Lo scrittore bondage

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Dopo una giornata come quella di ieri, di andata+ritorno tra Milano e la Liguria, me ne sarei filato volentieri a letto complice il sole e la bella giornata calda e il pranzo nel ristorantino tipico e l’autostrada che mette sonnolenza. Giunto a casa la palpebra mi pesa inesorabilmente, ma con le ultime forze che mi restano faccio un po’ di zapping in tv. E mi ritrovo su Raitre nello studio televisivo di Fazio che ospita lo scrittore+sceneggiatore Francesco Piccolo invitato per leggere al pubblico qualche brano del suo ultimo libro, Momenti di trascurabile felicità, libro che mi pare di capire tratti con autoironia alcuni aspetti della vita dell’autore.
Di Francesco Piccolo e dei suoi «sfortunati» rapporti con Fazio ho già parlato in passato in una serie di post. Credevo con ciò di aver esaurito l’argomento, invece c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire sull’editoria seguendo le presentazioni dei libri alla tv.

Per chi si fosse perso la trasmissione di ieri, vi descrivo la scena: Piccolo è seduto al centro della scrivania, ai lati come due leoni di pietra Fabio Fazio e Massimo Gramellini fanno da ornamento. Piccolo ha il libro aperto in mano e legge una serie di considerazioni tra l’ironico e il comico sulla dieta Dukan, considerazioni che non mi sembrano particolarmente divertenti, potrei fare meglio anch’io, ma questa è solo la mia opinione, magari sono roso dall’invidia per il suo ennesimo successo editoriale.
Che sia infatti un ennesimo successo editoriale è attestato oggettivamente dalla fascetta rossa che cinge il libro che l’autore tiene in mano. Si sa, quando un libro è fasciato da quelle striscioline di carta colorata che lo avvolgono in libreria vuol dire che sei arrivato al top della pubblicazione. Cosa ci sarà scritto sulla fascetta del libro di Piccolo pubblicato dall’Einaudi? Bisognerebbe chiederlo al marketing: quelle scarne frasi autocelebrative del libro o dell’autore sono sempre opera degli esperti di marketing, gli unici ormai ad avere delle scrivanie fisse nelle case editrici e che i libri non li leggono perché sono troppo occupati a venderli.
Dal vincitore dello Strega 2014? Più di 100.000 copie in un mese? Il fenomeno editoriale dell’anno? Le frasi sono sempre più o meno le stesse.

La fascetta sul libro attira l’attenzione. Si è invogliati ad acquistarlo, si decide di acquistarlo, lo si paga alla cassa e lo si porta a casa. Se la fascetta di carta non si rompe durante il tragitto, magari perché in borsa ha urtato il mazzo delle chiavi (sono sempre delicatissime le fascette); se non si strappa mentre l’introduci nello scaffale della libreria, stretta tra la copertina di Guerra e pace di qua e il dorso di Va’ dove ti porta il cuore di là (che ha già perso da tempo la fascetta), essa potrebbe restare avvinghiata al libro per sempre, nei secoli fedele. Però il libro non devi leggerlo, ovviamente: solo acquistarlo e conservarlo. Ma se il tuo intento in effetti era poi quello di dare una sbirciatina al libro, prima o poi dovrai ritirarlo fuori dallo scaffale.
Il punto è questo. Quando apri il libro la fascetta svapora, non aderisce più alla copertina. Quella perfetta fedeltà appiccicaticcia non esiste più: la fascetta, come una ragazza giovane sposata a un vecchio miliardario, traballa, si distacca, vorrebbe andarsene per i fatti suoi, scivola via, va di sbieco. Sfido chiunque a leggere tenendo con le mani libro e fascetta insieme. Inutile e impossibile. Che fanno i lettori normali in questi casi? Tolgono la fascetta e si godono la lettura.

Gli scrittori no. Come Francesco Piccolo da Fazio leggono il libro tenendo anche la fascetta tra le mani, un po’ pendente, un po’ ridicola, un po’ moscia. Faranno così anche per i libri degli altri, quelli che non hanno scritto loro? Non lo so. Però durante la lettura da Fazio Piccolo teneva in mano anche la fascetta. Mi immagino il dialogo in casa editrice.

«Quando sei in trasmissione dovresti lasciare la fascetta».
«Ok».
«Deve vedersi mentre leggi».
«Ok»
«Sei fortunato che ti mettiamo le fascette ai libri».
«Ok».
«Falla vedere bene».
«Ok».
«Cerca di farlo sembrare naturale».
«Ok».
«Non dire sempre ok!».
«Ok».
«Tranne che alle pratiche dominanti nel marketing».
«Ok».

Aspiro a diventare anch’io schiavo del marketing, scrittore bondage legato con le fascette rosse.

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7 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

7 risposte a “Lo scrittore bondage

  1. L’ho visto anche io. A parte che ci vuole del coraggio, e non dell’umorismo, per descrivere come si attacca al muro per il bavero un bimbo di cinque anni, queste marchette (scusa, volevo scrivere comparsate ma è colpa del T9) da Fazio diventano sempre peggio.
    Ci sono tante cose importanti di cui parlare e così poco tempo, per farlo, nella vita. Perderlo, alla tv, e quindi farlo perdere a qualche milione di persone, mi sembra ormai peccato da corte marziale.

    • Questa del bimbo al muro non la sapevo, ho cambiato canale dopo la prima apparizione di Piccolo. Mi è rimasta negli occhi l’immagine della fascetta rossa. Meno male che ho cambiato canale subito, altrimenti il post avrebbe avuto un tono ben diverso.

  2. Anche Gramellini ha sbancato assieme alla Gamberale con il libro “Avrò cura di te” ed ho letto solo critiche negative!
    Se la cantano e se la suonano da soli!!

  3. Fantastico questo post, sorrido nel ripercorrere l’intera lettura.

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