Sogno di una notte d’autunno

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Vi racconto un sogno che ho fatto l’anno scorso.

Indossavo un cappotto fatto interamente a maglia, da cui si è staccato un bottone. E poi mi sono accorto che il cappotto si stava sfilando da sotto, come se una mano invisibile tirasse il filo, così diventava sempre più corto e mi scopriva le gambe, e avevo freddo. Mi stava anche stretto questo cappotto, non era della mia taglia, e provavo una sensazione di disagio a indossarlo, perciò ero contento che si sfilasse, così la facevo finita. E poi ho capito che il cappotto non era neanche mio, ma apparteneva a un altro. A quel punto mi sono completamente rilassato e non mi interessava più di niente.

L’ho sognato il 14 novembre. Se non l’avessi trascritto la mattina dopo si sarebbe perso per sempre. Quindi è meglio che l’abbia segnato, potrebbe tornarmi utile un domani per un romanzo che contenga un sogno. Quando nei libri leggo che il protagonista sogna, di solito non viene riportato proprio il sogno, ma un suo pessimo riassunto, troppo letterario, una descrizione talmente razionale che con i sogni c’entra poco o niente.

Ma come devo interpretare questo sogno? Chi si arrischia, tra voi scrittori o psicoanalisti, a darmene una spiegazione?
E poi, secondo voi, i sogni si devono interpretare o è meglio lasciar perdere?

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19 commenti

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19 risposte a “Sogno di una notte d’autunno

  1. Di’ la verità, hai ricominciato con la droga? Lo sai che ti fa male, su.

  2. Non so perché, ma mi ci sento preso molto in causa in questo post marzulliano…

      • È che non ho più l’età per mangiare peperonata a cena 😀

      • La peperonata non la mangio più da un pezzo per non avere incubi. Invece a volte sogno, e trascrivere un sogno, se ancora lo ricordi quando ti risvegli, è un po’ come scrivere sulle tavolette d’argilla. Non viene bene, non quadra niente, però c’è qualcosa che la parola scritta riesce a trattenere dell’inconscio. Si capisce che è un sogno vero quello che ho trascritto, e non un sogno immaginario?

      • Se devo essere sincero no 🙂
        Ormai è passato per la tua parte razionale e, secondo me, è diventato indistinguibile da una fantasia “a tavolino”. Credo invece che sia possibile scrivere sogni che “sembrano” veri, così come si scrivono dialoghi che “sembrano” reali ma che sarebbero improponibili, in realtà, nella vita quotidiana.

      • Assolutamente vero. Mentre scrivevo il post riportavo il sogno dai miei appunti e già cambiava rispetto a essi. Era più razionale, mediato dalla scrittura. E gli appunti stessi, pur presi nell’immediatezza del risveglio erano già lontani dalla vividezza del sogno. Della visione originaria secondo me resta la stringatezza dei fatti, poche righe, come a volte i sogni sono rapidissimi nel loro incedere. E una dose di illogica logicità, che spesso nelle pagine dei romanzi manca completamente o quasi. Torneremo su questi fatti: magari un giorno giochiamo tutti insieme a produrre un sogno il più veritiero possibile. Qualcosa che leggendo si debba dire sì, è proprio come nei sogni.

    • Marzulliano sarà lei! 🙂

  3. Vuoi un’interpretazione al tuo sogno? Che problema c’è: la dott.ssa Marina Guarneri, laureata in Giurisprudenza, ma psicologa per passione e mezza vocazione, ti offre d’emblée la sua consulenza.

    Qualcuno ti ha regalato un cappotto di maglia poco gradito, lo indossi sentendoti a disagio perché è scomodo, non è della tua misura, però lo tieni perché ti è utile per coprirti dal freddo, dunque ti sta risolvendo un problema.
    Un evento esterno, la rottura del bottone, causa lo sfilamento della lana: torna il freddo, ma almeno non sei stato tu a rinunciare al cappotto, non sei responsabile, è accaduto!

    Il significato?
    Avevi un problema (una bega, un cruccio) e qualcuno ha provveduto a fornirti una soluzione che non ti vedeva del tutto d’accordo (il cappotto stretto), ma l’hai accettata perché l’unica possibile in quel momento. Poi è successo qualcosa (il bottone caduto) che ha cambiato le carte in tavola e ti sei, finalmente, liberato del consiglio ricevuto (il cappotto che si sfila), che evidentemente pesava più del problema (bega, cruccio) ora riemerso (mo’, beccati il freddo alle gambe!).

