Sostiene l’editor

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Nella sua piccola casa editrice, piccola rispetto all’editoria nel suo complesso ma di livello nazionale nel suo specifico segmento di mercato, sostiene l’editor che si tiene in poco o in nessun conto l’invio di manoscritti da parte degli aspiranti scrittori.
Poiché quasi tutto il catalogo della casa editrice riguarda la saggistica, sostiene inoltre che è del tutto inutile spedire romanzi o antologie di racconti: nessuno saprebbe che farsene, fossero anche dei capolavori alla Proust. Inoltre, sostiene l’editor con una punta di ironia, non saprebbero che farsene neppure di proposte inedite per la saggistica.
Di tanto in tanto, è vero, la casa editrice pubblica un esordiente in questa o in quella collana, ma lo fa poiché la proposta è stata vivamente caldeggiata e sostenuta da qualche agenzia letteraria che sa il fatto suo.
E anche quando è stato inserito in catalogo un autore che ha già pubblicato all’estero, ma che non è stato ancora tradotto da noi, i rimaneggiamenti e le riscritture del testo sono sostanziali per rendere il libro adatto al nostro mercato, rimaneggiamenti e riscritture effettuati direttamente dall’editor, sostiene l’editor.
L’editor ricorda anche che quando una volta gli capitò tra le mani il libro di un esordiente con un tema interessante, trattato in modo nuovo e commercialmente appetitoso, gli chiese comunque di svilupparne alcune parti secondo le indicazioni della casa editrice, e di rifarne completamente lo stile per renderlo adatto al pubblico a cui sarebbe stato destinato: che se l’autore non avesse voluto o saputo farlo non ci sarebbe stato alcun problema: l’avrebbe riscritto direttamente l’editor per lui.
Sostiene l’editor che per fortuna di casi come questi ce ne sono pochi. Solitamente è lui ad alzare il telefono e commissionare ai vari autori della sua scuderia, nella sua scuderia per fortuna ne annovera un gran numero, dei saggi sui temi rispetto ai quali c’è un dibattito in corso nell’ambito specifico di interesse della casa editrice. Argomenti che ne arricchiscano il catalogo o che ne colmino le lacune rispetto alla concorrenza, in base ai piani decisi dalla direzione editoriale, dice l’editor.

A questo punto chiedo all’editor che cosa deve fare un aspirante scrittore con un romanzo nel cassetto per essere preso in una qualche considerazione da una casa editrice piccola rispetto al mercato editoriale nel suo complesso, ma di livello nazionale in qualche sottogenere letterario. L’editor allora mi sorride con benevolenza, e non sostiene.

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9 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

9 risposte a “Sostiene l’editor

  1. Qui si parla di saggistica, ma il problema “per pubblicare devi aver già pubblicato” esiste anche per la narrativa.
    Le strade principali per aggirarlo (raccomandazione esclusa) sono due: farsi adottare da un agente che sappia il fatto suo, piazzarsi bene in un congruo numero di concorsi seri, di quelli tenuti d’occhio da editori e agenti.

    • … e acchiappare al volo la buona stella, quando ti accorgi che sta passando!

      • Non c’è problema, sono un grande acchiappatore al volo di stelle di passaggio. Il guaio è che passano ogni millecinquecento anni…

    • Cara Antonella, hai ragione. Ammetto che quello che mi ha comunicato l’editor è romanzato nella forma, ma vero nella sostanza. E stiamo parlando di saggistica, che pensavo fosse un settore più disponibile nei confronti di chi non ha mai pubblicato. Per la narrativa tutto è più difficile, aleatorio. Per pubblicare bisogna già avere un libro alle spalle è un paradosso, ma è la verità. Però le soluzioni che consigli, concorsi e agenti seri, mi sembrano accettabili e di buon senso per chi voglia provare a fare lo scrittore seriamente e non per gioco, anche se costano fatica, impegno, delusioni, rifiuti.

  2. Ma alla fine ci importa davvero cosa sostiene l’editor? Io dico di no…

    P.S. sono entrato in fase rebellion! 😛

    • Oggi ce n’è per tutti! 😀

    • Tu sei un ribelle per definizione…
      In parte hai ragione e in parte no. Anch’io come te penso che non ci importa dell’editor in generale e di quest’editor in particolare, che poi vuol dire dell’editoria tradizionale e delle sue logiche di mercato che a volte ci sfuggono. Ma finché ci sfuggiranno non saremo mai del tutto maturi per muoverci nell’editoria. Mi ha colpito la mancanza di interesse per un potenziale capolavoro che potrebbe capitare in redazione. Sembra quasi che non sia sul capolavoro vero o presunto che si basi l’editore, e non si aspetta certo il materiale che gli giunge in redazione per programmare i suoi budget. Se un editore è serio decide l’anno prima cosa pubblicare nel successivo. Quindi non sempre il rifiuto nei confronti dell’inedito giunto in redazione nasce dal fatto che il testo non sia valido, forse semplicemente quel libro non potrebbe mai rientrare nel catalogo perché anomalo rispetto a tutto il resto. Un catalogo non è un’accozzaglia di libri sparsi, ma rispecchia (dovrebbe rispecchiare) la specificità di una casa editrice.

      • Be’ ma questo lo si sapeva. Solo gli sprovveduti, o i molto fortunati, mandano i loro manoscritti direttamente a una casa editrice. Se fai una cosa del genere, quella casa editrice deve almeno già conoscerti bene. Devi avere qualche gancio al suo interno e non sto parlando di “calci nel sedere”, ma semplicemente delle dinamiche di mercato. Anch’io quando vado da un nuovo cliente so che al 90% non lo prenderò. Però mi faccio conoscere, faccio conoscere quello che fa la mia azienda, e la volta successiva, magari l’anno dopo, quando andrò a visitarlo nuovamente, partirò da una base di conoscenza già acquisita. Per le case editrici mica è differente, semmai più complicato visto il numero di aspiranti scrittori. In questo caso le strade sono due: auto-pubblicazione, con la speranza di essere notati; agenzia di rappresentanza, che fa il lavoro di scouting che l’editoria ormai non fa più (perché troppo costosa). Tutto qui. 🙂

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