Cattivissimo me (sconsigliata la lettura)

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Complice lo sciopero dei mezzi previsto per oggi, la revisione dell’auto non più rimandabile, il tostapane che non funziona, il digitale terrestre molto terrestre e poco digitale, mi ritrovo a scrivere «in diretta» per non saltare l’appuntamento quotidiano con me stesso, ma soprattutto con voi, con te, unico mio confidente.
Il tempo oggi è poco. Dovrò, subito dopo aver postato ciò che stai per leggere, uscire per raggiungere il posto di lavoro. Insomma, una giornataccia, oggi vado di fretta. I problemi sono aggravati dal fatto che non ho argomenti pronti per il blog, di solito «mi porto avanti» di almeno un giorno o due, proprio per evitare quello che oggi non sono riuscito a evitare. Sì, ma di che scrivo oggi?

Gli scrittori famosi del passato, ma anche i famosi giornalisti contemporanei, si attribuiscono una massima che avrai letto parecchie volte: avendo poco tempo oggi le scriverò una lunga lettera. Spero di non finire anch’io a dire queste stupidate. Intanto sono le 8 e 34 e non ho ancora deciso di cosa parlerò. Ieri notte l’emisfero destro del mio cervello assaporava nel sonno l’idea di darvi qualche inutile consiglio di scrittura. L’altra parte, la sinistra, più creativa, mi chiedeva invece di postare delle considerazioni molto personale su cosa debba essere un blog. Ha vinto invece l’emisfero centrale, esiste da poco e contiene poco, che ha deciso di parlare invece di voi, di te caro scrittore-blogger agli inizi di carriera, d’ora in poi ti definirò così, ti piace la definizione?

Caro scrittore-blogger che hai aperto un blog per farti conoscere da un pubblico sempre più vasto, in attesa poi di consegnargli il tuo primo libro degno di questo nome, stai sbagliando tutto.
Lo so, in rete i blogger più famosi ti suggeriscono in continuazione che uno scrittore deve avere un blog per poter allacciare rapporti cordiali e anche empatici con i propri potenziali lettori. Quindi ogni scrittore agli inizi di carriera sente che la strada del blog, la scrittura quotidiana – sono le 8 e 45 – costante e diligente, simpatica e acuta, professionale e non so quale aggettivo aggiungere, gli darà un «patrimonio di lettori», un bacino di potenziali acquirenti che poi andranno sulle piattaforme apposite per comprare il suo romanzo autopubblicato o pubblicato con la piccola casa editrice.
Però così proprio non va: i lettori crescono in percentuali da interesse bancario dello zerovirgola; non sai più di che parlare, passi dai consigli di scrittura a quelli di lettura; parli della programmazione editoriale del tuo blog come se fossi il direttore del Corriere della Sera; pubblichi dei racconti – la forma letteraria più difficile in assoluto – per dare un assaggio delle tue qualità stilistiche e narrative, e se anche tutti ti dicono bello!, sappi che non è vero: sono brutti, bruttissimi, solo che vengono letti da grandi ipocriti che ti lisciano perché tu possa rendergli l’ipocrisia quando pubblicheranno i loro racconti; inviti ospiti improbabili; vivi in una piccola comunità asfittica di blogger-scrittori con gli stessi tuoi problemi, con le stesse tue speranze, con gli stessi tuoi lettori; ti aggiri in un ombelico letterario dal sapore di setta.

Invece Memorie di una vagina, per esempio, ha un numero sterminato di lettori perché non parla di scrittura. Perché il lettore vuole storie che c’entrino con la vita, non con la letteratura. Bastano poche righe, un attacco dei suoi post, e lo capisci subito che Vagina è una scrittrice, non ha bisogno di puntualizzarlo ogni tre per due, lo dice il modo in cui sceglie le parole, struttura il periodo, elabora il concetto. Parlando di argomenti leggeri, che divertono per quel misto di stile, intelligenza, vitalità, cattiveria e non so quale sostantivo aggiungere, sono ahimè le 9 e 11.
I suoi post sono già capitoli di un libro che non ci sarà bisogno di riscrivere, basta pubblicarli pari pari, e lo compreranno in tanti, se già non l’hanno fatto.

