Spennabilità

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Qualità intrinseca dell’aspirante scrittore. Anche abilità nello spennare.

Consiste nell’ottenere 2000 euro + Iva da un aspirante scrittore per il suo inedito nel cassetto, al fine di trasformarlo in un libro che potrà comodamente essere riposto nel medesimo cassetto o, nel caso della stampa di un consistente numero di copie, in un baule. Detta anche editoria a pagamento.

Con la crescita del self-publishing l’editoria a pagamento è in calo. La spennabilità si annida quindi nei corsi base di scrittura tenuti da professionisti dell’editoria, per ottenere 2000 euro + Iva da un aspirante scrittore, al fine di trasformare il suo italiano zoppicante in un inedito di qualità meno zoppicante, da chiudere poi in un cassetto. Possibile anche un corso avanzato con il 10% di sconto.

L’etimo è incerto. Qualcuno lo farebbe derivare da una fase della lavorazione avicola, altri direttamente da penna.
In entrambi i casi è sempre una questione di polli.

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31 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

31 risposte a “Spennabilità

  1. Per la serie: Helgaldo non le manda a dire! 🙂

  2. Fino a ieri sarei stato d’accordo con te; poi sono andato al Salone del Libro (quello di Torino) e ho sentito Vicki Satlow dire: “Se uno scrittore (aspirante, sottinteso), nel curriculum, dice di aver frequentato un corso o scuola di scrittura creativa io (il suo manoscritto, ndr) lo leggo prima e meglio”. L’ha detto in un italiano un po’ stentato, con una forte inflessione yankee. Dategli voi il significato che volete, io riporto il dato.

    P.S. Per chi non dovesse conoscere la signora Satlow… beh, volete davvero lavorare nell’editoria?

    • Credo ci siano corsi e corsi, alcuni dei quali possono avere una qualche utilità (se non per migliorare la propria scrittura, magari per stabilire contatti).
      Per la questione editoria a pagamento, quello sì che è il marcio.

      • Ciao, e benvenuto. Ho fatto un giro sul tuo blog e l’ho trovato interessante, mi pare fresco e nuovo di zecca. Ripasserò poi con calma a leggerti. Hai ragione a dire di non fare di tutte le erbe un fascio. Però che il mercato degli aspiranti scrittori sia appetibile più della vendita difficoltosa e incerta di qualche copia di un buon libro è un fatto sempre più evidente. Il difficile è orientarsi e scegliere ciò che può davvero servire ai propri obiettivi. Tutti i corsi sembrano prometterti la luna. Con che criterio sceglierli?

      • Ciao, si il blog è nuovo, visto che dopo averne chiuso uno per collaborare con un altro (trovi le info sulla pagina blogging) ho voluto riaprirne uno “personale”.
        Concordo con quanto dici, ed infatti sinceramente non spenderei mai cifre simili per un corso.
        Avevo letto su un forum di una “scuola per scrittori” parecchio famosa, di cui un editor noto aveva detto senza tanti giri di parole “da li dentro si va meglio a pescare”. Credo sia un modo per gli editor di restringere il campo di ricerca.
        Ma come dici tu, come si fa a capire quale vale o quale no?

      • Giriamo la domanda a chi passa di qui, sperando che qualcuno ci dia la risposta. 🙂

      • Dunque chi segue questi corsi spesso non lo fa per dare una certa solidità a ciò che sa fare (scrivere), ma per garantirsi una chance in più, dopo?

      • Credo che in molti lo facciano anche per questo, magari chi crede di possedere una scrittura già perfetta 😉

      • Anche questa può essere una motivazione valida. Entrare, grazie a un corso, in un certo ambiente editoriale.

    • Sarei d’accordo con te anche oggi, se non fosse che… sono andato nel sito di Vicki Satlow, dove puoi leggere ciò che segue.

      L’Agenzia Letteraria Vicki Satlow tratta narrativa e saggistica. Al momento non siamo interessati a poesie e sceneggiature.
      Per inviare in lettura un testo inedito occorre spedirlo via e-mail all’indirizzo info@vickisatlow.com insieme ad una breve sinossi che non superi i 1500 caratteri ed alla biografia dell’autore comprensiva dei dati personali e di recapito, il tutto in un unico file. Si prega in questo caso di non telefonare o scrivere ulteriori email per sincerarsi dell’avvenuta ricezione. Non forniamo schede di lettura né altro tipo di valutazione. In caso di parere positivo verrete ricontattati entro tre mesi. Se dopo tre mesi dalla ricezione del testo non sarete ricontattati, l’opera è da considerare rifiutata.

