Artigiani della qualità

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«I libri o sono scritti bene o sono scritti male, questo è tutto».

La testa di questo post è un aforisma di Oscar Wilde sulla «buona scrittura», ma la coda la dovrete cercare nel blog di miscarparo70 – Scrivere per caso – dove oggi si può leggere una lettera aperta a tutti gli scrittori, o presunti tali, su cosa mai si debba intendere per buona scrittura, per mestiere di scrivere, e quando tale mestiere si trasforma in arte.

Ecco, già mi rendo conto che sto scrivendo male, e che dovrei tornare indietro e rimettermi a buttar giù di nuovo tutto il primo paragrafo per dargli un senso più incisivo, per migliorare la musicalità delle parole, per solleticare la vostra curiosità, per indurvi a migrare immediatamente in quest’altro blog e scoprire cosa mai scriva di così importante miscarparo.
Ma non ho voglia di riscrivere, mi rimetto alla clemenza della corte, sperando che alla corte stia a cuore qualche riflessione non convenzionale su cosa debba intendersi per buona scrittura.

Aggiungo solo pochi spunti a quelli che, spero, leggerete altrove. Miscarparo dice che sono io il mandante del suo post di oggi: falso. Nulla di quanto scrive origina da me, ma sta da sempre nei suoi pensieri, nelle sue convinzioni. Gli mancava solo l’occasione – la scusa – per parlarne a tutti quanti. Di parlare di quella voglia matta (perché un po’ matta è per davvero) di scrittura, e di scrittura possibilmente buona.

Lui dice poi, fra le altre cose, che per scrivere bene ci vuole mestiere. E per essere un artista – anche su commissione – tantissimo mestiere. Non posso che essere d’accordo. Innanzitutto sul mestiere.

Quasi tutti gli scrittori seri, tranne forse Oscar Wilde che dell’arte fece la sua vita, non si sono mai voluti definire artisti, ma semplici artigiani della scrittura. Gente operaia, che pialla e lima le parole inesorabilmente.
Il miglior fabbro, secondo Eliot, fu Ezra Pound. Leonardo da Vinci, il genio per eccellenza, ci ha lasciato 8000 fogli di annotazioni e nessun trattato: artigianato puro, il suo. Fenoglio non scriveva certo per divertimento: «Ci faccio una fatica nera», diceva. Kafka in punto di morte voleva che si bruciassero i suoi scritti, non pensava fossero arte. Hemingway, del suo processo di scrittura tratteneva sulla carta solo «la punta dell’iceberg», limando tutta la montagna.
Tutti artigiani, in fondo. Mestieranti della scrittura quotidiana, che qualche volta riesce fortunosamente bene. E forse la genialità sta nel riconoscere quei passi e non gettarli nel cestino insieme agli altri.

A chi pensa che Shakespeare fosse un genio dirò che faceva il commediografo, scriveva pièce per il teatro, per questo o quell’attore, per gente senza istruzione o regine purché pagassero il biglietto per lo spettacolo, per il divertissement.
In uno scaffale della mia libreria c’è l’opera omnia del Bardo. Accanto agli Amleto, alle Tempeste, ai Romeo e Giulietta stanno i Re Giovanni, i Cimbelino, i Timone d’Atene. Del Giulio Cesare tutti ricordano il monologo di Antonio. Un capolavoro. Ma chi parla mai di tutto il resto? Tutto il resto è solo mestiere, buona scrittura.

Poi c’è un punto misterioso, temporale fisico mentale, dove l’artigiano per una volta supera se stesso. Si grida al miracolo, all’arte. Ma chi scrive sa che è solo tanto lavoro, anche quella volta. E l’impresario a dire: «A Uilliam, me scrivi ‘na traggedia per ‘sti quattro cornuti».
Basta, mi fermo. Lascio a miscarparo70 la coda.

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6 commenti

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6 risposte a “Artigiani della qualità

  1. Scrittori artigiani… già! E non è forse vero che chi sa scrivere è un abile sarto di pensieri? L’artigiano presta attenzione e cura; offre impegno, tempo ed il suo prodotto è una sintesi della dedizione con cui affronta ciò che fa. Ed il mio intervento ha una coda che fa seguito ai commenti lasciati nel blog di miscarparo 😉

    • Lisa, Lisa. Mo inizia lu festivàl de Sanremu.
      Uilliam ora ora te scrive nu sonetto.

      Lisa da li occhi blu,
      senza li trecci la stessa nun sei più,
      piove lu silenziu tra noi
      vorria parlarti ma tu ando stai andando?

  2. Per quanto mi riguarda, mille volte meglio un buon artigiano che un artista folle!

    • Perfettamente d’accordo. Tra l’altro un buon artigiano prende anche qualche ragazzo a bottega, un artista folle non può insegnare nulla a nessuno. Tu, visto che insegni anche scrittura, non puoi che essere un artigiano.

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