Identici e diversi

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Oggi sono a corto di argomenti, quindi vi toccherà un racconto che stava da tempi immemori nel fondo di un cassetto. Per fortuna domani è un altro giorno, come dice una delle donne più stupide e intriganti della letteratura (che amo alla follia), e qualcosa mi inventerò nel frattempo, così che il post di oggi scivoli subito via dall’home page per diventare vecchio nell’arco delle ventiquattro ore. Anche prima.

 

Quando la coscienza riemerge dal sonno il primo segnale che ti arriva dal mondo, che nel frattempo ha proseguito la sua folle corsa senza il tuo consenso, è lo sgocciolio del rubinetto che da mesi necessita di una riparazione, ma poiché nessun uomo si interessa di te da tempo, a maggior ragione sai che anche quelle gocce continueranno regolari monotone implacabili a battere sull’acciaio inossidabile del lavandino e nelle crepe ossidabilissime della tua solitudine.
Quasi contemporaneamente al rumore della goccia che ti ha riportato alla realtà che ti circonda avverti però anche la presenza di un corpo estraneo coricato al buio accanto al tuo e ne cerchi istintivamente il calore e sei portata a stringerlo per trattenerne il tepore sul tuo seno, sul tuo ventre, sulle tue gambe. Ti abbandoni completamente a quella carne calda, e solo qualche istante dopo aver fatto combaciare il tuo corpo al suo ti accorgi che l’uomo che hai accanto altri non è che Max e lo respingi bruscamente come se il pensiero di essere stretta a lui ti avesse fulminato: non toccare pericolo di morte.
Quante volte te lo sei detta e ridetta: tu e Max mai nello stesso letto. Invece Max giace stravolto e senza coscienza accanto a te dopo una notte di cui fai fatica a ricordare anche solo ciò che avete fatto. Poi a poco a poco ti riaffiora nella mente che era riuscito a convincerti, è straordinario come Max riesce sempre a convincerti ogni volta, a seguirlo tra i suoi amici gay, tra cui avrebbe dovuto esserci e poi ovviamente non si è fatto vedere quel tizio di cui Max ti racconta che è tre volte bello in modo assurdo perché è un mese che si sono messi assieme e da allora ti ossessiona di continuo con questa storia al telefono, per strada, e purtroppo anche nello scompartimento del treno che tu e Max prendete assieme da Milano al venerdì dopo il lavoro per tornare entrambi dalla vostre rispettive rispettabili famiglie di provincia per poi riprendere il treno della domenica sera che vi riporterà dalla provincia di nuovo alla Centrale. E quel treno già conclude la sua corsa al binario 20 che Max sta ancora ripetendoti per l’ennesima volta, mentre i passeggeri sono già tutti scesi, di quanto il tizio sia tre volte bello in modo assurdo e tu scuoti la testa e dici tanto lo sai come va a finire Max, lo sai che dura solo un mese, che tra una settimana e forse prima ancora sarà tutto finito, che non puoi farci troppo affidamento. E no che non finisce tra una settimana, dice lui, questa volta è già un mese, questa volta è quello giusto, devo fartelo conoscere assolutamente, sei tu che sei troppo pessimista perché si sa che scatta in te la gelosia ogni volta che trovo un bel ragazzo, perché tu non hai nessuno, perché è più difficile per te che sei una donna incontrare l’uomo giusto di quanto lo sia per me che sono un gay, che in fondo è colpa tua se non hai nessuno, perché voi donne volete compagni o mariti da cambiare, da plasmare, da trasformare a vostro piacimento, invece io accetto tutto della persona che amo, anche le imperfezioni che può avere anche se devo ammettere che questo con cui sto adesso è tre volte bello in modo assurdo e imperfezioni non ne ha.
Ti indigni delle sue parole e offesa te ne vai dal binario 20 senza neppure salutarlo. E giuri che non vuoi più sentir parlare di Max, che non vuoi più avere a che fare con un gay dalla doppia personalità, che se vuole rovinarsi prego faccia pure, si accomodi, e quando l’avrà preso in quel posto anche in senso figurato, rimpiangerà le tue parole, ma poi arriva un messaggio al cellulare ed è lui col suo scusa ti voglio molto bene. In fondo sai che è sincero, che domani farete di nuovo pace, che tu la puzza sotto il naso un po’ ce l’hai e a essere obiettiva non sei di gusti facili, cosa che peraltro non ritieni sia un difetto e se non fosse per la natura che ha deciso diversamente sulle vostre rispettive inclinazioni, potrebbe essere proprio Max quel calore umano che da sempre vai cercando. Intanto ingrassi.