      Se desiderate ricevere una lettura critica approfondita potete usufruire del servizio a pagamento di Lettura Dattiloscritti offerto dalla Scuola Palomar, che ha un rapporto esclusivo di scouting con l’Agenzia Letteraria Vicki Satlow. Tutti i romanzi meritevoli di attenzione saranno proposti all’Agenzia Letteraria Vicki Satlow per una lettura prioritaria.

      Perciò se fai leggere a pagamento gradiscono di più. Ovviamente la Scuola Palomar, con cui Vicki Satlow ha l’esclusiva, organizza anche corsi di scrittura a pagamento… Dagli tu il significato che vuoi, io riporto il dato. 🙂

      • Conosco sia la scuola Palomar, di Mattia Signorini (non perché ci sia stato), sia la fama della signora Satlow… e il punto, come hai intuito, è proprio questo: contatti! Il mondo dell’editoria, ma qualsiasi mondo in qualsiasi arte, mestiere, o industria, si regge sui contatti. Non c’è del marcio in questo; la presentazione che hai riportato non dev’essere letta in questo modo: se vieni da noi hai una corsia preferenziale; dev’essere letta in quest’altro modo: chi conosci? Chi ti ha già valutato? E come ti ha valutato? Siete in tanti e non abbiamo risorse da disperdere con tutti… Non credo ci sia nulla di male. In fondo, come sottolineava Thomas poco sopra, vado da Mozzi mica per caso. Che poi si impari sempre qualcosa è un di più…

      • Muoversi per due motivi è meglio (e più intelligente) che muoversi per uno. In questo sono d’accordo. Per come ho letto la presentazione dell’agenzia, in mancanza di una interpretazione autentica, mi sono fatto l’idea che se paghi ti dicono come scrivi, anche se non scrivi bene. Se invece scrivi bene, ma non paghi, non è detto che abbiano il tempo di dirtelo. Business is business…

  3. Sai una cosa? Pare che l’editoria a pagamento goda di ottima salute nonostante il self. Anzi, adesso non ti pubblicano neppure più, si limitano a dare un’impaginatina, una finzione di copertina e a presentarti il conto.

    Per i corsi, invece, dipende da chi li tiene e come. Nessuno nasce imparato, no? Nel mondo anglosassone è normale seguire corsi di scrittura creativa all’università. Qui invece crediamo ancora all’autore vate che scrive per scienza infusa…
    Come per ogni cosa ci sono corsi truffa e corsi ben strutturati. Se non altro, però, aprono alla possibilità del confronto.

    • Hai ragione, anche se… anche se noto sempre uno strano comportamento all’atto di iscrizione. Chi si avvicina a uno di questi splendidi viaggi nella scrittura ha il diritto di conoscere autorevolezza e professionalità dei docenti che svolgono il corso. A volte la prima lezione è addirittura gratuita. Quasi mai però accade il contrario: i docenti accettano chiunque, basta che paghi. Le università americane non sono proprio aperte a tutti. La mia esperienza personale, e magari mi piacerebbe sentire la tua o quella di altri, è sempre stata che nessuno mi ha mai sottoposto a una prova d’ingresso, non mi ha affatto chiesto se so scrivere, se ho attitudine alla prosa, quali obiettivi voglio raggiungere, se ho qualche esperienza pregressa. Servirebbe una selezione anche per chi frequenta. Perché insegnare a una Tenar è una cosa, il terreno è già fertile e la resa sicura, un’altra è accogliere chiunque solo perché desidera scrivere.

      • Perché è importante il destinatario del corso? Io, da qualunque parte venga, di qualunque estrazione sia, qualunque esperienza abbia fatto nel passato, se pago ho diritto di seguire le tue lezioni. Forse il tuo punto di vista nasce dalla considerazione che è più facile spacciarsi per “bravo” quando hai a che fare con un pubblico “qualunque”? Perché uno più “selezionato” avanzerebbe pretese maggiori circa il tipo di professionalità e di insegnamento. Vuoi dire questo?

      • Giriamo la questione, Marina. Helgaldo organizza un corso di scrittura a 2000 euro a botta. Si presentano in 20. Ergo, 40.000 euro. Però ritengo che nessuno degli iscritti, dopo le prime lezioni manifesta alcuna abilità letteraria. Che fa Helgaldo? Poiché non spenna per professione restituisce a tutti la quota e invita i partecipanti a darsi all’ippica. Helgaldo sarà odiato, ha dato un giudizio frettoloso (ma si spera professionale, sennò in cosa consiste la professione?), non ne capisce niente, uccide i nuovi autori di domani. Ma ognuno ha indietro i suoi soldi e può farsi spennare da altri, se vuole. Altra situazione: Helgaldo fa tre test paratattici, ne esamina il contenuto e in base al suo giudizio professionale decide che 7 di questi potranno davvero trarre vantaggio dal suo corso, perché hanno qualità sulle quali si può lavorare con profitto. In 13 continueranno ad odiarlo, ma lui è in pace con la sua coscienza e lavorerà al meglio con quei sette che se lo meritano. Ovvio che guadagna 14.000 euro e non più 40.000. Meritocrazia. Se basta pagare, dov’è il merito? Se fossi quello che tiene i corsi, saresti tra i sette… 🙂
        Però questa è solo un’ipotesi di scuola…

