(non) Una recensione

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Se Giulio Mozzi inizia il suo (non) Un corso di scrittura e narrazione con il buondì, è logico che lo termini con un arrivederci. In mezzo c’è tutto e niente, cioè esattamente quello che in un libro dev’esserci.
Ci sono preziosi consigli di scrittura camuffati da aneddoti; del tutto assenti regole, definizioni, classificazioni, trucchi da quattro soldi su come scrivere un romanzo. Proprio il contrario di quello che si trova nei manuali di scrittura creativa che ci tocca di solito leggere e scimmiottare nei blog.
Inframmezzato a tutto quello che non c’è, troviamo parecchie farneticazioni, messaggi in bottiglia indecifrabili, voli pindarici da allucinazione. Incomprensibili, ma di cui è consigliata la lettura.
C’è poi tanta vita dell’autore. Questa è la ciccia migliore.

Purtroppo per apprezzare questo «non manuale» bisogna avere tutta l’esperienza di Mozzi alle spalle, questo è il difetto maggiore del libro. Chi non sa nulla di com’è fatta una casa editrice, non è mai entrato in una redazione e non ha vissuto nell’editoria degli anni Ottanta e Novanta, non è in grado di capire a fondo il vero messaggio che lancia Mozzi sulla scrittura. Peccato, ci si perde il meglio.
Oggi tutti vogliono raggiungere il successo, la piena maturazione letteraria al primo libro, senza nessun tipo di gavetta, termine escluso dal proprio bagaglio di esperienze. Successo sì, quello lo vogliono. Ma gli anni per raggiungerlo no, non fanno parte del programma. Autori tutti virtuali, che non vogliono perdere tempo con la vita vera, che non vogliono sentirsi proporre le riflessioni su Manzoni o su Melville, che il Mozzi ci rifila. Riflessioni non convenzionali, espresse dalla parte di chi scrive e si immagina la fatica di scrivere che hanno fatto i grossi nomi, ma anche quelli piccoli, della letteratura, specie italiana.

Mozzi, soprattutto, dice la verità, e si capisce che dubita che gli si possa credere. Leggendo infatti non gli crederete, come non gli credono i suoi corsisti, che si aspettano da lui la Verità durante le lezioni che tiene freneticamente in tutta la penisola — di qualcosa dovrà pur campare l’uomo —. Tutti che si aspettano consigli sulla trama, sui dialoghi, sul punto di vista, sui personaggi, sullo stile. E invece lui chiede svolgimenti su “La mia mamma” e “Le mie feci “, e fa benissimo. È da lì che si deve partire per iniziare a scrivere: le cose sotto gli occhi e il culo di tutti, tanto evidenti che non siamo più in grado di coglierle.
Concludendo, (non) Un corso di scrittura e narrazione è sia per tutti sia per pochi. Tanto più farete esperienza fisica di scrittura, tanto più entrerete nei pochi, stavo per dire negli eletti, in grado di comprendere appieno il  non corso di Mozzi. Buondì e arrivederci.

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8 commenti

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8 risposte a “(non) Una recensione

  1. Se ho letto bene fra le righe di questo e dei precedenti post in cui parli del (non) manuale di Mozzi, c’è una mezza idea di promuoverlo con buoni voti.

    • Dico sempre che se ci sono pagine interessanti in un libro vale la pena di acquistarlo. Mozzi tratta onestamente (e generosamente) alcuni aspetti della scrittura, e dell’essere scrittore. Altre pagine fatico a comprenderle, ma forse è un problema mio. Sul suo sito però è scaricabile, non dico il libro, ma la sua versione precedente scritta apposta per il blog (il libro è la terza vita dei suoi appunti su Vibrisse).

  2. Vibrisse: come entrare nel mondo del famoso Giulio Mozzi e rimanerne turbati/sorpresi/affascinati/pieni di “Mma”, “oh, però!” e “ma dai!” 🙂

  3. Concordo in pieno; un’analisi davvero corretta. Sembra quasi che tu conosca il Mozzi di persona. I suoi corsi di (non) scrittura funzionano esattamente come il manuale: tante regole prime (per lui esistono solo regole 1°…), ma poche regole su come scrivere. Ad esempio non l’ho mai sentito parlare di incipit, o di trama, o di chiusura. Però dà dei buoni consigli, soprattutto quando ti batte in testa per definire quelli che tutti, ma proprio tutti, ritengono essere dettagli insignificanti: che lavoro fa il personaggio?; quanti soldi ha in banca?; perché si chiama così, che origini ha?; eccetera. Ottima recensione, caro Hell.

  4. Ecco cosa mi sono dimenticato di fare…

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