Il nirvana dei poveri

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«Forse, sotto certi aspetti, quanto peggiore è la televisione, tanto meglio è. La guarda un sacco di gente, da quel che sento, gente che da allora ha smesso di ascoltare la radio. Forse, a un certo punto, buona parte di questa gente capirà che in realtà quello che sta guardando è se stessa. La televisione è davvero quello che abbiamo desiderato per tutta la vita. Andare al cinema richiedeva una certa fatica. Qualcuno doveva rimanere con i bambini. Bisognava tirare fuori la macchina dal garage. Un lavoraccio. E poi guidare, parcheggiare. A volte magari c’era da fare mezzo isolato a piedi per raggiungere la sala. E qui ti poteva capitare proprio nel posto davanti uno con una testa enorme, che ti urtava i nervi. Leggere richiedeva uno sforzo fisico minore, ma un pochino ti dovevi concentrare, anche se dovevi leggere un giallo o un western, per non parlare di uno di quei romanzi storici, come li chiamano. E, una volta ogni tanto, ti poteva succedere perfino di inciampare in una parola di tre sillabe. che faticaccia per il cervello. Con la radio andava già molto meglio, solo che non c’era nulla da guardare. Gli occhi vagavano per la stanza, e magari ti veniva da pensare ad altro – a cose cui non avevi voglia di pensare. Per visualizzare quello che stava succedendo, basandoti solo sul suono, dovevi lavorare almeno un po’ d’immaginazione. La televisione invece è perfetta. Giri un paio di manopole, fai un paio di quelle regolazioni meccaniche in cui i primati sono bravissimi, ti sbrachi in poltrona e fai defluire pian piano dalla tua testa ogni pensiero. Ed eccoti lì, a guardare le bollicine del fango primordiale. Non devi concentrarti. Non devi reagire. Non devi ricordare. Non senti la mancanza del cervello, perché non ne hai bisogno. Cuore, fegato, polmoni, tutto continua a funzionare normalmente. Attorno, tutto è sereno e tranquillo. Sei nel nirvana dei poveri. E se un antipatico capita da te e ti dice che, più o meno, sembri una mosca sopra il bidone della spazzatura, non farci caso. Probabilmente non ha i soldi per comprarsi il televisore».

Raymond Chandler

 

P.S. Causa ragioni anagrafiche, l’autore non ha potuto esprimere giudizi su Facebook. Ce ne scusiamo con i lettori.

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