  4. Okay, è il punto di vista del professionista onesto e coscienzioso, realmente interessato a ciò che fa più che ai soldi che riceverebbe con quello che sa fare. Giusto! Corsi per aspiranti scrittori a numero chiuso, come per certe università. Ma poi chissà come finirebbe con gli aiutini, le raccomandazioni e le corsie preferenziali! L’onestà professionale messa alla prova: la figlia del sig. Tumistufi vuole diventare scrittrice, ma non sa fare nemmeno la o col bicchiere, sì ma è il sig. Tumistufi, come fai a dirgli no!
    Si potrebbe organizzare una preselezione con quote riservate ai figli di, come per i concorsi pubblici i posti previsti per determinate categorie!
    Però, credimi, ti voglio bene e mi consola essere fra i 7 fortunati che meriterebbero di partecipare ai tuoi corsi! 😀

    • Be’, io ho frequentato il master biennale della Holden, per l’ammissione mi sono stati chiesti due testi scritti, poi sono stata chiamata per un’intera giornata di selezione (quel giorno eravamo 8 e siamo stati presi in 3). In totale c’erano 250 candidati per 20 posti. Il corso era (e oggi credo che lo sia ancora di più) strutturato un po’ a università americana.
      Per un corso introduttivo, però, non penso che sia necessaria una selezione. Alla fine chiunque può fare un corso di cucina o di fotografia, non tutti diventeranno chef stellati o grandi fotografi, ma almeno tutti avranno avuto l’opportunità di apprendere le basi e, magari, capire se quella può o no essere la loro strada.

      • Grazie per avere raccontato la tua esperienza, che dà anche merito alla Holden. Non sono qui per demonizzare i corsi di scrittura, ma solo per riflettere insieme a voi, a te, dove si pone il confine tra spennamento e serietà. Indipendentemente dal giudizio che dai del corso alla Holden, ricordo che alcuni aspetti non ti erano del tutto piaciuti, la tua testimonianza diretta racconta che c’è una selezione all’origine. Per un autore importante, Baricco in questo caso, anche se poi forse non era così presente al corso, bisognerà tenere alto lo standard dei partecipanti, quindi è doverosa e logica una selezione. D’altro canto anche l’impegno di tempo ed economico in questi casi non è indifferente, perciò una selezione degli iscritti mi pare necessaria. Un altro conto è un corso introduttivo alla scrittura di un comune, di una associazione non profit, con docenti con un curriculum più scarso, che magari sono anche più bravi a insegnare del grande nome. Questi ultimi possono, anzi devono essere dei corsi introduttivi aperti a tutti. Però quando si va alla Holden o simili, non si sta più giocando a fare lo scrittore, si sta investendo per diventare un futuro professionista (o un pollo da spennare alla grande?). 🙂

  5. Marco Amato

    Ciao Hel, che piacere, dopo averti tanto letto, vorrei intervenire anch’io .
    Sono scettico sui corsi di scrittura, e ancor di più sui manuali di scrittura. Si ripetono ormai regole e regolette trite che se un aspirante scrittore avesse un minimo di talento e leggesse vorticosamente e con attenzione imparerebbe da solo.

    Il dato empirico riporta che nessun scrittore affermato in Italia è tale perché è uscito da un corso. Muzzopappa giovane talento, è uscito dal corso di Raul Montanari, ma non è che aveva bisogno di quel corso. È anche statistica che qualcuno emerga prima o poi fra centinaia di aspiranti (o sono migliaia) che ogni anno passano da corsi grandi e piccoli.

    Però, visto che il buon amico Salvatore sembra tirato in ballo come nelle campane della notte degli imbrogli del caro Manzoni, mi viene da dire che il corso che sta seguendo dall’ironico e istrionico Mozzi, gli ha infuso un salutare e brillante entusiasmo. Salvatore il talento lo ha. Magari non riesce a esprimerlo nella realizzazione di un romanzo. Se non fosse il corso a sbloccarlo, che ben venga il travolgente entusiasmo che ne deriva. Poi a parte questo convengo. In genere i corsi son roba per trarre profitto su ciò che non si potrebbe comprare altrimenti: i sogni.

