Calvino vs Imperi/parte seconda

foto_lincoln_hd

Se qualche giorno fa ho parlato in modo scherzosamente scherzoso di Calvino e Imperi, anzi di Imperi e Calvino, a proposito della citazione di un passo che ho incontrato su Era una notte buia e tempestosa, di Davide Giansoldati e Ivan Ottaviani, pubblicato il mese scorso da Editrice Bibliografica, testo che tratta dell’incipit letterario, oggi riprendo l’argomento in tono serio, come può essere serio il tono di un giullare, come sono stato giustamente definito da una simpatica amica blogger.

In realtà i protagonisti del post di settimana scorsa erano apparsi su Da dove sto scrivendo già in passato. Da un lato, ho infatti già dedicato un articolo a Pennablù, dove invitavo tutti quelli che non conoscevano il suo blog a frequentarlo per avere consigli e informazioni sul blogging in generale e la scrittura creativa. E l’ho citato accostandolo a un altro blog di riferimento per chi scrive in rete: Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada. Quindi è chiaro, se qualcuno ha dubbi, che apprezzo e stimo Imperi per tutto ciò che scrive e fa.

Dall’altro, combinazione guarda caso, ho già scritto anche di questi Giansoldati e Ottaviani, in riferimento a un altro loro saggio, sempre per Editrice Bibliografica, dove scherzando (su questo blog si scherza troppo, me ne rendo conto, e a volte anche a sproposito, ma che ci volete fare, sono un misero giullare – pure la rima vi ho trovato) li promuovevo con un sei politico che sa di bocciatura per aver pubblicato una scheda personaggi abbastanza burocratica, da cui partire per costruire i protagonisti di un romanzo. Quindi tutti costoro sono vecchie conoscenze del mio blog.

Non avrei mai pensato che mesi e mesi dopo me li sarei ritrovati tutti insieme nella stessa pagina, diamine, gomito a gomito. Da qui la tentazione, prima di riderci sopra, e ora di fare qualche considerazione seria.

La considerazione seria in fondo è poi banale, salta subito all’occhio, e se non vi salta all’occhio male per voi: accostare uno scrittore del calibro di Calvino a un blogger di qualsiasi calibro, è come contrapporre il profano al sacro, un calciatore della nazionale cantanti a Maradona, Fabio Conti ad Al Pacino.

Citare le parole di Calvino sull’incipit letterario, estrapolandole dalle Lezioni americane, parole lungamente meditate, e destinate a uno scopo ben preciso, una serie di conferenze destinate a un pubblico speciale e che poi sono passate nella storia della letteratura e della critica letteraria, con quelle di un post, che scadono in giornata e sono destinate a chi passa da quel blog in quel determinato giorno e solo quello, perché questo è il ciclo di vita dei nostri articoli. Tutto questo accostamento, ripeto, mi pare ridicolo e risibile. E non mi spiego il motivo di inserirlo in un saggio, per quanto piccolo e senza pretese, ma pur sempre un saggio.

Un’idea però mi frulla nella testa. Che grazie a internet, alla rete, ai blogger, anche i saggisti di nuova concezione non comprendono più la gerarchia delle fonti e mettono tutto sullo stesso piano. Wikipedia e l’Enciclopedia britannica per intenderci. Un blog e un libro, per intenderci.

Un libro però attenzione, non autopubblicato, pieno di refusi, di sgrammaticature, di argomenti un po’ bugiardi. Questo di Giansoldati e Ottaviani è un libro pubblicato, e neppure pubblicato da una fantomatica casa editrice.
Editrice Bibliografica è un piccolo editore, ma è anche per chi frequenta professionalmente l’editoria, un punto di riferimento perché tratta «scientificamente», seriamente almeno fino a ieri, tutti i temi riguardanti l’universo editoriale. Che proprio in questa casa editrice l’editor non combatta all’arma bianca con i Giansoldati e gli Ottaviani per fargli togliere improbabili accostamenti di sacro e profano, comicità involontaria, mi fa pensare che l’editoria non esista più e d’ora in poi la conoscenza, o quanto meno lo spirito critico, non verrà più filtrato neanche nei libri.

Rassegnamoci: nel secolo scorso Mondadori pubblicava Incipit. 757 inizi facili e meno facili di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. In questo, invece, Editrice Bibliografica manda in libreria Era una notte buia e tempestosa di Davide Giansoldati e Ivan Ottaviani, robe da Snoopy. Questi abbiamo e questi ci teniamo.