    “Tutto fatto signore. Mezza corona, prego!”

    • 🙂

      Nel sogno il cappotto era stato fatto con i ferri, in casa, come quando la nonna ci propina quei suoi maglioni terribili. La lana era grossa, e si sfilava dal fondo, il bottone era caduto per conto suo in precedenza. Ma la perdita del bottone non mi disturbava. Mi è rimasto impresso invece il filo che tirato si mangiava il cappotto che spariva a vista d’occhio scoprendomi le gambe a gran velocità. Quand’è la prossima seduta, dottoressa?

      E poi un sogno, tu, lo descriveresti in un romanzo come ho fatto io nel post, oppure lo presenteresti in modo più gradevole, per farne apprezzare la visione onirica, o al contrario in modo ancora più rozzo e incomprensibile?

  4. I sogni hanno sempre qualcosa di sconclusionato per natura, perché mettono insieme pezzi di subconscio che, elaborati, prendono forme strane, però ho notato che, per esempio i miei, hanno sempre un filo conduttore, una figura e luoghi ricorrenti. Descriverli come sono sarebbe più intrigante, secondo me, ma forse solo per chi li racconta, chi legge vuole sognare anche dentro il sogno altrui, dunque una presentazione più gradevole avrebbe più efficacia. Il tuo sogno così com’è non è ricercato ma nemmeno grossolano, è strambo come dev’essere un sogno: per inserirlo in una racconto dovrebbe rappresentare un tassello importante della storia, significare qualcosa. O no?

    • Infatti. Tutte giuste le tue osservazioni. Sono d’accordo, come dico anche nel commento per Michele, che resta del vero sogno la stramberia, cosa non facile da realizzare su una fantasia. Difficile poi inserire quel sogno in un romanzo, non significherebbe nulla. Però l’avevo segnato sui miei appunti per non dimenticarmi proprio la struttura di questa stramberia. Forse è il vero valore di quell’appunto. Inventarsi un sogno falso sulla falsariga di un sogno vero. Un giorno proviamo a giocare con i sogni, esattamente come facciamo per la nostra mezza corona, prego? Ci stai?

  5. Il tuo sogno mi sembra assolutamente nella norma dei sogni, almeno per come vengono raccontati. Sembra che sia la norma essere protagonisti dei propri sogni. Per me no. Io faccio spesso sogni come film, in cui osservo, ma non ci sono…

  6. iara R.M.

    I sogni per quanto assurdi contengono sempre qualcosa di intimamente nostro e di fortemente reale. Il tuo mi ha fatto pensare a una crescita…
    Il fatto che il cappotto si sfilasse dal basso e diventasse sempre più corto, mi ha dato l’idea dei pantaloni che si accorciano man mano che si cresce e si diventa più alti. E poi, il bottone che cade…
    Credo che diventare “grandi” implica sempre la conquista di qualcosa, ma anche la perdita di qualcos’altro.
    Per quanto disagio possa causare l’affrontare situazioni nuove, ad un certo punto si capisce che non si può star bene indossando vecchi vestiti che non ci stanno più e che sembrano non appartenerci.
    Del resto, come potrebbe ripararci dal freddo un cappotto in cui entriamo appena? Perché a questo serve un cappotto… a ripararsi, a proteggersi dal freddo.
    Nel tuo sogno, forse, hai sfilato via l’indecisione di vivere un progetto, un’idea, un cambiamento, un’evoluzione che ti senti pronto ad affrontare.
    O forse no.
    Ma io al tuo posto non cestinerei questo appunto.
    Possiamo trovare sempre un significato utile in quello che scriviamo.
    (o magari, inventarlo!)

    Buona serata ^__^

    • Grazie Iara della tua interpretazione, che è già una storia. Senza rendercene conto mentre interpretate il mio sogno, sognate un po’ anche voi a occhi aperti, e le storie si moltiplicano partendo dalle stesse parole. Non temere: custodirò il sogno, sperando che ne arrivino altri. Se nel frattempo sogni anche tu, qui c’è tutto lo spazio per raccontarlo e archiviarlo.

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