Sogno e son desto

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Non più tardi di qualche giorno fa vi ho raccontato un sogno che avevo fatto e che mi ero poi trascritto alla mattina in un quadernetto di appunti per non dimenticarmelo.
In quel post mi chiedevo, e chiedevo a tutti voi, come si può rendere vivido e credibile un sogno in un romanzo, senza perdere la peculiarità di questa esperienza inconscia.
Qualcuno, giustamente, mi faceva notare che descrivere un sogno in letteratura, allo stesso modo della stesura di un dialogo, è sempre una finzione, finzione che diventa credibile solo grazie alla capacità tecnica dello scrittore.
Ok, sono d’accordo. Un dialogo in letteratura non è la fotocopia di un dialogo reale, ma se è gestito bene dal punto di vista tecnico della scrittura, riesce a ingannarci al punto da suonarci più reale di un dialogo vero tra persone.
Identica situazione per i sogni: sarà il modo in cui lo descriviamo a darci l’idea di sognare veramente.

Ma in cosa consiste questa tecnica? E, soprattutto, si può applicare una tecnica specifica per rendere credibile la descrizione di un sogno? Istintivamente mi viene da rispondere di no, che non esistono tecniche specifiche.
Però poi scatta una scintilla, e mi si accende Manzoni nella mente.
Spesso un sogno consiste in tante immagini che si rincorrono senza uno schema fisso, ma che conservano ancora una qualche aderenza alla realtà.

«Bravi, don Rodrigo, Renzo, viottole, rupi, fughe, inseguimenti, grida, schioppettate».

Non sarà allora che la tecnica consiste nel togliere tutto tranne i sostantivi? O esistono altri modi per sognare a occhi aperti nella pagina di un libro?

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12 commenti

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12 risposte a “Sogno e son desto

  1. Il metodo che descrivi è brutale, ma a suo modo efficace.
    La questione di base è una: dal punto di vista fisiologico, durante un sogno si attivano varie zone del cervello ma non quelle deputate al concatenamento logico. Ecco perché ci pervade questo senso di stupore incapace di comprendere. Allo stesso modo, se voglio procurare un’esperienza simile in chi legge, devo fare in modo che non possa concatenare le immagini che gli presento. Però le immagini stesse devono avere una sovrapposizione nell’area semantica, permettendogli quindi di fluire da un’immagine all’altra; se non lo facessi, diventerebbe solo un guazzabuglio incomprensibile.

    • Ottima analisi, e anche sintetica. Hai ragione, il guazzabuglio del sogno sarebbe incomprensibile, quindi inutile in un romanzo. D’altra parte spesso incontro nei romanzi dei sogni che sono delle semplici descrizioni, come se spiegassimo un ambiente, un carattere, una normale scena al ristorante. Bisognerebbe stare in una via di mezzo, ma credo sia difficile. Mi è piaciuto nella sua semplicità il tentativo (famoso) di Manzoni, che nei fatti applica una figura retorica ben nota, l’asindeto. Forse quindi è solo la tecnica applicata alla parola che avvicina il sogno alla letteratura.

      • L’asindeto, tuttavia, è come un incalzare di immagini che fluiscono in rapida successione, ma ci sono sogni ben articolati con dialoghi, azioni coerenti, tempi che hanno solo un sapore unico. Ecco, per me i sogni hanno un sapore, chiuso in un’atmosfera irripetibile, che nessuna parola saprebbe immortalare. A me è capitato di descrivere sogni particolari, di averli scritti per non dimenticarmene, ma quando poi mi sono trovata con gli occhi svegli a leggere ciò che avevo trascritto, nella frenesia di non farmi sfuggire nulla, quel sogno si è banalizzato, ha perso qualunque magia. Perché per me il sogno è magia: la magia di un luogo solo immaginato, talmente perfetto da sembrare vero; la magia di un’azione vissuta come dentro una bolla… Non so, al risveglio, tutto ciò che sei stata in quel sogno si appiattisce, la realtà è diversa, completamente diversa e, poiché, a prendere carta e penna è la tua mano “reale”, niente, nemmeno la tecnica più precisa, potrà ricondurti dentro ciò che sei stata dentro il sogno o restituirtene il sapore.
        In buona sostanza, ho scritto di getto tutto sto papello solo per dire che i sogni, nella letteratura, servono per abbellire la narrazione, possono dare efficacia alla storia, ma mai essere quello che sono: le personalissime rielaborazioni inconscie di ricordi, paure, emozioni, che come tali, non possono in alcun modo essere descritte in maniera autentica.

      • Parlerei di sogni con te tutta notte (per tenerti sveglia), questo argomento mi affascina. Ma tu, hai mai inserito un sogno in un racconto, in un romanzo? Un sogno immaginario, intendo.

  2. Sì, l’ho fatto, nel primo capitolo di un romanzo in standby, era l’incubo del protagonista che nel sogno violentava la persona di cui si innamora. Nessuna descrizione, però, della violenza in se, solo sensazioni visualizzate.

    • Vedi che sono telepatico. Tutti questi post sui sogni servivano solo per farti tornare in mente il tuo incubo in standby. Forse è il caso di rispolverarlo… Se ti chiedessi di raccontarmelo, tanto non viene mai nessuno in questo blog, tu me lo negheresti mandandomi a letto senza cena (che poi mi vengono gli incubi?)

  3. Solo un assaggio se no rischi l’indigestione:

    Nebbia, lo sguardo oscilla: destra sinistra destra sinistra; la visione è obliqua: un corpo disteso su un prato umido; la scena si capovolge: un corpo appeso ad un prato umido.
    Lei, il fiato corto amplificato, le gambe flesse e il cuore in tumulto: tutum – tutum – tutum.
    Una musica in sottofondo, i suoni si allungano, si strappano; la luna ha la bocca aperta, gli occhi serrati.
    E sta piangendo.
    (Omissis)

    Buona cena!

  4. ikuyo

    Ciao sono nuova del sito e devo dire che l’argomento mi incuriosisce molto.
    Negli ultimi anni avevo smesso di sognare, ma da quando ho ricominciato a farlo faccio sogni molto particolari, alcuni li ho trascritti perché mi piacerebbe creare delle storie non appena finisco quella che sto trattando.
    La cosa che più mi limita è che all’interno del sogno i dialoghi hanno una logica ben precisa che poi non riesco a ripetere, all’interno del sogni poi i fatti hanno un senso perché so quello che è accaduto prima ma nella realtà scordo tutto.
    Penso che questo sia il vero limite di raccontare un sogno a meno che non ci si dedichi anima e corpo a cercare di tirare fuori tutto dalle immagini e dai suoni che si ricordano.

    • Ciao, e benvenuta. Sono contento che sei stata attratta da questo argomento e hai accettato di raccontare il tuo rapporto con i sogni. Direi di sì, è difficile, quasi impossibile riprodurre l’atmosfera e le sensazioni che si vivono nei sogni. Forse sono talmente nostri che raccontandoli agli altri svaporano. Però non bisogna desistere dal provarci. Ora non svanire come un sogno, vieni spesso a trovarmi. 🙂

  5. ikuyo

    Hai ragione, non bisogna desistere dal provarci anche perché sono sogni come ho già detto abbastanza strani e io voglio sapere come si sviluppa la storia perché anche se li creo io non so mai come vanno a finire.
    Diciamo che voglio scoprire le storie che invento.
    E no non scomparirò.

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