Thriller paratattico con sviluppo iperbolico

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«Il blog di Helgaldo è bello da morire e non rinuncerei a un suo thriller paratattico nemmeno sotto tortura. Per non parlare della sua scrittura fresca e raffinata: giuro che venderei mia madre per possedere metà della sua prosa».

Calma, calma, è tutto falso. Nessuno finora mi ha detto cose simili, e alcune di queste forse non sono neanche vere.
Però una cosa è certa: leggendo questo panegirico su me stesso e il mio blog nessuno di voi ha pensato neppure per un attimo né che si possa schiattare per Da dove sto scrivendo, né che valga la pena di essere torturati pur di partecipare al consueto thriller paratattico, né che qualcuno sia disposto ad acquistare vostra madre.

Ho pompato un po’ le cose, anzi un po’ di più di un po’, e voi avete immediatamente capito che stavo esagerando e ironizzando.
In realtà non ho fatto altro che rivolgermi a voi per iperboli, eccedendo nelle immagini, aumentando o rimpicciolendo a dismisura la realtà affinché la possiate percepire con più forza.

Vi faccio notare, cosa importantissima, che c’è iperbole solo se pur esagerando un concetto fino all’impossibile esiste comunque ancora un qualche legame con il mondo reale.
Davanti alla bellezza, di una persona o della Cappella Sistina non fa differenza, tutti noi abbiamo avuto dei palpiti accelerati temendo quasi l’infarto; e sicuramente avete torturato volontariamente le vostre costole pur di non rinunciare a seguire il concerto del vostro idolo musicale stritolati alle transenne in prima fila. Vendere la madre no, quello non l’avete mai pensato. Chi se la piglia a pagamento? Tanto vale regalarla.

E ora il nostro solito thriller paratattico da sviluppare iperbolicamente.

 

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

Alfred Hitchcock con Helgaldo

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15 commenti

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15 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo iperbolico

  1. La cosa più bella di tutte, caro Helgaldo, è che metti sempre in dubbio che qualcuno voglia acquistare la madre di un altro. Che la si voglia vendere, invece, pare acclarato. Dopo questa considerazione, mi ritiro per lo svolgimento 🙂

  2. antophotasia

    Sempre una meraviglia leggerti.

  3. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una coltre di buio; prigioniera in un calamaio infestato di seppie impaurite. La darebbe al primo che passa, fosse pure Helgaldo, pur di sapere come uscirne, ma si trova invece a camminare fra i vicoli, sola, costeggiando un lungo muro. Con addosso una paura che avrebbe ucciso un elefante, entra finalmente in una casa. Sale le scale di corsa, straniata ancora dall’ultimo post di Michele, e comincia a intravedere una luce: ma è finita nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi, spugne alcolizzate del peggiore bar di Caracas. Gli uomini si avventano su di lei famelici: la vogliono rapinare. Forse abusarne: Siffredi è un normodotato, rispetto a loro. La donna urla di terrore fino a far sanguinare i timpani; allora i maniaci le fanno un corso rapido di shibari ma, visto che pare un salame, la buttano in un fiume: vogliono vederla divorata da topi, che lì sono grandi come case. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. L’aria le viene estratta dai polmoni. Una mano la scuote, si sveglia; finalmente la voce del dentista, dolce più di quella della mamma:
    «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
    «Senza fattura, mi toglie l’IVA?»

  4. Ho saputo che una donna è stata stuprata da tutti gli ubriachi di Montmartre durante un’eclissi di ventiquattr’ore, poi legata con il filo spinato e divorata viva dai topi; tutto ciò prima che un dentista abusivo infierisse sul cadavere strappandogli i denti e spogliandola di tutti gli averi (mezza corona). Sono rimasto talmente sconvolto che mi sono frantumato tutte le ossa della mano e dell’avambraccio destro; e infatti scrivo dettando al mio schiavo etiope.

