Con penetrazione

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Uno dei capisaldi nel campo della scrittura afferma che scrivere significa riscrivere. La qualità della scrittura è data sempre, a prescindere dalla capacità e genialità dell’autore, dall’attività di riscrittura a cui egli sottopone il testo.

Anche questo semplice post senza pretese verrà percepito da chi lo leggerà come ben scritto solo se avrò fatto una buona riscrittura per offrire un testo formalmente corretto, piacevole nello stile e dai contenuti efficaci. Potrò avvalermi di scalette, estro, idee a grappolo, trucchi e formule per redigere un articolo efficace, ma se non mi sarò impegnato in una qualche attività di riscrittura, se non avrò speso tempo per ripensare le parole che ho messo sulla carta, la loro posizione nella frase, se non avrò eliminato tutto ciò che è ridondante e sciatto, voi ve ne accorgerete e storcerete il naso perché non riterrete la scrittura all’altezza del vostro interesse, del vostro tempo e del piacere estetico che ne può nascere.
E anche se affermo che ciò che leggete è frutto di una scrittura istintiva, composta di getto, spero che non siate tanto ingenui da credermi, perché vorrebbe dire che sono tanto bravo a trovare le parole giuste al primo colpo quanto Mozart nello scrivere la sinfonia perfetta direttamente sullo spartito originale.

Perciò riscrittura uguale qualità della scrittura. E siamo tutti d’accordo, fine della questione.
Ma se scrivere è riscrivere, perché leggere non è rileggere?

Non è facile scrivere per tutta una serie di motivi, il più decisivo dei quali è che non tutti quelli che scrivono sono poi degli scrittori. Questo non ci scandalizza affatto. Anzi, lo riteniamo logico e incontrovertibile.

Eppure tutti pensano di essere lettori fatti e finiti, in grado di cogliere alla prima lettura le varie sfumature di qualsiasi testo. Invece io sono convinto che, al pari di chi scrive, quelli che leggono non possano definirsi lettori. Al limite, leggenti; e neppure dei migliori. Lettori no, mai.

Devo ammettere io per primo di non essere un buon lettore, anzi sono pessimo. La cosa potrebbe sembrarvi paradossale, ma per me è vera.
In effetti mi definisco un rilettore, perché i pochi libri che ho letto in vita mia spesso sono stati metabolizzati solo grazie a una costante rilettura. Solo riaprendo più volte un libro ho compreso tante delle bellezze racchiuse nelle varie riscritture.
Per quanto mi riguarda la rilettura non avviene immediatamente dopo la lettura. In realtà possono trascorrere degli anni. Ma quando riprendo in mano un certo libro quello mi parla tutte le volte in modo nuovo rispetto al primo incontro.

Vago nella mia minuscola libreria e prendo un libro a caso. Penso: l’ho già letto. Poi lo apro su una pagina qualsiasi, leggo ad alta voce e mi ritrovo in un mondo di parole sconosciute e sorprendenti. Mi chiedo: ma io dov’ero durante la lettura per non aver capito questi passaggi che ora mi sembrano una rivelazione? E un attimo dopo mi trovo a pagina 1 a ricominciare la rilettura di tutto il romanzo.
Diceva Hermann Hesse – l’avrò riletto tante di quelle volte che mi è rimasto in mente – che una contadina tedesca, senza scolarizzazione e con un solo libro nella fattoria a fianco della stalla, la Sacra Bibbia, apprende più segreti sulla sapienza dalla continua rilettura di quest’unico testo, di tanti intellettuali con intere biblioteche nella testa.
Nel mio caso non si tratta della Bibbia, né di una contadina, né della sapienza. Ma una cosa su di me in quanto lettore la conosco: sono un rilettore forte, di quelli che rileggono almeno un libro al mese.

