Quasi una minaccia

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Dovrò arrendermi all’evidenza: siete partiti tutti o quasi, avete svuotato non solo le città, ma anche la rete e i blog. Quello spicchio di voi che vive felicemente scollegato ha preso il sopravvento sulla vostra persona tutta e vi ha mandato con amici, parenti, partner ufficiali e no, su spiagge bollenti o vette ventilate, intimandovi il momentaneo ma tassativo distacco da pc, tablet e smartphone. Di scrittura e tutto il resto se ne riparlerà a settembre.
E il romanzo sviluppato per tre quarti? Può attendere. Il racconto dove va inserita solo la parola «fine»? Abbandonato sul desktop.

È vero, c’è all’opposto chi utilizza questo intervallo di relax per darci dentro. Alloggiato a bordo piscina dell’hotel a quattro stelle (siamo in piena crisi, non era più possibile restare pentastellati), guarda l’acqua immobile e chiara e le curve tintarellate e in movimento che gli transitano davanti, e trovata immediatamente l’ispirazione si tuffa con un triplo carpiato nel capitolo 1 del suo nuovo romanzo che gli frulla nella testa da questo inverno. Splash!
Ottimo tuffo, considerato che i proventi delle vendite, ammesso che riuscirà a pubblicare, non ripagheranno neppure il cocktail che si avvicina a passi leggeri e rapidi. Ma in quanti di noi hanno la possibilità di ricoprire il ruolo da protagonista di questa scena, inteso come scrittore, non come quello che porta il cocktail?

Quindi, dicevo, ve ne siete andati in ferie. E io che scrivo tutti i giorni dovrei accettare la desolante realtà agostana. Ma qui scatta la fatidica domanda: scrivi per te o per il lettore? Risposta professionale (obbligatoria, se vi capita di trovarvi contigui all’ombrellone di un editor grande, medio, piccolo): scrivo per il lettore. Questa la risposta che piace all’editoria. Ma c’è anche la mia risposta, non di livello editoriale, ma almeno onesta: scrivo, per quando tornerà il lettore.

Ecco: scrivo oggi, e domani, per quando tornerete. Saprete così di non essere stati traditi e abbandonati ovunque siate, sono come l’Unità di crisi della Farnesina per gli italiani dispersi nel mondo. Da dove sto scrivendo penso a tutti voi ovunque siate, in montagna e al mare. Così fanno i grandi scrittori che hanno i lettori nel cuore anche quando stanno a bordo vasca sorseggiando cocktail. Così cercherò di fare umilmente all’asciutto anch’io.

Al vostro rientro avrete perciò un bel po’ di post da leggere…
È vero, suona quasi come una minaccia. Tanto prima o poi rientrate, vero?!

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11 commenti

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11 risposte a “Quasi una minaccia

  1. C’è gente che non va via, ma chiude, per scrivere sul serio (pochi) o per riprendersi, come se il blog li stressasse. Non è che la capisco tanto ‘sta moria di blog.

    • Probabilmente mantenere un blog sempre attivo costa fatica mentale e a volte fisica. Se smetto di scrivere per qualche giorno, mi trovo in enorme difficoltà poi a ricominciare. Cerco quindi di mantenermi in galleggiamento anche con post un po’ sbarazzini come questo. Uno scrittore dovrebbe sentire sempre la necessità di scrivere con continuità, perché la gioia consiste proprio nelle parole che ogni giorno aggiungiamo a quelle del giorno precedente. Invidio chi riesce a trovare il ritmo quotidiano, come Stephen King, per esempio.

  2. Be’, la vacanza è vacanza. Di norma io in vacanza non mi collego a internet, non corro e, se possibile, non cucino (“prendiamo un appartamento in affitto/un camper così ci gestiamo noi” mi suona più come una minaccia che come un invito al relax). Però appena tornata sono di nuovo qui, desiderosa di leggere e di condividere. Ed è bello poter contare su questo blog (come su altri)!

  3. Desoliamoci in due: tu dal tuo blog, io visitandolo quotidianamente!

    (Per dire, io i cocktail a bordo piscina non li ho mai particolarmente graditi, però una bella nuotata a mare, senza pensare ad altro, sì!) 🙂

  4. Io sono qui, immerso nel meltemi, a scrivere. Ottobre è vicino… Più vicino della Grecia, a quanto pare 🙂

  5. E io che speravo andassi in vacanza pure tu… XD

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