Thriller paratattico con sviluppo saggistico

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Se pensate che io sia un appassionato di letteratura vi sbagliate. Alla narrativa preferisco la saggistica, in un rapporto di 1 a 10.
Il motivo è preso detto: è facile da leggere in treno e serve meno concentrazione; e poiché leggo soprattutto fra un tragitto casa-lavoro e ritorno, certi saggi non troppo impegnativi – quelli definiti nelle quarte di copertina come agili volumetti – fanno proprio al caso mio.
Per la narrativa, quella prestigiosa, meglio aspettare la sera, anzi la notte, a letto, con la pagina illuminata da una fioca lampada fin quando non sono preda di Morfeo.

Perché questo preambolo? Perché oggi il nostro solito thriller di partenza prevede una variante legata alla saggistica, professionale o divulgativa.

Cari Chiarissimi Eminenti Professori, esperti o pseudo esperti di una qualche disciplina, anche la più frivola, a voi la parola, anzi a voi le parole e i concetti per descrivere una giovane donna sperduta per Montmartre. In palio c’è la solita mezza corona, se riuscite a ficcarla nell’argomentazione, ovviamente.

Per gli Einstein sempre distratti, che si scordano le cose quotidiane per volare alto, vi riporto il solito brano di Hitchcock da cui trarre ispirazione. Fatevi avanti e siate saggi, che dico?, di più: siate saggisti.

 

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

Alfred Hitchcock con Helgaldo

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13 commenti

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13 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo saggistico

  1. E qui casca l’asino: qual è lo stile di un saggio? In un rapporto da 1 a 10 la narrativa, nel mio caso, ha la meglio!
    (E dunque qui, l’asino sarei io!)

  2. Quello precedente era il commento di un asino. Ora viene quello del toro (il mio segno zodiacale!): non mi arrendo! Troverò un modo, le corna mi aiuteranno! 😉

  3. Criminalità nella Parigi del terzo millennio.

    A causa dei costi dei sistemi di welfare, le politiche europee legate alla sicurezza hanno trovato scogli sempre più imponenti a frenarne l’attuazione. Prova ne è che a Parigi, e in particolare a Montmartre, camminare soli la sera sia il modo migliore per incappare in una esperienza spiacevole. Specialmente se si è giovani donne e, per cercare aiuto, si entra in un bar. La crisi economica ha infatti spinto molte persone all’abuso di alcolici, e i proventi delle tasse su questo tipo di bevande sono stati ampiamente assorbiti e superati dai costi sul sistema sanitario che comportano le cure dei soggetti affetti dai problemi legati al loro consumo. Ciò ha eroso i margini a disposizione per le politiche sulla sicurezza e ha reso fin troppo probabili le aggressioni, sia a sfondo sessuale che a scopo di rapina.
    Gli strappi sempre più ampi nel tessuto sociale hanno inoltre portato, in questo contesto, alla crescita dei reati di frode a danno delle assicurazioni: si sono registrati casi in cui, a fronte di modesti interventi in day hospital effettuati ambulatorialmente, in particolare presso i dentisti, siano state sporte denunce di aggressione, miranti ad incassare i cospicui premi assicurativi preventivamente stipulati.

