Sbirritudine

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Chissà come si offenderebbe il mio petulante e inaffidabile correttore di Word se gli capitasse un articolo comparso sul «Corriere della sera»  il 13 luglio 2011, nel quale si parla di un personaggio «passato dalla ’ndrangheta alla sbirritudine». Sbirritudine? chi l’ha mai sentito dire, chi l’ha mai trovato su un vocabolario? Eppure è chiarissimo: si tratta di un «pentito» che dalla sua associazione criminale è passato a collaborare con gli «sbirri», come in modo scherzoso e colloquiale si chiamano spesso (anche tra di loro) poliziotti e altri tutori dell’ordine. Dunque è passato a uno stato quasi di «essere sbirro»; e se inquietudine è lo stato di chi è inquieto, e solitudine lo stato di chi è solo, perché mai sbirritudine non può essere lo stato di chi è sbirro? Per fortuna, la lingua ha spazio anche per la creatività (il mio motore di ricerca, a buon conto, porta più di 800 esempi di questa parola «inesistente»).

Poi, se non vogliamo parlare solo di creatività, ci sono parole che esistono, e da tempo, in un linguaggio particolare, ma appena provano a mettere il naso fuori di lì per farsi vedere nella lingua comune vengono subito aggredite e dichiarate non esistenti. Una di queste è il verbo transare, che si usa da quando esistono sindacati, diritto del lavoro e cause di lavoro e significa «venire a una transazione» cioè a un accordo, senza andare in tribunale. Uno storico della lingua però, di cui non dirò il nome, scrive in un suo libro che il verbo transare non va usato, e perché? perché non esiste, naturalmente. E consiglia di usare invece transigere, da cui appunto deriva transazione. Peccato che il significato dei due verbi sia diverso: non per niente uno è il padre di transazione, l’altro è il figlio. Anche gli studiosi ogni tanto sbandano, ma questa è un’altra storia.

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8 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

8 risposte a “Sbirritudine

  1. Lo sanno persino alla Crusca 🙂
    http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/transare-transigere

    Transare, grazie all’informatica e all’inglesismo nato da “to transact”, sta prendendo sempre più spesso anche il significato di “portare avanti qualche cosa”, facendola avanzare da uno stato ad uno successivo. Almeno per quanto possa vedere io 🙂

    • Bene l’approfondimento. Stiamo decollando anche dal punto di vista lessicale, la trama già la dominiamo. Se risolverò definitivamente i problemi con il congiuntivo (siamo separati in casa, per ora), giuro, mi metto a scrivere un romanzo.
      Sono andato a leggermi il tuo link, ho trovato un nome che mi riporta indietro nel passato: Aldo Gabrielli. Un giorno quasi quasi ci faccio sopra un post.

  2. È solo una mia impressione, o sbirritudine lo considerate brutto anche voi? Voglio dire, solitudine è una parola con un suono piacevole, sbirritudine? Secondo me, no. Poi, per carità, i gusti sono soggettivi, eh? Forse è perché deriva da sbirro… o forse è perché si sente poco, quasi inesistente. 😛

    • Qui da noi, al Nord, sbirro è abbastanza diffuso, specie tra la malavita. Sarà anche brutto, ma Sbirri l’ha interpretato Raoul Bova. Che per me non è particolarmente fascinoso, però il pubblico femminile di Da dove sto scrivendo potrebbe pensarla diversamente…

      • Sbirri sì, certo, ma sbirritudine proprio no.

      • Sì, sì, certo. Non avevo capito la tua nota. Sbirritudine non l’ho mai usato, anche se potrebbe tornare utile prima o poi in qualche testo. Approfitto di questa occasione per sdoganare anfusometro, unità di misura di un certo genere di scrittore molto prolifico e sanguigno. Pensa un po’, tra qualche giorno, scrivere anfusometro in Google darà delle occorrenze in ambito letterario. È l’evoluzione linguistica, bellezza!

  3. Giuse

    Confermo che Raoul Bova (se riesco a scriverlo correttamente) è molto fascinoso! Specie nei primi film Milano Palermo solo andata, ecc… L’ era più giovane e più tutto!
    Scusa l’intrusione 😛

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