la redazione rispondeva che però cercando la parola incriminata con un motore di ricerca era possibile trovarla anche in testi di autori colti, e non tutti recentissimi. Avevano certamente ragione.

Ho provato anch’io a cercare remotezza sul mio motore di ricerca: questa parola gli risulta rara (perciò mi chiede se forse non cercavo grettezza) ma me ne dà comunque più di 1000 esempi, quasi tutti, guarda caso, in testi geografici o turistici. E se internet non fosse stata ancora inventata sarei andata a cercare sul vocabolario storico della Utet, monumentale opera in 21 volumi, e avrei trovato la voce remotezza con esempi di due scrittori del primo Novecento, Carlo Linati e Giovanni Papini. Ma se anche non avessi trovato niente sul vocabolario né su internet, avrei comunque saputo che in italiano si possono formare tutti i nomi che si vuole aggiungendo –ezza a qualsiasi aggettivo (leggeroleggerezza, stranostranezza, e così in centinaia di casi), e perché non remoto remotezza? Certo, il mio correttore di Word, come sempre petulante e inaffidabile, mi segnala remotezza come se fosse una svista di scrittura: no, non lo è, è proprio la parola che volevo scrivere!

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2 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

2 risposte a “La parola che manca

  1. Come sempre, un bellissimo articolo. Io scrivo spesso: ciufolacci! Dici che è sbagliato? 😉

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