  4. TRAME SOCIALI IN HITCHCOCK TRA RAZIONALE E IRRAZIONALE

    Immaginate di essere nel quartiere parigino di Montmartre. È sera, e una giovane donna cammina avvolta da una scura coltre di buio. Probabilmente si è perduta e costeggiando un lungo muro percorre un vicolo. L’atmosfera cupa e desolata, il silenzio carico di minacce indefinibili le procura un moto di paura, poiché è consapevole di trovarsi in balia di potenziali pericoli che potrebbero sorgere ad ogni angolo di strada, materializzandosi da ogni cantone mal illuminato.
    Per sfuggire all’incertezza e al timore che l’opprime la donna decide istintivamente di entrare in una casa, la prima che incontra sui suoi passi. È chiaro che il concetto di casa, come luogo sicuro e protetto, è all’origine della sua scelta. La molla inconscia che fa scattare questa decisione lavora però anche a un livello più profondo: l’ingresso nella casa, un atto spontaneo come tanti che compiamo senza accorgercene ogni giorno, si ricollega alla desiderio della madre e di conseguenza al ritorno nel ventre materno, la nostra prima casa, sicura e accogliente, in cui l’essere umano vorrebbe sempre giungere per sfuggire a ogni pericolo che la vita gli para davanti.
    Una volta aperta la porta al simbolismo e alla psicologia, la donna non può non continuare su questa strada. Sale quindi le scale, e vede di fronte a sé una luce. È chiaro che questi ultimi due elementi siano entrambi un simbolo di razionalità, che vanno a colmare il senso di sicurezza che il concetto di casa in sé aveva già preannunciato. Le scale, opera umana industriosa e razionale (pensiamo solo alla scienza architettonica dal Rinascimento in poi), e la luce, simbolo fin troppo evidente di progresso, rafforzano nella giovane il senso di approdo a un luogo sicuro, del raggiungimento dell’ordine sociale in grado di tenere lontane, fuori dal recinto, le minacce alla conservazione umana, affrancando il singolo individuo dalle tenebre e da ogni forma di minaccia ignota.
    Ma ecco la sorpresa e il paradosso. Dopo le scale e la luce, la donna si ritrova in un bar malfamato, in mezzo a uomini ubriachi. Questo è un chiaro contrappeso, sempre a livello inconscio della sicurezza appena raggiunta. Se casa, scale e luce potrebbero rappresentare finanche un’idea di Stato, quindi di quell’ordine sociale a protezione dell’individuo tipico della patto sociale, il bar con i suoi avventori poco politically correct pone il paradosso: proprio laddove sembra che tutto sia sicuro, c’è un’enclave di mondo irrazionale, primitivo, dove si annida il caos, simboleggiato in questo frangente dal bar (pensiamo a tutti quei luoghi del disordine fisico e mentale delle nostre città all’avanguardia caratterizzate da zone centrali ristrutturate e prestigiose che convivono con periferie degradate, la prostituzione accettata come un male minore, l’ecstasy, le bande giovanili, gli eccessi alcolici). Gli ubriachi non fanno che rafforzare nella donna il senso di estraneità al contesto e farle percepire il pericolo di trovarsi circondata da stranieri. Riflettiamo su tutte le volte che ci troviamo in una situazione analoga. Il sentire pronunciare attorno a noi parole diverse dalla nostra lingua madre, del tutto incomprensibili come quelle di ubriachi farneticanti, ci porta a galleggiare in una perdita di identità e ci dà la sensazione di essere circondati dal pericolo. E in effetti la nostra giovane donna si ritrova attorniata, rapinata e forse stuprata. Tutto ciò non avviene realmente, ma la percezione del pericolo di essere parte di una minoranza facilmente accattabile, spogliata di ogni certezza sul futuro (quindi derubata dei propri averi) e stuprata (considerate la fobia dell’Islam, che pur lontano geograficamente, viene percepito come già operante in casa nostra, anche per effetto dei mass media in grado di metterci in contatto con esperienze che mai potremmo altrimenti sperimentare), induce la mente già turbata a credere che tutto ciò avvenga veramente.
    A questo punto la donna urla di terrore, completamente in balia dell’irrazionalità che solo qualche attimo prima era tenuta a freno salendo le scale. Quello che avviene successivamente è la logica conseguenza: i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. Un trittico di azioni, tutte simboliche, che hanno lo scopo di normalizzare l’individuo nella nuova situazione esistenziale. Egli, come la donna, accetta il nuovo equilibrio precario – pur non condividendolo – cercando di seguirne al meglio i precetti e le consuetudini (le corde della nostra storia); il fiume che scorre simboleggia la società che si fa trascinare in questo novello basso medioevo guidato più dall’istinto che dalla ragione (pensiamo a tutti i movimenti xenofobi; o a quelli legati a nuove religioni new age in crescita, diverse dalla nostra tradizione occidentale); infine i topi, un lavoro di erosione continua delle nostre certezze, che agiscono con i loro denti sull’inconscio quasi come in un incubo. Tant’è che la donna sprofonda nell’acqua, e inizia a dondolare. Quindi è completamente soggiogata dal nuovo mondo, cullata senza più coscienza di sé, come in un sogno angusto che soffoca ogni sua speranza di ritrovare la strada di casa della propria tradizione.
    A questo punto una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!». Ecco l’atto consolatorio finale, il ritrovare un proprio simile non per costruire con lui un nuovo senso della comunità sociale, ma puntando invece su un microcosmo di felicità familiare, con le sue pur piccole soddisfazioni, forse illusorie (cos’è mezza corona?, poco più di niente).

    • Una così lunga e dotta dissertazione, e non una parola sulla Gestalt della giovane donna all’atto di entrare nel bar malfamato. Per non parlare della Weltanschauung di Hitchcock.
      Non ci sono più i saggisti di una volta: se li dev’essere portati via la mezza stagione.

    • Beh, dopo avere letto il tuo trattato sociologico sul brano di Hitchcock, il mio slancio saggistico si è inibito alla grande! Qualunque altra dissertazione risulterebbe la prova mal riuscita di una scolaretta di scuola primaria.
      Dunque oggi, dopo due giorni che mi arrovello sul tema, alzo la mia prima bandiera bianca!
      (Prof. influirà questo sulla media?)

      • Cara signora Guarneri,
        sua figlia non ha portato a scuola il compito oggi. In virtù del fatto che manca poco alla conclusione dell’anno scolastico e Marina è sempre stata molto diligente e attiva in classe, non ne terrò conto. Che vuole, sono ragazzi, hanno diritto a un po’ di vacanza anticipata. Però non la faccia troppo rilassare: assegnerò dei compiti per le vacanze particolarmente fantasiosi e stimolanti. Ho visto che i saggi non sono adatti per la sua mente vulcanica. Distinti saluti.

  5. La mamma mi ha riferito.
    Dice il saggio: “il saggio ai saggi” 😛

    Grazie prof.! 🙂

  6. iara R.M.

    Ops… Questo sviluppo me lo sono perso!
    Complimenti a voi che vi siete cimentati in questa prova sicuramente difficile.

    • Nel blog, come nel maiale, nulla va perso. Puoi navigare altrove per anni e poi tornare e recuperare tutto ciò che ti sei lasciata indietro. Non c’è scadenza per arricchire questo gioco con la tua versione. Domani, però, nuovo sviluppo, tenetevi forte…

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