Pratiche editoriali fai-da-te

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C’era una volta il direttore di una rivista di turismo tra le più apprezzate che si diceva girasse tutte le edicole della Liguria per acquistare un certo quantitativo di copie dell’ultimo numero al quale aveva dato l’ok di stampa solo qualche giorno prima. In questo modo le vendite, anche in tempi di crisi generalizzata del mercato, restavano costanti. E specie sulla riviera ligure si registrava il tutto esaurito, fatto che giustificava la permanenza in vita della testata e soprattutto lo stipendio del direttore medesimo anziché il suo licenziamento.
Certo, una parte della sua retribuzione se ne andava in questo modo, ma si poteva comunque consolare con la restante, che gli garantiva in ogni caso un tenore di vita più che dignitoso.

C’era una volta, in tempi ancora più remoti, un giovane giornalista pagato al pezzo in un paesello della Bassa non troppo lontano dal Po, per raccontare i fatti di cronaca del suo territorio per un giornale della provincia. Si sa, in un piccolo paese non succede più di tanto, e quindi era sempre un po’ affamato di notizie, oltre che affamato punto.
Per fortuna del giovane reporter in quel paese aveva iniziato a operare un misterioso vandalo, che quando tutti dormivano di notte si divertiva con la fionda a centrare i lampioni pubblici lasciando intere vie senza illuminazione. Il giornalista metteva quindi d’accordo pranzo e cena romanzando per il suo giornale questi fatterelli di cronaca non certo nera, diciamo però oscura, perché di oscuramento si trattava. Fatti che erano in grado di attirare l’attenzione e la curiosità dei lettori più di tanti eventi di politica o di cultura.
Giovannino Guareschi confessò poi di essere tanto bravo con la fionda quanto abile con la penna.

C’era una volta, in tempi recentissimi, uno scrittore in self-publishing che indipendentemente dal fatto che scrivesse bene o male, con l’editing o non l’editing, col marketing o non marketing, quando pubblicava il suo ebook riusciva nell’impresa di raggiungere per qualche giorno di fila le vette delle vendite nel genere letterario riguardante i suoi romanzi.
Quando arrivi alla vetta delle vendite, si sa, qualcuno poi ti nota, quanto meno chi stila la classifica: vuoi mettere il prestigio che ne consegue?
I libri li vendeva a 0,99 euro, che non è neanche un euro, in modo che tutti fossero invogliati ad acquistarli: questa la sua strategia di marketing. In fondo, si diceva, non sto chiedendo molto per un libro. Chi non sarebbe disposto a metterci un euro meno un centesimo per un bel romanzo?
Era così attratto da questo ragionamento che il primo a non resistere all’acquisto di un certo quantitativo di copie era proprio lui. Un numero di copie ovviamente sufficienti a portarlo nella top ten della classifica. Non una spesa quindi, diciamo più un investimento editoriale mirato.
Mirato a essere ammirato.


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9 commenti

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9 risposte a “Pratiche editoriali fai-da-te