Da quando in ufficio hanno sistemato quei maledetti distributori di merendine mangi e ingrassi senza sosta. Non ne prendi una soltanto, ne prendi tre o quattro insieme, più volte al giorno, te ne riempi il cassetto della scrivania, e mastichi di continuo, hai una fame nervosa che sa di solitudine, di carenza di carezze. E pensare che hai deciso di metterti a dieta, lo decidi ogni lunedì quando rientri al lavoro per arginare quei chili in piena, quel grasso che ti circonda e che finisce per frenare gli uomini che potrebbero ancora mostrare un qualche trasporto per te. Max invece è asciuttissimo, l’osservi con l’invidia che una donna sente per una rivale dal fisico scolpito. Quando lo accompagni per camerini e si toglie la camicia per provarne un’altra sempre aderentissima, perfetta su quel torace ben sviluppato, quelle braccia ben tornite, quella vita stretta, i muscoli della pancia senza un filo di grasso messa volutamente in mostra ai commessi che lo circondano, a te è capitato più volte di arrossire, qualche volta di avvampare di desiderio per un uomo che di uomo ha solo il nome, e ti viene una gran voglia di concederti. Non a lui ovviamente, ma di concederti. E chi se non Max può consigliarti con più competenza della tua migliore amica, che peraltro non sei sicura sia davvero la tua migliore amica, quando sei incerta su un vestito, con un occhio incredibile per le taglie e un gusto formidabile per l’abbinamento dei colori, che se lui è perplesso su ciò che vuoi indossare vuol dire proprio che devi farci una croce sopra.
Eppure ai tempi del liceo anche Max era parecchio in sovrappeso, lo sai perché l’hai visto da una vecchia foto che tiene nel portafoglio. Hai sbirciato e non dovresti, è male farlo, non è così che ci si comporta, ma eri curiosa e poi lui russava nel tuo letto ubriaco fatto. Quando andate per locali, come è successo anche ieri sera, lui non si controlla, due tre cinque, non si contano i miscugli che butta giù, e contrariamente a quanto crede non regge bene l’alcol, e alla fine stramazza nel tuo letto. Così hai scoperto quella foto tipo vacanze del liceo, dove Max si abbraccia con un altro. L’immagine mostra un Max in sovrabbondanza, l’altro invece pare un tipo arido. Max non ti ha mai parlato degli anni del liceo. Un buco nero che non vuole illuminare. Credi ci sia del dolore o dell’imbarazzo, forse è proprio di allora la scoperta della sua diversità, e anche se non riesci a immaginarti due ragazzi gay ai tempi del liceo, pensi che il suo fisico asciutto sia nato in seguito a qualche delusione proprio in quel periodo. Perché Max, anche se lo nega, ha una larvata anoressia che lo porta a controllare di continuo la sua linea. E intanto che osservi quella vecchia foto non puoi fare a meno di pensare quanto sia incredibile come tu tendi a ingrassare contrariamente a Max che dimagrisce. Che ci fossimo passati l’un l’altro i lipidi in eccesso? Ridi per non piangere, ma anche questo di accomuna a Max.
Questa notte però anche tu eri un po’ brilla, perché poi il tizio che aspettava non è venuto. Quello bello bello bello in modo assurdo aveva di meglio da fare che passare la serata insieme a Max. Alto tradimento? La cosa vi ha mandati in crisi entrambi, eppure non sei tu la diretta interessata e non c’entri nulla con le storie di Max, però sei stata anche tu tradita in passato più di quanto meritassi. Sai bene qual è la delusione ogni volta che si apre la porta del locale e il cuore ti sobbalza perché potrebbe essere il tre volte bello in modo assurdo che fa la sua apparizione e invece è solo il mondo che nel frattempo ha proseguito la sua folle corsa senza il tuo consenso, e ti sei messa a bere anche tu due tre cinque, non si contano i miscugli che hai buttato giù. E non ti basta a scacciare la tristezza il fatto che hai avuto ragione anche stavolta a metterlo in avviso, chiaro come l’oro che quello entro una settimana ti mollava per un altro. È la cultura del tradimento. I giri di Max sono un po’ così, anche se lui fa finta che l’amore esiste. Stanno con lui per quello che da lui possono prendere. Quel darsi sempre una via di fuga, un’altra chance, una sporadica avventura di cui sembra che tutti gli uomini indipendentemente dalle inclinazioni sessuali non possano fare a meno, ti fa restare male, soprattutto quando scopri che l’uomo con cui sei a letto ha moglie e figli, o anche solo una fidanzata e che stasera è lei la sfortunata mentre tu sei la prescelta, ma stai parlando di Max o della tua vita? Che bello il tepore del tuo corpo Max. E il rubinetto gocciola.
Non sai se stanotte hai fatto l’amore con un gay, è improbabile visto quanto avete bevuto ieri sera, sai però che oggi stai bene e vorresti che lui dormisse ancora un po’, che la sbronza te lo lasci immobile al tuo fianco finché il sole non inonderà la stanza. Resti avvinghiata al suo corpo e provi a immaginare come sarebbe la tua vita assieme a Max. In fondo desideri un uomo che ti ripari il rubinetto e si occupi di te, che ti dica scusa ti voglio molto bene e ti faccia sentire tutto il suo calore. Buffo che Max cerchi anche lui esattamente le stesse cose tue. Ti pare strano. Identici e diversi.

