Punti e virgole, verdetto finale

foto_camaleonte_hd

Settimana scorsa vi ho coinvolti in un «esperimento» di punteggiatura.
Ho postato un brano d’autore senza i punti e le virgole, chiedendovi di ricreare l’interpunzione secondo il vostro gusto. Perché in effetti scegliere dove piazzare punti, virgole e quant’altro in un brano di prosa ha più a che vedere col gusto, anzi con lo stile, che con la grammatica.
La riprova che la punteggiatura è un insieme di segni per nulla oggettivo, e che non esistono regole universali e certe su come e quando usarla, è confermata dal fatto che i blogger che hanno partecipato all’esperimento – una volta tanto mi ci sono messo anch’io, tra gli altri – hanno riscritto lo stesso brano in modi diversi, per non dire opposti.

Oggi svelo l’autore del pezzo – Giorgio Manganelli – e il libro da cui l’ho pescato: una raccolta di racconti del 1979, Centuria.

Confrontando la mia versione con quella dell’autore, mi colpiscono le differenti scelte effettuate. E anche se è lui, e non il sottoscritto, il grande scrittore lodato a più riprese da Calvino stesso, resto perplesso sul come applichi la punteggiatura alla sua prosa. Meglio la mia versione? Non lo so. Meglio altre che hanno partecipato a questo esperimento? Continuo a non saperlo. In alcuni passaggi mi sembrano più efficaci le scelte operate da Salvatore, in altri quelle di Michele, in altri ancora Marina, e a volte persino le mie. Quelle di Manganelli, in apparenza le più ardite, per non dire stravaganti.
Resta il fatto che quando mi si spiega in rete come andrebbe usata la punteggiatura (e non solo quella), mi verrebbe da dire: no caro, prova un po’ tu a confrontarti con una prosa letteraria vera. Prendi Manzoni, prendi Calvino, prendi Manganelli. E poi valuta il risultato. Ne esci sicuramente con qualche convinzione grammaticale in meno su ciò che è corretto, e con qualche sfumatura espressiva in più su ciò che racconti. Sto esagerando?

E ora «la versione» originale di Manganelli, buona riflessione a tutti.

I dinosauri stavano morendo: i grandi rettili ne erano consapevoli, e discutevano, sempre più lentamente, i grandi eventi di una storia che era stata grande, gloriosa, impareggiabile. I vecchi si chiudevano in una accidiosa conversazione, o meditazione solitaria, consapevoli ormai che nessun gesto avrebbe avuto senso, che nessuna ulteriore grandezza era loro riservata, che essi potevano peccare o non peccare, tutto era indifferente. Qualcuno cercò di scrivere, in stile piano, una Storia dei dinosauri, scritta dal punto di vista dei dinosauri dell’ultima generazione; ma si rese conto che, per quanto semplice e nudo, il suo linguaggio sarebbe stato pur sempre incomprensibile a qualunque razza avesse preso il loro posto al governo del mondo. Le nonne, le madri non volevano sentir parlare della fine dei dinosauri; custodivano gli ultimi dinosauri, giocavano con loro, insegnavano loro a pregare con parole semplici per i loro morti, per ottenere l’aiuto dei sùperi e vivere una vita innocente e laboriosa. Ma i padri, i giovani si torturavano: perché i dinosauri, incontrastati padroni del mondo, cui la mole e una pacata violenza conferivano l’immunità nei confronti di qualsiasi altro animale, perché mai stavano morendo? L’Archimandrita, dalla pelle rugosa e gli occhi sporgenti, aveva accusato la mollezza dei costumi e alluso all’ira dei sùperi; il Libero Pensatore, agile e liscio, aveva parlato di scarso spirito di indipendenza e impropria alimentazione; come rimedi erano stati proposti il libero amore, l’abolizione del divorzio, la pena di morte, l’apertura delle carceri: era chiaro che nessuno capiva niente, eccetto il fatto che ogni capodanno vedeva sulla terra un numero più esiguo di dinosauri. Non discutevano più di confini, di diritti, di doveri, di morale, né di società; con rassegnazione, con ira, con tristezza parlavano dei sùperi. Si rammentavano che nessuno era mai riuscito a risolvere il problema: quanti erano i sùperi? E nemmeno a parlare veramente con i sùperi. Il meglio che avevano ottenuto, erano certi giochi di carte che una profetessa tentava, ancora, nelle paludi. I sùperi li avevano abbandonati. Intanto, nell’abisso dei cieli si chiedevano perché mai loro, i sùperi, ignari di malattia, stessero morendo. Secondo la convinzione più diffusa, la colpa era dei dinosauri, che li avevano abbandonati, che non facevano sacrifici, e avevano smesso di contarli.

Ora che però sono giunto in fondo, guardando bene bene, mi ricredo: meglio Manganelli. Uffa!

Annunci

10 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

10 risposte a “Punti e virgole, verdetto finale

  1. No. Manganelli sarà anche Manganelli, ma devo dire che molte delle scelte che ha fatto non mi sono piaciute. Io le definirei “artificiose”. Concordo con te quando dici che, a pezzi, sono meglio le nostre versioni. E ti credo: siamo pur sempre quattro contro uno!

  2. Vero, la punteggiatura è quasi un accento psicologico che trasferiamo su uno scritto: ci dice come siamo e cosa pensiamo quando comunichiamo scrivendo.
    Vabbè che dopo essermi imbattuta nella lettura “folle” di Julio Cortazar in “Un certo Lucas” pensavo di avere raggiunto il massimo della stravaganza, ma sto Manganelli non scherza!

  3. Ci sono le regole, poi c’è la loro libera interpretazione. Infine, quando si è davvero bravi, c’è anche la trasgressione volontaria. L’importante è non iniziare a trasgredire prima di conoscere le regole!
    Del resto, senza queste piccole libertà di interpretazione delle regole, come potremmo costruire uno stile “nostro”?

    • Hai ragione. Regole, applicazione delle regole, e dopo tanta esperienza trasgressione volontaria delle regole. Però trovo anche quelli che partono dal fondo e non imparano le regole. E quelli che restano sempre alle regole pensando che si faccia solo così.

  4. Il suo incipit non mi è dispiaciuto, a essere sincero. In altri punti, invece, non capisco affatto le sue scelte. Sembra quasi che anziché facilitare la comprensione del testo, renda più arduo al lettore decifrarlo. Comunque un ottimo esperimento, come sempre! 🙂

  5. Noo mi sono persa questo esperimento bellissimo!! Sigh

    • Non ti preoccupare, ne facciamo altri ancora più stimolanti. Basta copiare un passo senza punteggiatura del tuo scrittore preferito, anche in inglese, e nella settimana successiva riprovare a mettere la punteggiatura. Poi confronti la tua versione con la sua. Scoprirai cose inaspettate di te, e di lui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...