Uno di quelli che

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Sono arrivato che era ancora molto presto, così mi sono seduto su uno di quei divani di pelle vicino all’orologio nell’atrio e ho guardato le ragazze. Un sacco di scuole avevano già chiuso per le vacanze e c’era qualcosa come un milione di ragazze sedute e in piedi che aspettavano di veder arrivare quello con cui avevano appuntamento. Ragazze con le gambe accavallate, ragazze con le gambe non accavallate, ragazze con gambe pazzesche, ragazze con gambe orrende, ragazze che dovevano essere ragazze stupende, ragazze che dovevano essere delle stronze, a conoscerle. Era un gran bello spettacolo, non so se mi spiego. Per certi versi era deprimente, perché ti chiedevi che fine avrebbero fatto tutte quante. Una volta finita la scuola e l’università, dico. Ti immaginavi che quasi tutte avrebbero probabilmente sposato un cretino. Uno che parla sempre e solo di quanti chilometri fa con la sua stupida macchina con un litro. Che se la prende e fa i capricci come un bambino se lo batti a golf, o anche solo a un gioco stupido come il ping-pong. Uno di quelli veramente cattivi. Di quelli che non leggono mai un libro.

J. D. Salinger, Il giovane Holden

 

Vorrei essere uno di quelli che scrive così. Perché invece sono uno di quelli che non saprà mai scrivere così?

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10 commenti

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10 risposte a “Uno di quelli che

  1. Se posso dire la mia, qui Salinger ci ha messo del gran mestiere, più che altro. Usa un narratore in prima persona e si rivolge direttamente al narratario: questo significa (di solito) prendere il lettore e “sbatterlo” dentro alla storia. Usa frasi brevi, che danno ritmo (anche troppo). Fa degli elenchi ad ampio spettro, in modo che chi legge possa trovare un qualche elemento in cui identificarsi.
    Sì: un sacco di mestiere… Non è difficile scrivere così; il difficile è ricordarsi di farlo sempre 🙂

  2. Giuse

    Bel pezzo, ma mai dire mai! Siamo scrittori, siamo giovani… abbiamo un sacco di tempo, di sperimentazioni, di prove e di fallimenti.
    Nessuno nasce imparato e nessuno nasce genio…

  3. Dopo le prime frasi ho pensato “Ammazza quanto è bravo helgaldo!” ma c’era il trucco… cosa fai, gli scherzetti? 🙂

  4. Pingback: Dov’è l’arte nella scrittura? Ovvero delle raccomandazioni della mamma di Salinger | Scrivere per caso

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