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7 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

7 risposte a “Identici e diversi

  1. Un bel racconto.
    Un uso della punteggiatura e dei verbi molto “parlato”, che a leggerlo mi ha lasciato davvero poco spazio per tirare il fiato. Io non riuscirei mai a scrivere così 🙂

    • Non ti ho fatto tirare il fiato? Interessante. Bisogna però capire se tutto ciò sia positivo, nel senso che non hai potuto smettere di leggere perché la prosa ti ha coinvolto completamente fino alla fine; oppure se sia semplicemente frenetica e senza ritmo, monocorde, perciò poco coinvolgente a livello emotivo, solo un fiume di parole in piena. Da parte mia posso solo dire che ho preferito non spaziare con una riga di stacco tra i vari capoversi proprio per non spezzare il fluire dei pensieri a cascata e non dare tregua a chi legge. Un flusso di coscienza in seconda persona.
      Il fatto che poi non riusciresti a scrivere così è perché non è questo il tuo modo di narrare, non è la tua voce. Non è neanche la mia, può funzionare solo in un racconto breve, quattro o cinque pagine al massimo, dopo di che si deve riprendere fiato, non credi?

      • Se fosse stata monocorde non l’avrei letta fino alla fine 🙂
        Secondo me stava bene così, tutta attaccata, come certo jazz di Capossela. Per farne un libro intero bisognerebbe essere Joyce col Finnegan’s, però con qualche pagina per riprendere fiato potrebbe venirci fuori qualcosa con il ritmo di Bukowsky, al mio orecchio.

        Che non sia la mia voce non c’è dubbio 😉

  2. Questo racconto mi ha sorpreso. All’inizio ho pensato che fosse uno dei tuoi esperimenti, tipo “adesso tocca a voi spezzettare la storia in periodi più brevi”, perché la prima cosa che balza evidente è la mancanza dei punti (intesi come segni di punteggiatura) a dare respiro al lettore. Poi ho letto il tuo commento in risposta a quello di Michele ed ho capito il tuo intento: hai reso bene il flusso di pensieri ininterrotto, come una corsa che riduce al fiatone (io sto ancora recuperando il mio!). La prima parte è più frenetica, la narrazione è più concitata rispetto alla seconda (mi è sembrato quasi di sentire la voce al telefono di una mia amica che racconta senza punti e virgole, come le dico sempre!) e la fine è in perfetto stile Helgaldo. Il mio giudizio è positivo. Non resta che provare a colmare un po’ di insoddisfazione a ‘sti ragazzi identici e diversi!

    • L’aspetto più interessante di questo racconto recuperato dal cassetto è che nasce in effetti come esperimento di una narrazione in seconda persona, mi piace molto narrare in seconda persona. A volte ci si domanda quale sia l’idea che fa nascere un racconto. In questo caso è una genesi duplice. Da un lato, l’origine più forte, è la voglia di narrare usando il tu; poi c’è l’immagine di un’amicizia tra un gay e una ragazza che ho conosciuto una volta nello scompartimento di un treno. Mi è rimasto questo ricordo sul quale ho inventato i fatti. Tutto qui. Il problema è che entro domani, che è già oggi, devo trovare qualcosa da scrivere sul blog, aiuto, non ho programmazione io, sono un povero blogger.

  3. Ho appena letto il tuo post di domani, cioè di oggi… Mi ha turbato!

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