Fossi un editore, o il suo diminutivo – un editor – non ci penserei due volte a metterla sotto contratto. Si capisce che ha talento, che sa scrivere, che sa soprattutto di cosa scrivere.

Parliamo di Studio illegale, il blog di Federico Baccomo Duchesne, che è migrato velocemente dal blog all’editoria, con Marsilio? Bisogna essere un editore cieco e sordo alla scrittura per non comprendere che i suoi post scritti dal posto di lavoro avevano già la stoffa letteraria giusta, un pubblico già pronto per l’uso. Duchesne faceva l’avvocato, oggi è scrittore. Vagina fa, credo, il copy domani (o già oggi) sarà una scrittrice, o almeno glielo auguro.

Ma tu che sei oggi scrittore-blogger, domani che cosa sarai? Se vai avanti così nel blog un insegnante, un impiegato, un panettiere, un cameriere. E no, così non va, cambia. Lo dico per te. Esci dall’orticello che ti sei costruito, parla della vita delle api, c’è gente molto interessata. Quello è un bacino di lettori interessante. Credi che stia scherzando? Uno che scriveva di queste cose, Maurice Maeterlinck, è arrivato al Nobel per la letteratura. E tu non vuoi nemmeno arrivare in libreria? Però prima fatti i lettori giusti, non gli scrittori sbagliati. Sono già passate le dieci, devo proprio andare.
O mi ci hai già mandato tu?

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16 commenti

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16 risposte a “Cattivissimo me (sconsigliata la lettura)

  1. “Studio illegale” non l’ho mai letto. Dovrò cominciare…
    Per il resto tutto vero, tranne una precisazione: il mare di internet è molto vasto e popolato. A parte qualcuno che cerca un like in cambio, mi dicono che i racconti sono belli perché ci credono: con tutta la gente che c’è, qualcuno che apprezza si trova sempre. Il problema è trovarne tanti, che apprezzino.

    • Tu sai bene quanto ti apprezzo, è bene che tu scriva tutti i giorni. Però se io fossi un editore in odore di scouting guarderei a quanti potenziali lettori attirano i tuoi racconti (più dei miei, tanto per capirci…). Sono belli e di qualità, ma fai comunque numeri troppo bassi per costituire un investimento editoriale con un ritorno. Mentre la Vagina, si sa, fa ben alte tirature…
      Dimenticavo: Studio illegale non pubblica quasi più nel blog, ora che è famoso. Puoi scaricare il meglio del blog, gratuitamente da Amazon, in questa pagina.

      • Sulle tirature de “la Vagina” ci si fanno persino i proverbi! 😛
        Scherzi a parte, lei è davvero molto brava: facendo la leggera dice cose profonde. Dal blog mi sono fatto l’idea che scriva per Cosmopolitan: date le tirature (del giornale) mi stupirei se non fosse PIU’ che brava.

      • La tua precisazione introduce un altro concetto importante, che meriterebbe un post ad hoc. Non si può scrivere in un certo modo se non si è già editoriali, penso anch’io che la signora non sia digiuna da pubblicazione professionale. Cosmopolitan o altro non so, ma è in quel solco, ha quel timbro.

  2. Intanto mi sono presto documentata, ATTENZIONE! FRASE VIETATA AI MINORI DI 18 ANNI – correndo a dare un’occhiata alla vagina di cui parli e naturalmente cosa ho scelto di leggere? Ma il post su Rocco Siffredi! Eheh, hai visto? Ben 135 thoughts on, dunque hai ragione: lei sarebbe pronta per pubblicare un libro di gran successo! E non per i numerosi seguaci che vanta in rete, ma perché è una che racconta bene le cose (ma forse dovrei rivolgermi direttamente a lei!).
    Non so quali reconditi scopi abbiano i blogger che discutono di scrittura, dando consigli, raccontando esperienze in questo campo, io posso confidarti il mio, che non è un vero e proprio scopo: se volessi conquistare un pubblico di futuri lettori, non mi metterei certo a blaterare continuamente di scrittori emergenti e di quanto sia faticoso tenersi stretto almeno questa etichetta. Mi piace la discussione, anche quella che non nasce dai commenti, ma che ciascuno potrebbe fare scaturire per sé, mi piace fare conoscere il mio punto di vista su alcune cose, senza pretendere che qualcuno entri nei miei pensieri per condividere o meno. Il mio blog è un megafono con cui mi sono buttata nell’affollata piazza virtuale, nulla di più!
    (Ora però che mi hai fatto scoprire la vagina che parla…andrò a spulciare altro di lei!) 🙂

