Thriller paratattico con sviluppo ipotattico

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Dopo esserci dilettati con similitudini e metafore, cambiamo ora completamente genere. Vi ripropongo il solito brano di partenza, quello di Hitchcock, ma questa volta il gioco metterà a confronto due stili di scrittura. Quello moderno, la paratassi del brano originale – costituito da frasi brevi e indipendenti, accostate le une alle altre – e quello antico, oggi decisamente minoritario in narrativa e nella comunicazione scritta in generale, legato all’ipotassi, cioè ai periodi lunghi e articolati, con subordinate a cascata rette da una principale. Se nei blog e nei manuali di scrittura quasi nessuno consiglia più di usare periodi ipotattici, démodé e scarsamente leggibili da lettore ormai convertiti alla velocità, concediamoci comunque qualche minuto nel passato e vediamo cosa si riesce a combinare. Io mi sono divertito a riscriverlo, poi posterò la mia fatica nei commenti, come al solito. Spero che anche voi riscrivendo vi sentirete dei mezzi Proust, dei mezzi Márquez. Insomma, degli scrittori interi.

 

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

Alfred Hitchcock con Helgaldo

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11 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo ipotattico

  1. Una giovane donna, che si era trovata sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, dopo che intorno a lei era scesa una scura coltre di buio, aveva camminato fra i vicoli, costeggiando un lungo muro, fino a quando la paura aveva preso il sopravvento ed era entrata finalmente in una casa; salite le scale, guidata da una luce lontana, si era trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi che, vedendola sola e indifesa, si erano avventati su di lei forse per rapinarla oppure, Dio non voglia, per abusarne: vistasi perduta, la donna aveva urlato di terrore ma i maniaci l’avevano legata e buttata nel fiume, in attesa di vederla, sull’altra riva, divorata dai topi e avevano goduto nel vederla sprofondata nell’acqua fino a quando aveva cominciato a dondolare ed era chiaro che sarebbe morta soffocata ma ecco che, d’un tratto, una mano la scuote, si sveglia, e ode finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora: mi deve mezza corona, prego!»

    • Dalla prossima volta non avrò bisogno di incollare il brano: lo sto imparando a memoria!

      Una donna, alla quale la vita aveva reso il dono della bellezza e della gioventù, si perde tra le vie del quartiere parigino di Montmartre, dove la notte penetra in ogni anfratto rendendolo pregno di oscuri presagi. La giovane si aggira con aria circospetta fra i vicoli, seguendo l’itinerario segnato da un lungo muro che arriva fino ad una casa illuminata. La paura la spinge su per le scale con prudenza e fermezza, perché la luce che intravede in cima alle scale rappresenta, forse, una via di fuga dai timori nel frattempo covati.
      In realtà, il suo animo le trasmette una rinnovata ansia al contatto con l’aria stantia e maleodorante di un vecchio bar frequentato da uomini ubriachi e gente di malaffare, che alla vista di quella fanciulla dallo sguardo etereo, pensano subito di farne una facile vittima; infatti, le si avventano contro, provando in tutti i modi a bloccarla per rapinarla ed abusare di lei. La donna si dimena in tutti i modi, urlando di terrore; scalcia mentre quei pazzi scatenati la legano e, dopo averla imbavagliata, la buttano in un fiume, aspettando di vedere frotte di topi giungere dalle viscere fognose della città per divorarla. La donna sprofonda nell’acqua abbandonandosi al fluttuare lento e costante del suo corpo, mentre tutto tace, anche la sua fame d’aria; ma, ad un tratto, quando il suo sventurato destino sembra essersi compiuto, si sente strattonare da una mano che la tira su con una mossa rapida e violenta. Al suo risveglio, il lettino su cui è distesa culla ancora per qualche secondo il suo peggiore incubo, ma la voce amica del dentista la riporta in fretta alla realtà dove ad attenderla è il portafoglio con la mezza corona da sganciare al “perfido aguzzino”.

      • Fantastica, Marina. Leggendo il tuo brano sembra di perdersi in un’atmosfera parigina da fine Ottocento. Forse l’uso dell’ipotassi è proprio la forma adatta per i romanzi storici. L’altro brano, quello paratattico, mi suggerisce invece un’atmosfera noir degli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento. È una mia idea o anche a te dà questa sensazione?
        In realtà, tutto questo non serve per far crescere, giocando, le nostre capacità di scrittura, ma per incrementare la memoria… 🙂

    • Ti avverto: continuerò a cercare nuove riformulazioni del brano fin quando capiterà quella che proprio non sai fare. 🙂

  2. Contornata da una scura coltre di buio, sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, camminando fra vicoli costeggianti un lungo muro, entrata finalmente in una casa, mentre inizia a salire le scale incominciando a intravedere una luce, una giovane donna finisce per trovarsi nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi che la fanno urlare di terrore avventandosi su di lei in quanto vogliono rapinarla e forse abusarne. Legata e buttata in un fiume, sprofondando nell’acqua e cominciando a dondolare, la donna si sente soffocare, mentre i maniaci aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi, finché una mano scuote la signora e la voce amica del dentista la sveglia dicendole che tutto è fatto al prezzo di mezza corona, prego!

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