    • Ti ho aspettato tanto Marco, non credere che non legga i tuoi commenti misurati nei vari blog. E ora eccoti qui. Concordo in tutto. Su Salvatore, sulla notte degli imbrogli, sui sogni. La mia sensazione è che finché diventare scrittore sarà un sogno c’è gente che pagherà profumatamente per sognare e altra che si farà pagare oltre il giusto per prolungare il sogno. Dipenderà poi nel momento del risveglio cosa resterà di vero di quella visione. 🙂
      Torna spesso, e mischiati con noi. Le tue opinioni sono fondamentali.

      • La cosa più strana della Holden, che all’inizio mi sembrava una presa in giro, ma poi ho scoperto che era vero, è che ci dicevano che ci stavano solo dando del tempo per noi. Per concentrarci completamente sulla scrittura e capire quale strada intraprendere. Alla fine seguivi un po’ corsi di tutti i tipi, critica cinematografica, scrittura radiofonica, scrittura teatrale, sceneggiatura e intanto masticavi idee. Baricco ha tenuto dei corsi, così come altri autori affermati (io ho seguito quelli di Lucarelli, Starnone, Beatrice Masini e Laura Pariani), ma sono stati gli altri corsi a darmi gli input maggiori. L’idea era che, se avevi qualcosa da dire, avresti avuto il tempo per elaborarlo.
        Non so se io abbia qualcosa da dire, ma ti posso assicurare che, almeno, non ho più investito un singolo euro per scrivere o pubblicare.
        Un’associazione per cui collaboro mi ha chiesto di tenere un corso di scrittura base, per 12 ore di corso chiedevano 40 euro, che coprivano di fatto spese di cancelleria, riscaldamento e cibarie (fornivo merenda). Tieni anche presente che un corso di scrittura serio non può essere frequentato da mille persone (in quel caso erano 8, il massimo disponibile).

      • L’avete messo per iscritto, non potete più rimangiarvelo! XD

        Adesso faccio un bel screenshot e lo incornicio. 🙂

      • Marco Amato

        Certo scatta, aspetta che sorrido. Cis… 🙂
        Ti abbiamo dato del “talentuoso” per tanto quando venderai un milione di copie diventeremo talent scout. (L’unico dubbio è sullo scout. Io non sono mai stato dei lupetti… In tal caso confido nei trascorsi di Hel) 😀

      • No, niente lupetti. Qualche libro di Lupetti editore l’ho letto, ma è tutta un’altra storia.

    • Marco Amato

      Grazie Hel per il benvenuto e il caloroso invito a partecipare nel convivio del tuo blog.

      Ciao Tenar, io ti conosco in quanto seguo regolarmente il tuo blog, anche se da timidone non ho mai avuto il piacere di commentare. 😉
      Sulla Holden posso dirti in piena sincerità che io avrei fatto carte false pur di frequentarla. So che tale affermazione sembra in contrasto con quel che ho detto (e forse lo è), ma nel mio immaginario sarebbe stato fantastico frequentare e studiare in un luogo che coincide con le aspirazioni del mio sogno.
      Poi per come vedo io la scrittura, e l’efficacia di corsi e manuali, ci sarebbe parecchio da discutere. Ma è la mia visione personale e magari mi sbaglio.

  6. PS: è inevitabile che la Holden che ho frequentato io fosse il regno della dispersività, anche perché non si rivolgeva espressamente ad aspiranti scrittori, ma a chiunque volesse lavorare con la parola (oggi si sceglie un indirizzo preciso, ad esempio “scrittura televisiva”, mentre all’epoca era tutto mischiato e gli “scrittori puri” erano una netta minoranza, tra questi è emerso Alessandro Mari, che oggi pubblica con Feltrinelli). C’è anche da dire che chi non era interessato alla narrativa pura ha in genere trovato il lavoro che sognava (in uffici stampa, produzioni televisive varie, da Che tempo che fa alle telenovele…), io stessa ho rifiutato un’offerta che non mi interessava. Per gli scrittori la strada è più dura per i motivi che sappiamo.
    In parte ciò che rimpiango è di non aver seguito in contemporanea anche il corso di abilitazione all’insegnamento (che poi è stato soppresso). Se lo avessi fatto ora sarei una prof di ruolo e avrei più serenità per scrivere. Ma onestamente questo non penso lo si possa imputare a Baricco.
    Lo so che mi sono dilungata, ma volevo raccontare in modo trasparente la mia esperienza.

    • Ogni volta che ci racconti qualcosa del tuo percorso editoriale, non è una perdita di tempo. Credo che possa servire come spunto soprattutto a chi sta cercando di orientarsi tra i vari corsi alla ricerca di qualcosa di valido. Dovesse passare di qui a leggerci ne trarrebbe qualche indicazione valida e verificata.

  7. Pingback: Come e perché scegliere un corso di scrittura creativa | Salvatore Anfuso – il blog

  8. Pingback: Un passo dopo l’altro, il foglio si riempie. Forse. | Scrivere per caso

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