Norme redazionali, che passione!

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Mi sono capitate tra le mani le norme redazionali per un libro. A questo proposito, leggo spesso nei blog di come dovrebbero esser redatti formalmente i dialoghi, se usare o no virgolette alte o basse, corsivi, tondi, neretti, d eufoniche e compagnia bella.
Per esempio, io seguo le mie norme redazionali per il blog, che cerco di rispettare il più possibile in tutto ciò che scrivo e commento. Non si tratta di applicare un modello oppure un altro, vanno tutti bene. L’importante è curare la coerenza interna del testo, primo passo verso la pubblicazione corretta e professionale di un qualsiasi progetto editoriale.

Quelle che seguono sono le norme di redazione per un progetto relativamente semplice. E voi, quando pensate ai testi del vostro blog, o del libro a cui state lavorando, tenete conto dell’uniformazione formale del testo?

 

Titoli e numerazioni varie

Livelli di titolo: 1 Capitolo (numerato con punto) – Paragrafo (non numerato, bold, corpo +, riga bianca)  – Sottoparagrafo (non numerato, bold, corpo testo, senza rigo bianco)

Note a piè di pagina: ricomincia la numerazione a ogni capitolo e all’interno dei singoli box.

Figure e grafici vari: non sono numerati.

 

Stili e formattazioni

Stile bibliografie: Rossi, A., Titolo del libro, Milano, Casa editrice, 1995.

Sigle: in maiuscolo/minuscolo se nomi propri (Rcs, Utet, Aie ecc.); in minuscolo/minuscolo se nomi comuni (html, co.co.pro ecc.); eventuale scioglimento in corsivo M/m (Lim, Lavagna Interattiva Multimediale).

Siti web tra < >.

Numeri: migliaia sempre con puntino: 5.000 e 50.000

Parole straniere: praticamente tutte in tondo. In corsivo solo se da evidenziare in qualche modo, altrimenti in tondo.

Virgolette caporali per riportare discorso diretto o citazione da testo.

Nomi propri in tondo (case editrici, studi, siti web ecc.).

 

Altre scelte editoriali

sia… sia (preferibile a sia… che)

per esempio (senza abbreviazioni)

ecc. NON preceduto da virgola.

Parole straniere tutte invariabili: le royalty (pl. invar., in tondo)

d eufonica solo davanti a vocale uguale (ed ecco, e andare; ad andare, a ognuno)

paese e stato sempre minuscoli.

 

Grafie

ebook

e-commerce

Web (M/m) quando sostantivo (il Web è vasto; cercare sul Web)

web (m/m) quando aggettivo o parte di parole composte (web content, web editor ecc.)

Internet (M/m)

online (unito)

offline (unito)

self-publishing (tondo e con trattino)

print on demand (staccato e tondo)

 

N.B. La casa editrice minimum fax è sempre in minuscolo (a meno che sia dopo punto fermo o a inizio riga).

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7 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

7 risposte a “Norme redazionali, che passione!

  1. Alla terza rilettura ho iniziato a capirci qualcosa, ma solo nella prima metà.
    Cosa significa “Parole straniere tutte invariabili: le royalty (pl. invar., in tondo)”? E non ho capito la parte sulle grafie.

    • 🙂

      Allora, cara Lisa, vuol dire che le norme redazionali per questo libro implicano:

      1) che le parole straniere devono sempre essere scritte al singolare e senza usare il corsivo. Per esempio si scriverà: “Le royalty derivanti dalla vendita del libro”, anziché le royalties (come bisognerebbe scrivere in inglese). Inoltre, non si deve scrivere in corsivo: quindi royalty e non royalty o royalties.

      2) Che la grafia di alcune parole ricorrenti in questa pubblicazione si scriverà sempre in un certo modo per tutta la pubblicazione. Per esempio si scriverà ebook, anziché e-book; e-commerce, anziché ecommerce; online, anziché on-line; e Internet, anziché internet. Questo per rendere uniforme in tutto il libro determinate parole che altrimenti potrebbero essere scritte in modi diversi.

      • Tutto chiaro! Grazie.
        “Le royalty” mi fanno venire i brividi, ad essere sincera, anzi, a essere sincera 😀
        Posso chiederti per quale motivo non metti il plurale se sai che grammaticalmente sarebbe corretto?

      • In editoria vige la convenzione di scrivere il plurale dei sostantivi stranieri in forma invariata. Se sfogli un vocabolario di italiano i termini stranieri nella forma grammaticale vengono indicati con sost. inv. (sostantivo invariabile), quindi il lemma al plurale non cambia. Scriveremo, per esempio: realizzata una joint venture tra Mondadori e Rcs, le joint venture nell’editoria sono frequenti. Quindi è il contesto della frase in cui è inserita la parola straniera, e non la grafia, che fa comprendere a chi legge se ha davanti un singolare o un plurale. Sebbene in inglese il plurale di joint venture sia joint ventures, per convenzione lo lasciamo invariato. Potrebbe sembrarti strano questo comportamento editoriale, specie per l’inglese: se è facile aggiungere una s (es) alla lingua inglese, meno immediato è il plurale di termini russi, cinesi, giapponesi, arabi. Per evitare problemi li trattiamo tutti con la stessa convenzione. 🙂

  2. Mi sembra una convenzione ragionevole, anche se non ho intenzione di seguirla 😀
    Nel mio romanzo ci sono molti termini stranieri, trattandosi di un viaggio multietnico. Ho scritto le frasi e i termini in lingua originale in italic, senza virgolette. Non avrebbe davvero senso lasciare i sostantivi al singolare, o sbaglio?

    • L’italic, cioè il corsivo, è un altro punto critico. Poiché è una marcatura del testo, va usato solo se serve, con saggezza, non è automatica. Sicuramente la saggistica cerca di evitare termini stranieri al plurale, andando in direzione dell’invarianza. La narrativa è più libera, ma dovrei vederla sulla pagina per capire se è di buon gusto o no. Ma poiché parlo di gusto vuol dire che la mia valutazione è soggettiva. Resta il fatto che se un autore italiano scrive sports in un libro, arriccio il naso, penso sia un dilettante allo sbaraglio. Tu per esempio come scrivi al plurale kamikaze? E in un testo lo scrivi in tondo, kamikaze, o in italic, kamikaze?

      • Mi dicono dalla regia che SPORTS non esiste, anche se sul dizionario c’è, non si direbbe mai. Comunque in generale ti devo dar ragione perché kamikaze non so come si scrive al plurale e non so se lo metterei in italic, credo di no, ma capisco cosa intendi.

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