Un dubbio però mi tormenta: avranno già, come Fruttero e Lucentini, una voce tutta per loro i nostri due su Wikipedia? Andate per favore a controllare.

Annunci

14 commenti

Archiviato in Blog

14 risposte a “Calvino vs Imperi/parte seconda

  1. Non mi pare che abbiano nulla su wikipedia, ma uno è campione di “Yoga della Risata” e l’altro fa il “Business & Strategic Coach”. Con un background del genere, come fai a non pubblicare un libro sulla Letteratura (notare la maiuscola)?
    Mala tempora currunt, sed peiora parantur.

  2. Pensavo scherzassi la volta precedente… Invece parlavi proprio sul serio? Ma serio, serio? Hanno davvero fatto una cosa del genere? Con tutto il bene che posso volere a Daniele, che è pure un amico, e che nel suo blog dice cose, ne sono certo, anche sensate, citarlo così… mi lascia senza parole. Credo che l’editoria contemporanea italiana abbia rotto qualche ingranaggio. Forse rispecchia solo i tempi e la condizione del nostro Paese.

    • Rispecchia i tempi e la condizione di chi scrive in questi anni. Sta a noi lettori distinguere il buono dal meno buono.

      • Distinguere però è difficile, fosse anche solo per una questio di mole… cioè di quantità. Basta vedere il self. Come fai a distinguere qualcosa di buono in mezzo a tanta spazzatura? Ci vorrebbe una vita solo per quello. Le case editrici servivano a questo, a filtrare a monte…

  3. Belle le tue considerazioni. Si ride, si scherza, ma poi alla fine l’amaro in bocca rimane: tutto massificato, tutto calato in un unico calderone. Anche a me piace seguire Daniele Imperi, scrive in modo chiaro, ha un modo efficace di “parlare” al suo pubblico, tuttavia sono d’accordo: va bene citarlo in una classifica di blogger autorevoli, forse in questo campo è persino il numero 1, però l’accostamento a Calvino mi pare una forzatura che mi fa sorridere a denti stretti.
    Poi…che vuol dire “yoga della risata”?
    Ora vado a vedere anch’io! 😉

  4. Lasciando perdere il caso particolare (non ho letto il saggio e non voglio addentrarmici), emerge un problema reale che non coinvolge la sola letteratura.
    Io di base sono un’archeologa. Insegno storia. Un sacco di gente è in assoluta buona fede convinta delle cose più improbabili perché le ha trovate scritte su internet con un minimo di autorevolezza e non sanno distinguere tra un saggio scientifico scritto con tutti i crismi e le ipotesi dei dilettanti.
    Poi hai voglia a spiegargli che non puoi, ad esempio, datare una statua di pietra col C14 e che ogni affermazione va suffragata con prove verificabili…

    • Hai ragione. In un testo di narrativa si potrebbe anche accettare un ragionamento a spanne, pseudo-scientifico. Quando invece siamo nel campo della saggistica, bisognerebbe invece pesare ogni affermazione prima di pubblicarla. Vedere il tutto con spirito critico.

    • Sai che sarebbe una trama fantastica? Datando la statua di Marco Aurelio con qualche altro isotopo a caso (il tecnezio, che ha un bel nome), vien fuori che ha una vagonata di milioni di anni: questo vuol dire che i Romani c’erano prima degli Egizi, prima degli Inca, prima di Atlantide, prima… dei dinosauri! Altro che antichi astronauti: quando sono sbarcati con i loro teschi di cristallo, Roma (che allora era fisicamente sotto un chilometro d’oceano) aveva già conquistato la Pangea per poi estinguersi, in beata e completa solitudine. Gibbon ci ha gabbati tutti! 🙂

      • Scherzi? Potrei fare milioni di visualizzazioni con un post in cui asserisco che nei resti di un banchetto funebre romano c’erano ossa di brontosauro spolpato.
        I dinosauri li hanno estinti i romani!

  5. Giuse Oliva

    Quello che dicevo nel post dell’altra volta… evidentemente hanno citato Daniele per avere più views…

    • Speriamo che sia per questo motivo che dici tu: sarebbe almeno giustificato da una logica di vendita. Ma qualche dubbio mi rimane.

      • Giuse Oliva

        Per me rimane una cosa ugualmente scadente… ribadisco stimo alla follia Imperi, ma le fonti per un saggio dovrebbero essere altre… o dichiari scrivo un libro sugli incipit, basandomi sulle opinioni dei blogger contemporanei (che sono anche scrittori) o se fai un saggio classico, le fonti dovrebbero essere altre… poi tutto è il contrario di tutto… quindi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...