Sono trecento

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«Vogliamo davvero che il mercato del libro torni a essere più umano (in Italia si stampano circa sessantamila libri l’anno)? Allora gli editori dicano agli autori i reali numeri di vendita delle loro opere (se ne avete vendute sopra le trecento, sappiate che è già un successo), e prima ancora di prenotazione (vi stupireste se vi dicessero che in tutte le librerie italiane ne sono state prenotate anche meno di cento?). Basterebbe questo a far smettere di scrivere la metà degli autori».

Inizia così , con questo numero da débâcle, – 300 – un interessante articolo sullo stato della piccola e media editoria italiana, redatto da Andrea Caterini sul Giornale di ieri, 25 luglio 2015.

Non vado oltre, mi fermo al 300 e alle sue conseguenze: far smettere di scrivere metà degli autori. Autori che di sicuro non scrivono per campare di scrittura, ma per raggiungere la gloria eterna.
Autori seri, coscienziosi, preparati, che dedicano mesi e anni della loro vita a un nuovo libro per venderne trecento copie, e dirsi fortunati o scrittori di successo, che poi è la stessa cosa.

Per come la vedo io 300 copie, parenti e amici esclusi, non sono poche (stiamo parlando della piccola e media editoria, non di Mondadori). Il penultimo dato che mi ero appuntato era 2000, il numero di copie vendute che per una piccola casa editrice rappresenterebbe un grande successo editoriale.

Col nuovo dato, 300, ora possiedo anche l’estremo inferiore di un «successo» editoriale formato mignon. Quindi un buon libro, un testo serio, con tutti i crismi del caso – professionalità nel suo confezionamento, attività di vendita e ufficio stampa, recensioni e reading, presentazioni in varie librerie d’Italia – viaggia tra le 300 e le 2000 copie. Comunque lo si voglia interpretare significa far la fame, almeno che l’autore non viva di altre attività di scrittura più remunerative (giornalismo, cinema, corsi di scrittura). A queste condizioni – dice Caterini – metà degli scrittori smetterebbe di scrivere. Smetterebbe? Forse sì, e ci sarebbe più spazio, più visibilità, per l’altra metà.

Il dilemma però è tragico. Quale delle due metà rinuncerebbe: quelli bravi da 300 copie in su o quelli meno bravi sotto le 300?

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3 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

3 risposte a “Sono trecento

  1. I dati che ho in mano io sono che l’80% dei libri oggi vende meno di 500 copie, e sempre l”80% degli autori non arriva a pubblicare il secondo libro. E’ chiaro che dati del genere seppur assai sconfortanti, non fanno deterrente visto quanta gente continua a provarci. Oggi un autore che vede 10 mila copie è definibile di successo, e ce ne sono, ma i numeri su fascette e strilloni vari sono di sicuro falsi.

    • Anch’io ho sentito queste cifre, che credo siano l’anima dell’editoria in Italia. Diecimila copie di tiratura però solo le grandi case editrici possono permettersele: si parla di grandi autori, perlopiù stranieri. Hai ragione, fascette e strilli sono sicuramente opera del marketing, perciò intrinsecamente falsi e tendenziosi. 🙂

      • Muzzopappa, Genovesi e De Giovanni ai 10 mila ci arrivano. Di sicuro se pubblichi con un piccolo non ce la fai, il lato triste è che grandi vendite non sempre corrispondono a qualità, ma anche questo è risaputo.

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