La giornata dell’editor

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9 e 5. Di qui io che giungo trafelato in ufficio, sfibrato prima ancora di iniziare. Di là loro, i manoscritti inediti, impilati e placidi, incuranti di tutto il mio trambusto. Immobili e invadenti, non mi danno tregua.
Hai voglia a smaltirli tutti. Quando pensi d’avercela fatta, di aver risolto definitivamente la questione cestinandoli, eccoli di nuovo davanti a te uno sopra l’altro come il giorno prima.
Me li lascia la segretaria dopo aver archiviato titolo e autore. Secondo me sono sempre gli stessi: escono con la spazzatura a cui sono geneticamente destinati per rientrare dalla porta con il postino che te li riconsegna il giorno dopo, belli puliti e indenni. Sono già le 9 e 10, come passa il tempo.
Armiamoci e partiamo.

Ho accorciato i tempi di lettura per non venir sommerso dalla pila. Mi limito ormai alle prime dieci pagine per trasferire gli impilati dalla parte sinistra della scrivania alla parte destra, quella degli impalati che la segretaria cestinerà dopo le 19. I pochi, rarissimi, che trattengo per leggerli con calma sul divano di casa sono gli unici che hanno una seconda chance. 9 e 15, ora del caffè.

9 e 30. Tornato dal caffè non ho più scuse.
«Era una notte buia e tempestosa».
Ma no! Possibile che mi arrivino ancora di questi manoscritti? Ma andate a farvi fottere, voi e il Proust che c’è in voi, che poi Proust non l’avete nemmeno letto (io neppure), e invece ve lo darei da leggere obbligatoriamente come punizione corporale. Non mi dispiace neanche un po’, caro Pinco Palla di scrittore, metterti nella zona destra della scrivania.
Avanti un altro.

«Era una notte buia. E tempestosa».
Qui almeno intravedo un tentativo stilistico, però anche questi romanzi ormai non li reggo più, troppo affettati, sono barocchi. Pensate di essere tutti dei Gadda, dei Márquez, e finite con lo scrivere alla Moccia, alla Faletti, o come scrivono i giornali. Prosa nervosa e spezzata, si dice. Intanto sono a pezzi i nervi miei, che devo leggervi.
Anche tu, caro mio, finisci nella zona destra. Avanti il prossimo.

«Era una notte buia e tempestosa?».
Ma no, maledetta segretaria che non capisci niente! Ma come fai a ficcarmi un saggio tra la narrativa? Faccio l’editor per la narrativa, nella saggistica non mi ci tuffo neanche morto, campo minato.
Apparentemente sembra che abbia meno complicazioni, meno variabili della narrativa. E invece è una brutta gatta da pelare. Come avrà fatto la segretaria a non capirlo che il manoscritto non era destinato a me, ma a Raimo, che questa è competenza sua. Però il favore di passargli un libro che poi magari vende, non glielo faccio. Parte destra della scrivania anche per te, sono un bastardo.
Avanti un altro.

«Era una notte buia e tempestata».
Tempestata?! Tempestata, tempestata… io questa parola qui non la conosco, mai frequentata. Controllerò sul vocabolario. Forse però in questo romanzo c’è una maggiore consapevolezza, c’è uno scavo psicologico più accentuato. Con una notte tempestata Palla Pinco vuol farci capire che la notte riflette su se stessa, è una notte filosofica, dalle mille sfaccettature. Ricca di sfumature esistenziali. Magari 50 sfumature esistenziali.
Lo scarterò lo stesso, peccato però, s’intravede un po’ di Pirandello, dell’ultimo Calvino, azzardo un Borges. Certo, è pur sempre un’eco lontana. E anche a pubblicarlo, poi, come lo presento al pubblico? Come il nuovo Calvino? I lettori già li freghiamo a sufficienza. Se osanniamo un esordiente paragonandolo ai mostri sacri, poi pensano che bariamo, che è solo marketing. E Palla Pinco non me lo compra più nessuno. Così Raimo se la ride e il sottoscritto se la prende in saccoccia, per non dire peggio. A destra, a destra. Destra preventiva.
Avanti il prossimo.

Già le 7 meno 5!
«Non era una notte buia e tempestosa».
Questo è quello che cercavo, finalmente un po’ di originalità, di freschezza, di mai letto! Me lo porto via, lo studio con calma, ben bene: eccolo finalmente il romanzo vent’anni avanti, trovata la nuova proposta editoriale. Spacchiamo il mercato, voglio proprio vedere la faccia di Raimo a questa bomba.
Ho solo un dubbio: non è che poi è troppo in anticipo sui tempi e il lettore non me lo capisce? Quasi quasi scrivo all’autore, anzi lo faccio subito, mi immagino come sarà contento di ricevere questa mia: «Gentile autore, la sua proposta editoriale ci interessa molto. Fra vent’anni».

