Beta-lettore

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Amico o conoscente di lettere a cui il beta-scrittore affida la prima stesura del suo romanzo per averne in restituzione un giudizio lusinghiero, tutto ok , tranne qualche dettaglio da aggiustare con comodo durante la seconda e definitiva stesura. Al termine del ciclo di produttivo del libro il beta-lettore viene innalzato a editor junior sui blog mentre il beta-scrittore perde la beta.

Considerato l’asso nella manica dagli aspiranti scrittori, in editoria equivale al due di coppe con briscola a denari, mentre per lo scrittore che utlizza i suoi servigi svolge anche il ruolo strategico di recensore-fan su Amazon del libro in oggetto. Si consiglia il reclutamento gratuito di almeno tre beta-lettori per libro, al fine di ottenere un tris di recensioni a cinque stelle al momento di autopubblicare.

In cambio dei suoi giudizi positivi barra entusiastici, il beta-lettore ottiene un ringraziamento barra commosso a pagina 3 del libro. Le formule preferite in questo caso sono: a Katia; a Matteo; a Marianna. Poiché però sono meglio tre beta-lettori che uan converrà scrivere a Katia, Marianna e Matteo, in rigoroso ordine alfabetico.

Nella pratica editoriale beta-lettori e beta-scrittori amano scambiarsi i ruoli: tu leggi me che io leggo te. Ottimo modo per accumulare lacune reciproche. Infine esistono anche – pochi per la verità – i beta-lettori di se stessi. È il caso, per esempio, dei romanzi autobiografici, genere in calo sostituito da saghe fantasy ambientate nella Laguna veneta o nel Ferrarese o nel Ravennate. Comunque in posti non toccati da Expo.

L’origine del prefisso beta nasce probabilmente dall’ambito informatico, ma di certo esala in quello editoriale. Infine tra agli addetti ai lavori è usato spesso il corrispettivo inglese beta-reader, abbinato a self-publishing. In questo caso il tono si fa internazionale. Scrivere beta-reader nel curriculum migliora la presentazione, dà un’idea di professionalità a prescindere, esalta i rapporti sessuali con maschi e femmine alfa sempre in cerca dell’esotico, o anche di avventure di una notte.

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23 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

23 risposte a “Beta-lettore

  1. Però potresti spiegare perché si chiamano beta: nel linguaggio informatico cosa rappresenta la seconda lettera dell’alfabeto greco? (io la “beta” la conosco solo così!). 😉

    • Se ne avessi saputo di informatica non avrebbi-avresti-avrei… insomma il verbo che ci va, aperto un blog dove parliamo di scrittura. Verrà qualcuno a spiegarcelo, attendiamo fiduciosi.

  2. Giuse Oliva

    😀
    Ma dai! I beta-reader o lettori cavia hanno il loro perché, ma vanno presi con le pinze ovviamente!

  3. Archeologia Industriale I (Ill.mo Prof. Scarparo)

    Il ciclo produttivo del software sul finire del secondo millennio

    Nella seconda metà del XX secolo, la nascente industria del software affidava la fase di test dei propri prodotti in sviluppo ad un primo gruppo di affezionati clienti, che per questo potevano indirizzare il funzionamento del software sulle proprie necessità, chiamati alfa-tester.
    Successivamente, essendo il prodotto giunto a sufficiente maturazione ed essendo stato valutato che fosse ormai pronto per il mercato, veniva affidato ad una seconda e più ampia popolazione di affezionati clienti detti beta-tester per le piccole rifiniture.
    Risolti tutti i problemi segnalati anche in questo secondo passaggio, il software veniva rilasciato sul mercato.
    La pratica, ancorché buona, era costosa in termini di tempo e di denaro (perché alfa e beta tester avevano scontistiche dedicate per il loro supporto). Ecco quindi che l’industria del software decise di saltare qualche passaggio sfruttando gli utilizzatori finali (end-user) come se fossero beta-tester (pur senza garantire loro alcuno sconto).

    I nostri scriventi quindi, per essere precisi, utilizzano degli alfa-lettori per le loro storie, lasciando che i lettori finali si accollino la segnalazione di refusi e quant’altro, secondo le moderne prassi di produzione del software.

    Tutto questo per dire che si stava meglio quando si stava peggio.

  4. La fruizione di un testo inficiata dal rapporto personale, amicizia, affetto o altro, è assolutamente falsata.

  5. Ultimamente, nei ringraziamenti a fine romanzo, l’autore distingueva tra alpha-lettori e beta-lettori. La cosa mi ha generato infinite domande, ma forse il prof Scarparo mi ha risposto!

  6. A me piace fare la beta-reader! Ci vado giù pesante, quando serve… così sfogo le mie frustrazioni sui poveri scrittori. Lascio commenti a lato del testo, del tipo “Non si capisce!” o “Manca soggetto!” o “Quanto mi sta antipatica questa!” e, solo ogni tanto, un “Bravo! Bellissimo passaggio!” 😀

  7. Ciao! Davvero un bell’articolo ironico sui beta-lettori. Complimenti! Se volete esserlo anche voi, mi rivolgo a tutti nei commenti (beta-lettori e beta-scrittori) vi segnalo questo torneo. https://bookcup.wordpress.com Passaparola! Ciao!

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