    • Cara Marina, luce dei miei occhi, hai ragione… come sempre. 🙂 Questo post è rivolto soprattutto a tutti quelli che vogliono bruciare le tappe, che non aprono un blog solo per chiacchierare appassionatamente di scrittura come facciamo noi, ma puntano a diventare scrittori professionisti, magari in self-publishing utilizzando il blog come strategia di marketing. Gente che vuole vendere vagonate, vabbè valigiate, di libri. Se è questo ciò che vogliono realizzare è inutile vivere in una piccola comunità di scrittore-blogger amici, devono avere 3000 follower fissi, i 125 commenti a botta. Parlare di Rocco aiuta ad andare in quella direzione. Ma bada bene: Memorie di una vagina parla di Rocco o altre amenità con il tono giusto, mai banale, mai scontato. Quindi se lo merita il suo pubblico. Anch’io ho letto il post di Rocco per prima cosa, lo ammetto.
      Segnalo anche a te, come a Michele, il libro gratuito di Duchesne, se vuoi leggere dei post divertenti quasi quanto i miei, solo un po’ meno.

  3. Ma se a me sul blog piace discutere di scrittura? Dove altro lo posso fare?

    • Certo che puoi, anzi devi discutere di scrittura sul tuo blog e su blog che con te condividono questa passione. Credo però che quelli che vogliono fare da sé per vendere i propri libri, evitando le case editrici, e che intendono il blog come strumento di marketing, non arriveranno mai a niente parlando solo con altri scrittori. Mettiamo il tuo caso, Sherlock Holmes. Se fai self-publishing dovrai forse parlare del genere che tratti con gli amanti di quel genere, che sono tanti, e non con pochi appassionati di letteratura in generale. Fare cioè un blog tematico, che non ti serva per spaziare sui tuoi interessi generali, ma per costruiti un pubblico fedele su ciò che tratti. Sono tanti i consigli in rete per questo tipo di scrittori: un blog funzionale alla vendita dei libri. Lo scrittore vincente, cose così. Forse noi non siamo d’accordo con questo modo di fare blogging, forse non è il successo ciò che cerchiamo scrivendo. Ma quelli che sperano di vendere migliaia di copie col self-publishing, hanno altre strade da seguire?

  4. Accidenti, quanto hai maledettamente ragione.
    Sono anche io dell’opinione che parlare di scrittura non aiuti a vendere libri, per il semplice motivo che ci si rivolge ad altri autori e non a potenziali lettori. Difficilmente un autore esordiente/emergente è interessato a leggere i suoi simili.
    In ogni caso, per ora però ho scelto di non pormi il problema, parlo di scrittura perché mi piace farlo, non ci sono secondi fini. Tuttavia, sarebbe un esperimento interessante scrivere qualche post sugli argomenti dei miei libri…

    • Forse per salvare la capra dello scambio di opinioni con altri colleghi autori e i cavoli delle curiosità dei lettori bisognerebbe muoversi su blog paralleli non comunicanti.

  5. Hai spezzato tutte le mie speranze. Scrivo sul mio blog solo racconti brevi e un giorno vorrei fare una raccolta di racconti, ma leggendo questo articolo mi sono demoralizzato. Forse hai ragione tu, ma voglio provarci lo stesso.

    • Benvenuto, ma non deprimerti, anzi devi esaltarti. Io non voglio aver ragione sempre, ci sono casi – e l’ho scritto in un post successivo e opposto a questo dove ho torto, per fortuna. Verrò a leggere qualche racconto sul tuo blog con piacere.

  6. Io credo che alla fine ognuno debba essere se stesso. Se questo attira lettori, bene. Altrimenti: c’è tutto un mondo fuori dalla “stanza” (in cui si scrive). Per intenderci: chi se ne frega! Irvine Welsh neanche lo voleva fare lo scrittore. Scriveva racconti sul suo periodo da eroinomade per rivivere l’eccitazione di quei momenti. Poi è stato notato… Credo che tu intendessi dire qualcosa del genere, giusto?

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