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13 commenti

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13 risposte a “La giornata dell’editor

  1. Perché continuo a vedermi davanti agli occhi l’immagine di Snoopy che balla?

  2. “Era una notte placida e piena di stelle”.
    Uhm, vediamo, questo è un thriller, magari adesso spunta la coppietta che tuba su una panchina sotto il tiglio del parco, la ragazza sola, in pantaloncini che si dirige in fretta verso casa, dopo avere fatto due ore di footing e lo psicopatico maniaco ossessivo che spia la scena da lontano, pronto a mettere in atto il suo piano assassino; ma potrebbe essere la descrizione di un paesaggio che prelude ad una bella storia d’amore, che nasce o che finisce? Una lei che guarda il suo anello di fidanzamento mentre la luna si specchia sul lago? O un lui che corre assalito dal rimorso di avere tradito la moglie? Questa notte raccoglie lacrime o suggella unioni?
    Dai, oggi sono buono: una chance per questa storia che potrebbe raccontare qualunque cosa. Via, con me, a farmi compagnia con calma sul divano di casa.

  3. Ahahah… giuro che ho pianto dall’inizio alla fine. Un po’ anche nel mezzo. Bravo, proprio bravo. Ho un dubbio però… e se tu fossi davvero un editor?

    – No, non è possibile. Io, Hell, lo conosco bene. Mica può fingere d’essere un editor se non lo è. Va bene prendere per il culo, ma fino a questo punto… E se lo fosse? –

    Ehm… scusi, caro, esimio, egregio addirittura, Hellmaster, avrei una proposta editoriale da sottoporre alla sua onorevole… Ma che dico?! Onorata, onorata attenzione. È un pezzo davvero innovativo, con uno stile originale, un linguaggio mai visto prima, a metà fra Don DeLillo e D.F. Wallace, con un pizzico di Thomas Pynchon, ma solo nel mezzo… o nel durante? Va be’, diciamo una cosa alla Paul Auster… ma con una trama solida, ben intrecciata. Non ingarbugliata, per carità, non arriverei a tanto. Solida, soprattutto solida.

    Se non le dispiace, e sono sicuro, certo addirittura, che non le dispiacerà, le posterei giusto le prime venti o trentamila righe… No? Be’, ma almeno l’inizio… Guardi, inizia così: «Era una notte. Buia, quasi. Ma tanto, tanto tempestata». Che ne pensa? Le mando il manoscritto intero?

    • Gentile dott. Anfuso, leggo or ora il suo scritto. La sua storia è ottimamente strutturata nei tre atti classici: «Era una notte (inizio). Buia, quasi (parte centrale). Ma tanto, tanto tempestata (finale)». Purtroppo siamo però costretti a rifiutarla: la nostra casa editrice pubblica solo storie strutturate a puzzle. Una nostra particolarità di nicchia che ci permetterà di sopravvivere nel mercato editoriale.

  4. Dante:
    Nel mezzo del cammin di nostra vita,
    fu una notte buia e tempestosa
    che la diritta via era smarrita.

    Manzoni:
    Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzanotte, tra nubi buie e tempestose

    Tolstoj:
    Tutte le notti buie si somigliano, ogni notte tempestosa è tempestosa a suo modo

    Collodi:
    C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta una notte buia e tempestosa.

    May Alcott:
    “La notte non sarà buia senza tempesta” borbottò Jo, stesa sul tappeto.

    Nabokov:
    Lolita, notte della mia vita, buio dei miei lombi. Mia tempesta. Lo-li-ta.

    • Gentile dott. Scarparo, leggo or ora la sua proposta editoriale. La sua idea di ripercorrere «La notte buia e tempestosa» nella storia della letteratura mondiale è apprezzabile. Purtroppo siamo però costretti a rifiutarla: la nostra casa editrice pubblica solo saggi di letteratura su autori che non hanno mai pubblicato nulla. Una nostra particolarità di nicchia che ci permetterà di sopravvivere nel mercato editoriale.

  5. Perché proprio rosa Liala e non noir Lucarelli? 😛

    • Liala Lucarelli, lo saprà bene se segue le nostre pubblicazione, è la nostra autrice di punta. Il suo mix di storie tra il noir e il rosa, edito nella collana Rosa-Noir, è fondamentale per il nostro successo editoriale. Potevo anche dire «Lucarelli, batti un colpo», però vista la nostra frequentazione quotidiana in casa editrice ci chiamiamo tutti per nome. Liala Lucarelli, Lilù per gli intimi, per noi è Liala e basta. 🙂

  6. Stop! Rido e basta! 😀 😀

  7. Trovo l’idea esilarante, ho riso un sacco, complimenti. Anche le revisioni degli incipit di Michele sono buffissimi. 😀

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