  5. Con l’acqua alla gola, ma ci sono anch’io! 😉

    “Per tutti i santi del Paradiso” dice una giovane donna sperduta nel quartiere parigino di Montmatre. “Se mi trovassi in mezzo al deserto del Sahari saprei orientarmi meglio” aggiunge mentre l’uomo nero della sua infanzia torna a perseguitarla dentro la scura coltre di buio che la circonda. “Giuro che mi faccio suora se adesso trovo una via d’uscita”- continua a pensare, costeggiando un lungo muro. Finalmente una casa. Sale le scale, comincia a intravedere la luce del Paradiso e invece trova l’Inferno: un bar frequentato da tanti uomini posseduti dal demonio. Gli ubriachi si avventano su di lei con l’intenzione di rapinarla, forse abusarne e di trascinarla in un baratro di violenza che non avrebbe più dimenticato per il resto dei suoi giorni. La donna urla di terrore: “queste corde sono come delle mannaie, sento che le braccia mi si stanno staccando dal resto del corpo! Slegatemi subito” – intima ai suoi aggressori. Ma loro la gettano nel fiume: un viaggio nel vuoto e poi ad attenderla le fauci spalancate dei topi pronti a divorarla.
    La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
    “Era un incubo? Allora non devo farmi per forza suora!”
    E se ne va felice come una Pasqua.

    (Ma saranno iperbole quelle che ho usato?) 😛

  6. Rientro solo adesso… eccomi da voi.

    Una giovane donna è data per dispersa nel quartiere parigino di Montmartre. Intorno a lei il buio siderale. La donna cammina da un’infinità di tempo tra i vicoli costeggiando chilometri e chilometri di muri, muore di paura, sfonda l’uscio di una casa. Sale mille scalinate, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da una folla ubriaca. La moltitudine si avventa su di lei: la riducono in povertà, forse vogliono sverginarla ripetutamente. La donna urla da far tremare i muri, i maniaci la legano, la catapultano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla disossata in un battito di ciglia dai topi. La donna sprofonda negli abissi, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la frulla, si sveglia in un nanosecondo, finalmente la voce amica del dentista: «Un capolavoro d’arte questo intervento signora. Mezza corona, prego!»

  7. iara R.M.

    Tutto intorno era nero come la pece e anche di più, nel quartiere più famoso di Parigi: Montmartre. Tra i suoi milioni di vicoli e vicoletti non poteva non perdersi una giovane donna che per ritrovare la strada di casa si era messa a costeggiare un muro lungo almeno quanto la via di mattoni gialli che nella favola del mago di Oz dovette seguire Dorothy,
    fino alla Città di Smeraldo.
    Dopo aver girato in vano come una trottola, spaventata da morire, entra
    finalmente in una casa. Si precipita su per le scale, comincia a intravedere una luce… avrebbe dato la testa per trovare un posto sicuro!
    Si ritrova, invece, nel bel mezzo di un bar frequentato da un mucchio di personcine non potete immaginare quanto per bene;
    tutti uomini impegnati a bere un goccetto.
    Era così infestato di alcol quel posto che solo a respirarne l’aria si sentiva ubriaca anche lei e magari lo fosse stata! Gli uomini senza perdere un solo secondo, le si avventarono contro e non certo con buone intenzioni:
    il minimo in quella situazione era cavarsela con una rapina o un abuso.
    Ma lei, non era mai stata una donna fortunata!
    Intanto che sprecava ossigeno a urlare terrorizzata fino a restare senza neanche un filo di voce, fu prima legata così stretta che le corde sembravano catene e poi, buttata in un fiume.
    I maniaci aspettavano sulla riva di vederla divorata dai topi, svezzati, probabilmente, con i biscotti Plasmon, viste le dimensioni.
    La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare.
    Si sente soffocare. Poverina, era in un incubo…
    Una mano la scuote, si sveglia, finalmente.
    «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
    (Tutto fatto, Tutto finito, pensa lei. )
    «Ma per i danni che mi ha causato sotto anestesia verrà contattata dal mio
    avvocato domani»; conclude la voce amica del dentista.

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