Chi bene inizia è a metà dell’opera

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In un’intervista rilasciata di recente a Repubblica o al Corriere, non ricordo più quale dei due, il regista Matteo Garrone parla fra le altre cose dei suoi esordi, i primi passi verso una carriera strepitosa che l’ha condotto fino a Gomorra, e oggi al Racconto dei racconti, la trasposizione cinematografica del libro di Giovan Battista Basile.

La testimonianza di un esordio artistico è sempre interessante, perché è in grado di dare indicazioni su come muoversi a chi è agli inizi della propria carriera d’autore, indipendentemente dal campo in cui opera. I primi passi di un regista, di un attore, di un pittore, di un cantante, di un ballerino, possono per analogia valere come consiglio anche per uno scrittore agli esordi.

Garrone, per esempio, ha esordito con Estate Romana «che girai nel 1999, […] un omaggio al teatro underground degli anni Settanta, con interviste che aveva fatto mio padre a personaggi come Benigni e Memè Perlini. Nella mia formazione ci sono le interminabili serate passate a teatro, le cene con gli amici registi, attori, scrittori e poeti come Elio Pagliarini e Valentino Zeichen. Ho loro in mente quando scrivo e giro, il teatro che ho conosciuto con papà e quel cinema che mi ha avvicinato alla letteratura».

Quindi Garrone non nasce artisticamente per caso, in una cameretta solitaria a meditare il suo film d’esordio. Ha già l’aiuto e l’esempio del padre, il critico teatrale Nico Garrone, e della madre fotografa Donatella Rimoldi, figlia a sua volta di Adriano Rimoldi, attore del dopoguerra. È chiaro che il piccolo Matteo, il giovane Matteo, il trentenne Matteo, è sempre cresciuto immerso in un ambiente artistico. Fare cinema per lui è semplicemente vivere, «rubando» il mestiere dalla gente di mestiere che lo circonda.

Non c’è nulla di male in questo, anzi. Al contrario, tutte le volte che leggo le biografie, i ricordi di gioventù della maggior parte degli artisti, scrittori compresi, ritrovo sempre lo stesso schema, lo stesso modello di sviluppo e di crescita individuale: l’ambiente artistico, gli incontri reali, fisici, con personaggi già affermati nello stesso campo, le prime collaborazioni nei progetti artistici di altri.
Anche i Giotto, i Cimabue, i Caravaggio sono stati a bottega da pittori affermati, prima di aprirne una propria. Mozart stesso è stato avviato al genio dal padre musicista, e anche i suoi fratelli non suonavano niente male. E Christian De Sica, potete pensare quello che volete sulla sua recitazione, però resta sempre il figlio di Vittorio.

E per gli scrittori che possiamo dire? Hemingway ha esordito in un giornale. Beckett era il segretario di Joyce, Cerami aveva come professore Pasolini, e la Tamaro ha fatto l’assistente di Cerami. Anche il giovane Dante frequentava e rubava il mestiere agli altri poeti fiorentini già affermati. In pochi possono dire di essersi fatti artisticamente da sé. E quando lo dicono poi scopro (perché vado a indagare) che spesso mentono spudoratamente.

Caro esordiente che te ne stai sempre davanti al computer intento al tuo romanzo, non è forse il caso di uscire dal tuo isolamento e iniziare a frequentare qualche ambiente legato alla tua arte? Finora, con il virtuale, con il mito del self-publishing, non si è visto ancora nessuno produrre qualche opera importante, di quelle che non ci si limita a cliccare sul mi piace. Non si cresce stando collegati tutto il giorno, scambiandosi pareri con la mail, vivendo solo di blog. Per maturare artisticamente occorre frequentare persone in carne e ossa. Lo sa perfino l’informatica: happy hour alle 17.00 nella Silicon Valley.

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5 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

5 risposte a “Chi bene inizia è a metà dell’opera

  1. Con tipico aplomb inglese, e con un francesismo dichiarato di stampo bolognese, posso solo commentare: “soccia, se è vero!”.

  2. Parla per te, caro, io oggi ho un tè con Alessandro Baricco e un appuntamento per fare shopping in centro con Dacia Maraini 😛

    • Eh, l’estate romana… e poi da quando hai accolto nel tuo entourage quel famoso editor, tutti ti cercano. Ma attenta, non concederti troppo… sono amicizie interessate, le loro. Mirano solo a sottrarti i tuoi scritti. 😉

      • Eheh, ma io li ubriaco con le mie chiacchiere e sarò io a carpire i loro segreti! E senza frequentare i loro corsi di scrittura! 😛

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