  1. Ehhhh! Che grande, Guareschi. Facciamo così: in suo omaggio, ti faccio il thriller paratattico in formato Guareschi.

    Era stato un buon anno, quello. La terra aveva fruttato bene, il bestiame aveva figliato e tra mucche, latte, vitelli e grano il vecchio Benelli aveva deciso che c’erano abbastanza soldi da spedire la Mirandolina, sua figlia prediletta, in vacanza. Senza contare che la ragazza era appena stata vittima di un gran mal di denti, e che aveva bisogno di distrarsi e riprendersi dopo la malattia. Ma Reggio Emilia era sembrata una meta da poveri campagnoli, e persino Bologna e Roma suonavano provinciali. Bisognava fare di certo le cose in grande, per far vedere a quegli invidiosi del paese cosa era riuscito a fare con le sue cento biolche di terra, e così si era messo d’accordo con una signora di città che aveva dei programmi all’estero e le aveva procurato un biglietto del treno nientemeno che per Parigi. Che poi, più che un biglietto, era un lenzuolo grande così che a piegarlo non stava in tasca nemmeno a pregare.
    Così la Mirandolina era partita, accompagnata dalla signora e dal vecchio fin dove lui s’era sentito di fare, che allontanarsi dal podere gli era sembrato meno facile che entrare in chiesa, la domenica, e bestemmiare. Parigi però non è Brescello, e neppure Bologna. La signora aveva le sue cose, a cui badare, e la Mirandolina s’era persa quasi subito, travolta dal via vai di gente che sfilava per Montmartre per vedere pittori e artisti, e s’era ritrovata per certe vie buie e maleodoranti come al paese non le era mai capitato di vedere. Infine aveva visto una luce, sbucare da in fondo a un buco scuro, con delle scale che s’inabissavano nel nero, e aveva pensato che fosse l’unico modo di salvarsi, anche e soprattutto dalle sberle che le avrebbe rifilato suo padre, quando fosse venuto a sapere tutta la faccenda.
    Solo che la luce l’aveva guidata in un bar di brutti ceffi, e non sarebbero serviti nemmeno gli sganassoni del prete per ripararla dalle occhiate con cui valutavano che bel bocconcino avesse deciso di scendere, di sua spontanea volontà, fino alle loro ganasce. In men che non si dica l’avevano presa e legata ed era bastata una di quelle manacce sulla bocca per zittire le sue piccole urla. Poi, ben presto stancatisi del nuovo gioco, avevano pensato di gettarla fuori dalla finestra, nell’acqua buia del fiume, per lasciare che i ratti facessero sparire le prove del loro misfatto con la loro fame.
    La Mirandolina era andata giù come un sasso, senza riuscire più a respirare; poi l’acqua l’aveva fatta dondolare, per cullarla e farla addormentare prima che lei dovesse vedere, da sveglia, la sua sorte.
    Infine aveva sentito una mano scuoterla: aveva aperto gli occhi e s’era trovata di fronte il volto calmo del dentista e i baffi accigliati del padre; il medico le aveva sorriso dicendo: «Tutto fatto signorina» e poi s’era rivolto al padre dicendo: «Sono mille lire, prego!»

  2. Per restare in tema, invece: si dice, relata refero, che ci siano dei gruppi d’acquisto coordinato, su Amazon. Scriventi che, scambiandosi buoni d’acquisto, si comperano e si valutano a vicenda stellinandosi a tutto vapore per salire nelle classifiche, avere visibilità e guadagnarsi qualche incauto acquisto.

  3. E così ci godiamo, assieme al solito arguto pezzo del padrone di casa, anche un supplemento paratattico di fine-settimana!
    È sempre un piacere passare a trovarti, Helgaldo! 🙂

  4. Anche i grossi editori comprano i propri libri per poterli far schizzare in alto in classifica es. quella dei quotidiani, perché essere nei primi 10 posti genera altre vendite. In quanto alla classifica di Amazon sono stata al quarto posto quando il mio romanzo è stato venduto e per un solo giorno a 99 cent. Amazon mette in vendita 3 titoli al giorno a 99 cent, tra quelli editi da editori, non self, molti sono i candidati perché la visibilità è notevole, e con un certo anticipo Amazon decide quali titoli accettare per la super offerta. La cosa, lo riconosco, dà una certa adrenalina, ma mettere in vendita il proprio e-book sempre a meno di un euro significa svendere il proprio prodotto e non mi piacerebbe affatto.

    • Cara Sandra, poiché hai un’esperienza diretta di questa super offerta di Amazon, che immagino sarà stata concordata con il tuo editore, sei in grado di dirci almeno l’ordine di grandezza della vendita di quel giorno a 99 cent, giusto per capire cosa si deve attendere uno scrittore in casi analoghi?

  5. Giuse Oliva

    Non ci avevo mai pensato. Mi sembra una cosa stupida, ma allo stesso momento geniale. A presto

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