Rubare le caramelle ai bambini

foto_occhio_bambino

«Amazon la lanciato un nuovo strumento di pagamento destinato agli autori degli e-book. Il colosso dell’e-commerce e dell’editoria digitale ha annunciato che gli scrittori indipendenti, quelli che pubblicano senza una casa editrice direttamente sulla piattaforma Kindle Direct Publishing, adesso vengono retribuiti in base al numero di pagine effettivamente lette dagli utenti. La novità scatta dal primo di luglio.
Il nuovo meccanismo punta a incoraggiare contenuti di qualità sulla piattaforma, ma anche di sostanza, visto che più il volume è lungo e più i proventi possono essere alti. Anche i soggetti e la scrittura dei libri devono essere interessanti e accattivanti,  perché se il lettore abbandona il testo all’inizio senza finirlo l’autore riceve una paga inferiore».

Questa è la notizia nuda e cruda apparsa in questi giorni sui quotidiani.

Al di là delle questioni tecniche sui compensi, se in questo modo gli autori riceveranno più o meno soldi di prima – ma Amazon non avrebbe cambiato la propria politica dei prezzi per guadagnare di meno –, alcune considerazioni di sostanza saltano subito all’occhio.
La prima è che ora anche Amazon conferma che esistono scrittori di serie A, quelli con una casa editrice alle spalle, che continuano a percepire gli introiti in base alle condizioni praticate alle case editrici; e altri, quelli autopubblicati, evidentemente di serie B.

Qui il merito non c’entra, come invece ipotizzato nell’articolo. Se prima bastava acquistare il libro per far felice l’autore, ora per poter ottenere una remunerazione bisognerà anche leggerlo per intero. Mi chiedo perché allora pagarlo subito per intero e non in momenti successivi in base a come procede la lettura.

Personalmente ho una casa piena di libri che dovrò leggere, ma questo all’editore non interessa perché li ho già pagati, e sono fatti miei se non ne sfrutto il potenziale. D’ora in poi dovrò prendermi la colpa, quanto meno la responsabilità, di un mancato introito dell’autore solo perché non ho ancora iniziato il suo volume?

E come si fa a capire se un libro lo sto solo sfogliando, spulciandolo qua e là, invece di affrontarlo riga per riga? E il leggiucchiare vale di meno di una lettura sistematica? E se il libro mi è così piaciuto che ho voglia di rileggerlo l’autore verrà pagato una seconda volta? Magari voi sapete come funzionano queste cose, aspetto delucidazioni.

Resta incontrovertibile che anche per Amazon il self-publishing non è all’altezza di una scrittura di qualità, altrimenti non sarebbe ricorso a questa nuova formula. Ora il colosso dell’e-commerce cerca solo di sfruttare ulteriormente il business dell’autopubblicazione, per quanto possa essere un mercato ridotto, tirando in ballo l’argomento della maggior qualità. In realtà, sta rubando le caramelle ai bambini.

Annunci

11 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

11 risposte a “Rubare le caramelle ai bambini

  1. Marco Amato

    Ehm… Hel credo che il tuo ragionamento sia stato fuorviato dall’autore di quell’articolo.
    Al solito i giornalisti italiani ne capiscono ben poco.
    Se vuoi fidarti, sono un po’ ferrato sull’argomento.
    Dunque il pagamento per pagine non si riferisce alla normale vendita dell’ebook sullo store Amazon. Ad esempio se l’ebook costa 3 euro, all’autore va il 70% lordo. Occorre togliere l’IVA e alcuni costi.
    La remunerazione a pagine è per il servizio Kindle Unlimited, detto KU.
    KU è il servizio Amazon in abbonamento dove pagando un canone mensile di 9.90€ si possono scaricare infiniti eBook. Come catalogo in Italia a KU hanno aderito pochi editori. Mentre tra il self publishing ne fanno parte gli autori del programma select di Amazon, cioè pubblicano in esclusiva con loro.

    In pratica cosa è successo per decidere questo tipo di remunerazione?
    Prima bastava che il lettore leggesse il 10% del libro, per considerare il libro letto. Il compenso però non era calcolato sul prezzo dell’ebook ma su di un fondo che Amazon stabilisce ogni mese. In Italia non so quanto guadagnasse un autore per singolo eBook, negli Stati Uniti era di circa due dollari. Quindi bastava che un lettore leggesse il 10% del libro per far guadagnare allo scrittore due dollari.
    Questo cosa ha comportato? (Negli Usa in quanto da noi il self è allo stato della pietra). Che un autore con un eBook di 500 pagine doveva farne leggere 51 per essere remunerato. Tantine. Mentre un eBook di 100 pagine soltanto 10.
    Questo, sempre in Usa, ha scatenato la corsa alle short story. Rendere avvincenti le prime 10 pagine e poi…
    Amazon che al contrario di quel che si pensi, tiene in conto la qualità del self, è corsa ai ripari. Ha pensato che fosse meglio remunerare per pagina. Quindi romanzi corti o lunghi importa poco, purché siano avvincenti e il lettore giunga alla fine.
    Questo è quanto. 🙂

    • 🙂 Sono contento di sapere che Amazon non ruba le caramelle ai bambini.

      La tua precisazione, anzi è una riscrittura corretta del post, non può che farmi piacere. Il breve articolo, che ho riportato integralmente, quasi la fotocopia su ben due giornali cartacei diversi, La stampa e il Corriere, e alla base del post odierno, mancava effettivamente di tutta una serie di informazioni che non hanno fatto altro che deformare il fatto dal quale ho tratto ispirazione per il post. Hai ragione, non bisogna mai fidarsi troppo dei giornali, e prima di riportare dei fatti è sempre meglio fare anche un giro in rete, dove ho visto ora che l’informazione viene trattata in modo più approfondito. Questa volta Helgaldo perde, e Amazon vince. Vince per tutti quelli che puntano alla qualità della propria scrittura.

      • Marco Amato

        Ah no, l’intelligenza e l’ironia vincono sempre di fronte a qualunque tipo di business. 😉

      • Più che intelligenza e ironia questo è prendere fischi per fiaschi, per baschi, per boschi. Ecco, era meglio se andavo per boschi (sfuggendo anche alla calura di queste ore).

  2. Ecco, mi sembrava strano infatti. Sul servizio Kindle Unlimited sono d’accordo con la strategia di Amazon, che in realtà era già dichiarata in partenza. In effetti non mi sembra nemmeno una novità perché, quando il servizio è stato attivato circa un anno fa, era già così più o meno…

  3. Grazie a Helgaldo per averne parlato e a Marco per le delucidazioni. In effetti, la notizia così come era girata era ambigua e aveva già scatenato il solito panico.
    Mi resta ancora poco chiaro quanto convenga a un autore self dare l’esclusiva ad Amazon, ma forse già il vantaggio di rientrare nel KU potrebbe bastare.

  4. Non prendere KU, Maria Teresa! È una fregatura pazzesca.

    • In che senso è una fregatura? Intendi come lettrice? Io non ho un Kindle quindi più che altro stavo pensando alla pubblicazione su KDP con l’opzione eventualmente del KU.

      • Sono rimasta talmente delusa dal KU come lettrice che non credo avrà lunga vita, almeno non con l’attuale policy. Se avessi un libro da pubblicare non penso che sceglierei l’opzione del KU perché secondo me, almeno così com’è adesso, non durerà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...