L’abbigliamento adatto

foto_cravatta

«Il linguaggio non deve indossare sempre giacca e cravatta. Il fine della fiction non è la correttezza grammaticale ma mettere il lettore a proprio agio e poi raccontargli una storia… fargli dimenticare, se è possibile, che è lui o lei che sta leggendo la storia».

Stephen King

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2 commenti

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2 risposte a “L’abbigliamento adatto

  1. Già… farlo, però, è tutt’altro che semplice.

    • Tra i tanti consigli d’autore che pubblico sul blog, questo è uno dei più profondi nella sua semplicità. Specie all’inizio dell’attività di scrittura, quando non si è del tutto sicuri di sé, si tende a presentarsi con l’abito più elegante, con la parola più ricercata. Con l’idea, forse, che arricchendo la prosa saremo considerati più autorevoli. Se invece la prosa è semplice, pur se adatta alla narrazione, si teme di non essere presi sul serio, di risultare scrittori poveri, senza talento. Mi capita così di leggere storie minime, ma scritte con parole raffinate. I grandi, a cui dovremmo sempre ispirarci, scrivono mediamente i loro romanzi con parole meno pretenziose delle nostre: perciò le loro storie si notano sulla pagina più delle nostre. Spesso mi dimentico che sto leggendo un libro tanto sono immerso nella storia. Ed è quando incontro una parola che ha delle pretese, che vuole farsi notare a tutti i costi, solo allora mi accorgo che in realtà sto semplicemente leggendo una pagina di libro, una finzione.

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