La struttura drammatica del film

owlscute

Ho scritto in un precedente post che la sceneggiatura è una storia raccontata per immagini, con dialoghi e descrizioni, in un contesto di struttura drammatica.
Ecco qui il termine «tecnico» che cambia il peso della definizione: struttura drammatica.

La struttura drammatica è lo schema generale che forma l’ossatura del film, ed è divisa concettualmente in tre parti.

1. Inizio della storia.
2. Parte centrale della storia.
3. Finale della storia.

Ridotto ai suoi elementi essenziali, un film è costituito da questi tre blocchi. Semplice, vero?
Questa osservazione è talmente intuitiva, che appena appresa gli sceneggiatori esordienti se la sono già dimenticata. Al contrario chi mastica da tempo sceneggiature per il cinema coglie sempre più a fondo l’importanza di un tale concetto, apparentemente banale e scontato, eppure decisivo per la riuscita di un film.
Quindi una sceneggiatura, che nasce da un’idea, se poi non si articola in una storia con un inizio, una parte centrale e una fine non potrà mai decollare. Nella migliore delle ipotesi, mancando delle tre parti, potrà trasformarsi in un videoclip, in un documento video, in video-art, ma per diventare un film con tanto di trama dovrà necessariamente sviluppare i tre elementi della struttura drammatica.

Perciò concepire una storia con un inizio, un centro e una fine, le conferisce automaticamente, quasi indipendentemente dalle nostre capacità narrative, uno sviluppo che ben si adatta al mezzo cinematografico.

I tre blocchi formano i tre atti del film: primo, secondo e terzo atto. Fin qui tutto semplice, vero?

Ora, non dovete prendere questa affermazione (o modello di struttura) come una verità assoluta, ma intenderla come una rotta da seguire, un orientamento generale che guida la stesura della sceneggiatura. Esistono film, specie d’autore, che deviano da questo schema, soprattutto nel cinema europeo. Resta comunque il fatto che ideare la storia che volete raccontare all’interno dello schema dei tre atti, vi darà la possibilità di scrivere trame che nascono in un punto e si dirigono verso un epilogo, come avviene per la maggioranza delle pellicole che vedete al cinema.

Man mano che la teoria dei tre atti verrà metabolizzata, sceneggiatura dopo sceneggiatura riuscirete a variarne alcuni aspetti per allontanarvi dallo schema di base. Ma prima di allora l’aderenza alla struttura drammatica che vi ho descritto vi condurrà  molto lontano nella vostra carriera cinematografica (o semplicemente nel piacere di scomporre e ricomporre i film che vedete al cinema). Ed è probabile che la maggior parte dei film che più vi piacciono applichino in modo preciso lo schema semplicissimo che vi ho enunciato.

Ricapitolando:

1. Primo atto. Inizio della storia.
2. Secondo atto. Parte centrale della storia.
3. Terzo atto. Finale della storia.

Nel primo atto (le prime 30 pagine di sceneggiatura, che corrispondono ai primi 30 minuti del film) si imposta la storia.
Nel secondo atto (le pagine che vanno da 30 a 90, cioè nell’ora successiva) si sviluppa il confronto drammatico tra i personaggi.
Nel terzo atto (le pagine da 90 a 120, l’ultima mezzora) si risolvono i conflitti aperti nei due atti precedenti e la storia termina.

Le tre parti del film vanno però pensate all’interno di un blocco unico. Ma se così dev’essere, esisterà un qualcosa in grado di collegarle tra loro. Cos’è questo qualcosa?

Il primo atto si collega al secondo grazie al primo colpo di scena, che è una svolta imprevista che segna profondamente la storia a partire dalle pagine 25-30 e che introduce tutta la parte centrale del film.
Il secondo atto si collega al terzo grazie al secondo colpo di scena, che è una svolta imprevista che segna profondamente la storia a partire dalle pagine 85-90 e che conduce al finale del film.

Quindi la nostra struttura drammatica, evolvendosi ulteriormente, si articola nel modo seguente:

1. Inizio della storia: impostazione della vicenda.
Primo colpo di scena.
2. Parte centrale della storia: confronto drammatico.
Secondo colpo di scena.
3. Finale della storia: risoluzione della vicenda.

Tutte le volte che scriverete un finale, un colpo di scena che l’introduce, un confronto drammatico centrale, un primo colpo di scena che segue all’impostazione della storia, avrete realizzato una trama cinematografica.

Certo, occorrerà poi sceneggiare il tutto per renderlo interessante. E non è detto che sia un’impresa facile. Ma costruire una trama seguendo come schema di riferimento la struttura drammatica facilita enormemente il compito. E tanto per chiarirsi le idee ulteriormente basterà «leggere», cronometro alla mano, i film che più vi piacciono.

Provate quindi a rintracciare nei film le fasi che vi ho elencato, così verificherete se ciò che dico in questo post ha o no un senso. Magari il film che state vedendo non durerà due ore, magari il primo e il secondo colpo di scena verranno anticipati o posticipati di qualche minuto, forse tutto verrà mischiato ma sarà comunque narrativamente riconducibile ai tre atti, come Pulp fiction. Insomma, osservate da sceneggiatori i film che finora avete visto da spettatori. E anche se non vorrete diventare sceneggiatori, sono sicuro che amerete più intensamente di prima i vostri film preferiti.

7. Continua

Annunci

3 commenti

Archiviato in Scrivere per il cinema

3 risposte a “La struttura drammatica del film

  1. Questa struttura può servire anche per i romanzi, credo. No?

    • Bella domanda, la tua. In passato ti avrei risposto di sì, ora non so, ho molti dubbi. Un romanzo è per molti versi più complesso di un film. Potresti utilizzare questo schema per un romanzo d’azione, ma di quelli senza troppe pretese, il Codice da Vinci per esempio, che è un romanzo pensato già per la versione cinematografica. Per storie un po’ più complesse, raffinate, esistenziali questo schema semplifica e impoverisce un po’ troppo la narrazione.
      Considera che il cinema si fruisce diversamente da un libro. Innanzitutto la storia è concentrata in due ore, la si gode in un’unica visione, e non puoi bloccare la pellicola e ritornare indietro se non comprendi qualcosa. Sei costretto a proseguire, per questo lo schema è così lineare: per permetterti di capire tutto mentre avviene. Un libro invece lo puoi interrompere a ogni capitolo, puoi tornare alla frase precedente se ti sei distratto, lo puoi riprendere a distanza di ore o di giorni e riappropriarti dell’atmosfera che avevi lasciato nella seduta di lettura precedente.
      Per me sono due cose diverse. Sembrano uguali, ma rispondono a mezzi espressivi diversi. Credo, inoltre, che tanti manuali di scrittura forniscano schemi simili a quello che ho indicato per il cinema, nella convinzione che un romanzo sia analogo a un film. Invece di un romanzo non conta solo la trama, anzi spesso la trama non è l’aspetto decisivo. Non mischierei i piani. Si rischia di fare bassa letteratura. O di guadagnare soldi facili con i diritti cinematografici? Magari!

      • La verità, lasciando da parte la qualità dell’opera, quella letteraria soprattutto, è che una struttura del genere è alla base dei romanzi che vendono di più. Un motivo ci sarà, immagino. Alla fine bisogna solo capire cosa si vuole… fare letteratura o fare soldi? 😛

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...