Il tempo dell’azione, 25 febbraio

foto_matite_circolo_hd_1

Qualsiasi romanzo, anche il più sperimentale, si svolge sempre all’interno di un tempo narrativo. Lo so che lo sapete. C’è bisogno forse di farne un post?
Se però d’acchito vi chiedo quali strumenti utilizza uno scrittore per gestire al meglio il tempo dell’azione narrativa, allora l’osservazione iniziale smette di essere scontata e può interessare a chi non è stato in grado di rispondere d’istinto alla domanda che vi ho posto.
Come si gestisce l’azione sulla timeline del tempo? Se pensate che lo sappia a memoria state freschi. Per fortuna in un’epoca remota mi ero annotato qualcosa sull’argomento in una paginetta del mio solito quadernetto dove sono confluiti i miei appunti di scrittura.

Uno scrittore gestisce l’azione narrativa sulla timeline del tempo utilizzando quattro strumenti:

1. Il foreshadowing
2. Il flashback
3. I tempi verbali
4. La punteggiatura

Dato che mi sta a cuore soprattutto il primo punto, punto parecchio trascurato nelle scritture che a volte trovo in rete, concentriamoci per ora su foreshadowing e flashback. Di tempi verbali e punteggiatura parleremo un’altra volta, anche per non allungare a dismisura questo post, che non va mai bene.

Il foreshadowing – lo sapete – è un presagio, un’anticipazione, una prefigurazione di un’azione futura: un salto in avanti nel futuro.
All’opposto, il flashback è un ricordo, un salto indietro nel passato.

Sul flashback vi dirò poco o niente. Un po’ perché lo conoscete bene, un po’ perché mi sta antipatico, lo licenzio in due battute. Se durante la narrazione avete bisogno di un flashback, quindi di raccontare al lettore qualcosa che è successo prima di ciò che avete scritto a pagina 1 del vostro romanzo; un segreto, un episodio che ha segnato il protagonista da piccolo, e altre cose di questo tipo che non è il caso che vi riporti, sappiate che la mia stima nella vostra opera, e forse anche nella vostra persona, precipita.
Salvo solo gli scrittori all’Omero, che però racconta tutto ciò che è successo nei dieci anni di esilio di Ulisse in un unico lunghissimo e affascinante flashback, di cui ci dimentichiamo persino l’esistenza mentre leggiamo, dato che tutta la storia è basata sul racconto di quel lungo tratto di peregrinazioni nel Mediterraneo. In questo caso il flashback coincide con il romanzo stesso ed è un elemento assoluto di valore.
Invece il flashback che non mi piace è quello legato a un piccolo episodio, a una singola scena, a una sola rivelazione. Anche se la letteratura lo consente, questo genere di flashback è orrendo. Se dovete far riferimento a qualcosa che sta fuori dalla timeline della narrazione, vuol dire che non avete ponderato a sufficienza la vostra struttura narrativa e mettete una pezza a un buco, pezza che si vede, perché presa da un’altra storia, da un altro tessuto.
Il mio consiglio, per ciò che vale, è di cercare di evitare questi flashback estemporanei, o se proprio non ne potete fare a meno, in qualità di esorcista vi impongo, anime dannate, di lasciare immediatamente questo blog.

Tanto è rozzo il flashback che vi ho appena descritto, quanto è raffinato – sempre a mio parere, ovviamente – il foreshadowing, l’anticipazione.

Ne ho vista una interessante ieri sera in un film in tv, che ha scatenato il post che dovete sorbirvi ora, e voglio raccontarvela, perché un esempio vale più di mille teorizzazioni.
Il film in questione è Scialla!, con Bentivoglio nella parte di un ex professore di italiano che mette d’accordo pranzo e cena facendo da ghostwriter alla biografia di una pornostar, con cui finirà pure a letto: ottimo motivo nella vita per fare il ghostwriter.

