Buone pratiche

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«Il sessismo in questo Paese c’è e si fa sentire. Anche nel linguaggio, che non è cosa da poco, il linguaggio cambia come cambia la società. Ad esempio alla Camera, in questa legislatura, il 30% dei deputati sono donne, non era mai accaduto. Ho appena inviato una lettera d’indirizzo a deputati e deputate perché si utilizzi il genere femminile quando ci si riferisce a ruoli e cariche rivestiti da donne. Ho poi inviato un’altra lettera alla segretaria generale affinché nei resoconti si rispetti il genere. È bene che sia l’istituzione parlamentare a promuovere queste buone pratiche già in atto da anni in altri parlamenti europei. Non sono quisquilie semantiche. Al contrario, è un problema di fondo. Dietro la lingua c’è il riconoscimento della persona. Declinare le professioni, le mansioni, i ruoli al femminile, significa accettare che anche una donna possa svolgere quelle attività. Negarlo, vuol dire discriminare. Perciò adeguare il linguaggio alla realtà che cambia non è un tema ozioso; è uno dei tanti aspetti da affrontare della questione femminile in Italia».

Laura Boldrini

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3 commenti

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3 risposte a “Buone pratiche

  1. Se un parlamento al 30% di donne ha comunque bisogno di richiedere l’uso di certi termini per via formale, significa che la partita è persa in partenza e che le prime a non crederci sono proprio loro.
    Senza contare che la maggioranza dell’elettorato è femminile: ancora una volta, evidentemente, sono le donne le prime a non credere in loro stesse.
    Dopodiché si potrebbe anche discutere se un parlamento debba preoccuparsi del sessismo o della corruzione, ad esempio, così come della gerontocrazia e del corporativismo che imperano in questo paese. Ma il discorso, a questo punto, potrebbe degenerare 🙂

    • Vale il titolo: è una buona pratica. Se le istituzioni dall’alto e chi scrive per professione dal basso iniziano per primi a usare il genere appropriato, con il tempo forse potrà entrare nella testa di tutti come un fatto naturale. Assurdo che avvocata suoni normale solo per la Madonna, e non per una qualsiasi donna laureata in legge che pratica la professione forense. E tu, se si rompe il rubinetto, imbianchi la casa, vuoi tirare su un muro, e ti si presenta un’idraulica, un’imbianchina, una muratora che fai? La lasci fuori o la fai entrare? Qui si aprono varie questioni…

      • La Madonna è avvocata perché senza santi in paradiso non si va neanche in tribunale.
        Quello che dico io è diverso: dovrebbero essere le italiane (madri, mogli, figlie, sorelle e quant’altro) a dire per prime: “perché non chiami l’imbianchina?”
        I bambini imparano e domani non ci sono più differenze di genere.
        Però vale anche a senso opposto: tu chiameresti un ragazzo (o un uomo) per tenere tua figlia mentre siete fuori casa (o al limite, anche solo per fare le pulizie e stirare)?

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