Purtroppo la rilettura non rientra nelle statistiche del libro, peccato. La classifica dei libri diventerebbe di qualità, invece qui si continua a misurare solo la quantità della lettura: quanti libri leggo all’anno, quanti al mese, quante pagine al giorno. Qualcuno su queste quantità ci fa (ci ha fatto) orgogliosamente addirittura qualche post. Leggere però non è compenetrare un libro.
Sto rileggendo I promessi sposi, sarà la quarta volta. E ancora mi sorprende con pagine per me inedite. D’altra parte è ovvio: la riscrittura di Manzoni è durata due decenni e cinque edizioni successive. Non pretenderete certo che io possa apprezzare tutto questo in una botta sola.

Più si fa l’amore con il partner e più ci si compenetra. Sto parlando di libri, di lettura. E anche no.

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16 commenti

Archiviato in Leggere

16 risposte a “Con penetrazione

  1. Cinquanta sfumature di Helgaldo 🙂

    A parte le battute, difficile darti torto: rileggere è una delle cose più belle. Peccato che all’editoria, in quanto mercato nonché mercato asfittico, la cosa sia di molto disturbo.

  2. Buongiorno Helgaldo!
    Io ho letto e riletto il titolo del tuo post prima di aprirlo: ho pensato ad un entusiasmante tuo fine settimana! 😀
    Invece, il discorso è serio e lo condivido: il nostro ruolo di leggenti raramente ci riporta sulle cose già lette. Sarebbe utile, anzi, prima di tutto bello! Mi piace entrare e uscire dalle storie nelle quali mi immedesimo, ma qualche volta penso che ritornare su alcune pagine dimenticate non sarebbe male. Sai cosa avrei voglia di rileggere? I Malavoglia, di Verga. Ci penso sempre e non lo faccio mai. Che fosse questa la volta buona, con penetrata dalla tua riflessione?

    • Dei Malavoglia rileggo spesso l’introduzione. Scritta divinamente, in due-tre pagina è racchiuso un trattato di sociologia e umanità. Prova a rileggerlo e a proiettarlo ai giorni nostri: lo troverai attualissimo.
      Sul fine settimana, ahimè… 😦

  3. Ci stavo riflettendo proprio in questi giorni sulla rilettura dei libri. Sono pienamente d’accordo con quanto dici. Anzi, in questi giorni sto tentando un esperimento con un romanzo che mi aveva particolarmente catturata: leggerlo al contrario, prima l’ultimo capitolo, poi il penultimo e così via. Si fanno scoperte interessanti 🙂

  4. Anche io tendo a leggere, anche dopo molti anni, romanzi che mi sono piaciuti. Mi è successo anche con alcuni gialli, e molti mi hanno preso in giro, perché a cosa serve, se conosci già l’assassino? Risposta: serve a scrivere, perché noti tanti dettagli, inseriti sapientemente dall’autore, ai quali altrimenti non avresti fatto caso…

    • La rilettura di un giallo, hai fatto bene a ricordarlo, oltre al piacere in sé svolge quello più tecnico di studio del meccanismo narrativo. Chi vuole cimentarsi col genere deve per forza diventare un ri-lettore. Leggendo, si gode il mistero del giallo. Ri-leggendo, si apprendono i misteri del meccanismo stesso.

  5. Da quando scrivo ho cominciato a rileggere. Non l’avevo mai fatto prima. Direi che fa parte del processo di apprendimento, il cominciare a vedere i romanzi sotto una luce nuova, diversa. Non più svago, ma studio.

  6. Io sono una rilegatrice seriale al punto di aver dovuto ricomprare dei volumi troppo consunti (o prestati o andati perduti nelle mie varie transumanze). C’è uno scaffale della mia libreria dove stanno i libri di cui non posso fare a meno, quelli di cui in effetti potrei fare a meno, dato che li conosco quasi a memoria. Poi ci sono le letture per i momenti no, sempre quelle e perfino i libri da rileggere quando non sto bene.

  7. Paola

    Bello il commento finale sulla compenetrazione!

  8. Giuse Oliva

    Diciamo che non amo rileggere, ma ogni tanto e qualche passo di qualche libro che mi è rimasto nel cuore sì, quello sì!

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