Nel film una donna, che ha avuto in gioventù con lui un unico rapporto sessuale dopo una premiazione a un concorso letterario per racconti (notate l’utilità del post anche da questo punto di vista: se vincete un concorso letterario prendete tutte le precauzioni del caso prima di presentarvi a ritirare il premio), bussa alla sua porta dopo tanti anni per affidargli il frutto quindicenne del peccato, a cui il professore dovrà fare oltre che da professore anche da padre senza rivelarlo. Il quindicenne non ha voglia di studiare e Bentivoglio fatica a fargli capire l’importanza dello studio, in primis della letteratura. Parlandogli di Iliade, il professore si scalda nel tentativo di spiegargli il concetto di pietas, mostrandogli l’immagine famosa di Enea che fugge da Troia con Anchise sulle spalle. Ecco qui, espresso direttamente, il rapporto padre-figlio e il concetto di famiglia. Nella scena però si parla soprattutto di letteratura.
Venti minuti dopo, verso il finale del film, il ragazzo si caricherà sulle spalle Bentivoglio, colpito da un’ernia che lo paralizza, per riportarlo fino a casa, introducendo così il loro specifico rapporto padre-figlio.
La citazione dall’Iliade, la raffigurazione dipinta di Raffaello che si vede nel film, altro non è tecnicamente che foreshadowing, anticipazione che sarà compito del lettore (dello spettatore), andare poi a comporre nel puzzle della storia. È un momento, a differenza del flashback che trova il lettore passivo rispetto all’informazione che riceve, di grande partecipazione attiva all’opera. Da lettori, siamo noi che scopriamo la relazione tra i due fatti, e questo ci gratifica. Per questo dico che il foreshadowing è un meccanismo elegante.
A volte anche sottile. L’incipit del Barone rampante, descrive immediatamente gli alberi oltre la finestra del palazzo in cui vive da bambino Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista del romanzo: altro esempio più sfumato di foreshadowing, che agisce a livello quasi inconscio.

Se volete migliorare le vostre prestazioni letterarie giocatevi qualche foreshadowing nei vostri racconti, partite da lì. Magari vincerete più facilmente qualche concorso letterario, ma… preservativo!

Annunci

23 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

23 risposte a “Il tempo dell’azione, 25 febbraio

  1. “Estote parati!” diceva qualcuno 🙂

  2. Ecco perché ti piace tanto partecipare ai concorsi letterari… XD

  3. Mi considero un’anima dannata, allora e dovrò lasciare questo blog 🙂 A me i flashback piacciono e ho parecchie scene che guardano al passato.
    Comunque, interessante questa faccenda dell’anticipazione, ci penserò su.

    • No, no, no. Io che mi vantavo di avere Anima di carta tra i seguaci 😦
      Resta, ritratto tutto. Non puoi proprio farne a meno? Fallo per me… o allunga il flashback, fai come Manzoni, due capitoli di Monaca di Monza, racconto nel romanzo.

      • Resto, ho bisogno che ogni tanto qualcuno mi dica che sto sbagliando tutto 😉
        Ma parlando seriamente… se la storia si compone dei fatti A, B, C e D, e io li racconto nell’ordine C, B, A e D (e quindi B e A sono due flashback), è tanto terribile?

      • Non solo non è terribile, ma è assolutamente giusto. Il flashback che indichi tu è quello di valore, all’Omero appunto. Detto in altri termini, la tua struttura ti permette di narrare in medias res, che è uno dei grandi pregi della letteratura.
        Il flashback che invece bisognerebbe estirpare dalle nostre storie, perché rozzo e dilettantesco, è quello che si insinua in un blocco narrativo spezzandolo in due parti per permettere l’aggiunta di qualche informazione del passato necessaria alla comprensione della seconda parte del blocco stesso.
        Insomma, hai un blocco B spezzato in due da un piccolo segmento A che è pura informazione indispensabile solo per comprendere la seconda parte del blocco, quella che devi ancora leggere. In questo caso il flashback A è una mera pezza narrativa per nascondere una carenza strutturale della storia.
        Il tuo schema C, B, A, D si potrà sempre ricomporre in A, B, C, D. L’Odissea, per esempio, segue la tua linea del tempo. Anche Pulp fiction, con un po’ di pazienza, la puoi ricostruire linearmente.
        La storia della monaca di Monza no, rientrerebbe nella frantumazione in due di un unico blocco narrativo. Ma poiché questo flashback occupa due capitoli interi diventa un romanzo nel romanzo. Considera inoltre che Manzoni sceglie un narratore onnisciente che gli permette queste acrobazie e che Manzoni è Manzoni, e allora resta un capolavoro di flashback. Ma se Manzoni avesse scelto di limitare il passato della monaca di Monza a mezza paginetta all’interno della vicenda dei Promessi sposi, allora sarebbe stato un pessimo flashback, anche se ideato da Manzoni. Almeno, io la penso così.

      • Un discorso interessante, andrebbe approfondito (se non lo hai già fatto in un post). Ti ringrazio per la spiegazione… e sono un po’ sollevata 🙂

      • Sono felice che sei sollevata: perché non lo scrivi tu un post su questo argomento, hai molti più visitatori di me, così sentirai altri pareri sull’argomento, magari opposti al mio, che è sempre meglio di una voce sola. Lancia la questione, metti in campo le diverse posizioni e senti come fanno gli altri a gestire i flashback. 🙂

      • Non credo di essere abbastanza ferrata per un confronto così ampio tra i vari tipi di flashback, ma se vuoi essere mio ospite ne sarei onorata 🙂

      • Ti ringrazio dell’invito, ma non credere che ne sappia più di te su questi argomenti. Il bello della rete è però poter rilanciare discussioni ritenute interessanti. Per questo ti proponevo di parlarne nel tuo blog, che so essere molto seguito. Vedrai che se ne parli tu, poi vengono i veri esperti a raccontarci cose davvero interessanti. 🙂
        Non si tratta di avere le risposte alle questioni, ma di porre le domande giuste che stimolino degli interventi.

      • Allora ci penso su e vediamo che viene fuori 🙂

      • Alla fine l’ho fatto (il post)… 🙂

      • L’ho letto, appena ho tempo vado a contribuire. Però una cosa posso dirtela già qui: non sono un anziano saggio sulla montagna, sono un anziano rompicoglione sul cantiere in costruzione.

      • Ahah almeno su una cosa quindi ci ho preso 😉

  4. Seguo a ruota Maria Teresa e mi congedo con un poetico “Peccato, è stato bello!” 😦

    • Marina, non puoi lasciarmi per una parola di troppo, certe divergenze sono il sale di un rapporto. Le ho dato solo un bacio, rovineresti tanta momenti felici passati insieme per una parolina di troppo, per un misero bacio? Resta, ti prego.

  5. Ho visto quel film qualche anno fa e, per quanto il titolo possa far pensare a una robetta per “bimbiminkia” (si può dire o mi censuri?) ho trovato la storia intelligente, piacevole, e ben gestita.
    A parte questo, io non credo che avrò bisogno di flashback e flashforward visto che il romanzo su cui sono all’opera spazia fra due timeline distinte e parallele (passato e presente). Forse qualcosina, ma di poca importanza.
    Anche questo merita l’epurazione? 😀

    • Niente epurazioni mai. Però ogni volta che c’è un flashback deve scattare un campanello pronto a dirmi se davvero quel ricordo, quella parte precedente è fondamentale per la costruzione della storia. E se la risposta è sì, perché non ce l’ho messa all’interno della mia storia e devo andarmela a prendere posticcia. Due timeline? Alta ingegneria. Non ti invidio.

  6. Devo smettere di farmi accompagnare dal marito ai concorsi letterari!
    Le pennellate di anticipazione che hai descritto sono molto raffinate e non sempre si è in grado di gestirle bene, la mia idea è sempre quella di non strafare.
    Il povero flashback non mi sta né simpatico né antipatico. Non lo uso spesso, nei racconti sherlockiani spesso più che flashback ci sono racconti a cornice, in cui il corpo del racconto è avvenuto prima rispetto al contorno, ma solo in un caso c’è un vero e proprio flashback. Non mi spiace rievocare con il dialogo qualcosa di accaduto prima, soprattutto se si riesce a creare la giusta aspettativa.

    • Hai ragione Tenar, tra l’altro esistono molti espedienti al flashback. Il dialogo che riassume qualcosa del passato è uno di questi. Non scordiamoci poi lettere, documenti, titoli di giornali che nelle storie gialle possono essere validi strumenti per darci informazioni su cose già successe. A volte basta uno strillone per strada a raccontare fatti che servono alla narrazione. Perché non ne fai un post quando hai tempo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...