Coniglio sbadiglio

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Per un quotidiano come la Stampa recensire un libro dedicandogli una pagina intera, significa che il libro è davvero importante o particolare. Il libro in questione, molto particolare, è Il coniglio che voleva addormentarsi, scritto dallo psicologo svedese Carl Johan Forssen Ehrlin con l’unico obiettivo di far addormentare i bambini semplicemente leggendolo. Un libro così noioso, ma così noioso che non si può restare svegli già a pagina 3. Infatti molti si addormentano a pagina 2.
I «duri» che non vogliono cadere tra le braccia di Morfeo in tempi rapidi sappiano che il testo ha una ventina di pagine in tutto. C’è quindi tempo per cullarsi con la storia, il cui finale resta ancora sconosciuto perché nessuno è riuscito a tenere gli occhi aperti fino alla parola fine.
Il libro, sempre secondo la Stampa, primeggia nelle classifiche di Amazon (The rabbit who wants to fall asleep, in inglese), ed è stato tradotto in una decina di lingue, italiano incluso.
A quanto si racconta il professorone addormentava con il suo tono di voce non proprio interessante sua madre appena apriva bocca. Da lì l’idea di mandare a nanna in tempi rapidi i bambini. Detto fatto, ha scritto la storia di Coniglio, Zio Sbadiglio e Gufo Assonnato, sperimentandolo su Leon, suo figlio, direttamente nel ventre materno, facendogli ascoltare la storia – si spera – con degli altoparlanti appoggiati sulla pancia della mamma e non in modo invasivo direttamente nella placenta. Sembra che Leon si addormenti appena sente l’inizio della registrazione, non gli rinfacci poi Ehrlin da grande di non essere un tipo sveglio.
Non farò della facile ironia su questo libro (tra l’altro un estratto su Amazon nel momento in cui scrivo non è disponibile. Peccato, l’avrei sperimentato con piacere su mia madre, il mio capufficio, quelli dei call center che mi perseguitano con gli abbonamenti 3, Vodafone, Infostrada eccetera eccetera).
Non vi dirò quindi che Carl Johan Forssen Ehrlin – già un nome così lungo mette sonnolenza – ha scoperto l’acqua calda: non ci vuole certo una laurea in psicologia o la lettura di Coniglio sbadiglio per far addormentare un bebè. Basta leggergli ad alta voce, senza enfasi alcuna, il regolamento condominiale di casa tua; lo statuto dei lavoratori con la voce di Renzi; la Costituzione italiana con il tono di Gasparri; i diritti dei gay con lo speakeraggio di Giovanardi; una pagina dei Promessi Sposi registrata da Balotelli.

Però la notizia che sia stato scritto un libro che ha come unico obiettivo quello di far dormire, e non sognare con la fantasia, mi inquieta. E che l’idea di far addormentare i più piccoli proponendogli la lettura di un libro – e non facendogli annusare i fornelli del gas come fa, per esempio, Renato Pozzetto in un film – sia stata partorita proprio da uno psicologo non mi fa prender sonno. Se c’è un essere che assorbe conoscenze dal mondo esterno come una spugna, a velocità impressionante, è proprio un bambino. Ricordo i bellissimi libri-gioco di Munari per i più piccoli. Apri il libro ed esce una sorpresa. Quei bambini sono cresciuto con l’idea che i libri contengono mondi sorprendenti. Ecco come si costruisce un lettore forte, che ama leggere. Munari però non faceva lo psicologo, di professione era grafico, disegnava e amava i libri.
Carl Johan Foranee Ehrlin invece è psicologo e probabilmente i libri li odia. Dovrebbe sapere che se quegli oggetti rettangolari che i genitori leggono ai più piccoli sbadigliando si chiamano libri, quei bambini cresceranno attratti da tutto meno che da questi. Da libro-gioco a libro-letto. L’idea che l’azione del leggere venga associata al letto, inteso come sostantivo, ci voleva uno psicologo svedese per diffonderla. Chissà che esperienze traumatiche ha dovuto sopportare da piccolo il professore prima di addormentarsi. Hansel e Gretel letto da Dario Argento in persona?

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7 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

7 risposte a “Coniglio sbadiglio

  1. Carl ecc. voleva fare i soldi con questo libro e a quanto pare c’è riuscito, non vedo altro. Grazie per i tuoi post che rallegrano queste giornate.

  2. Ma il coniglio che fa addormentare, suppongo sia di genere neutro!!

  3. Sicuramente il professore da piccolo è rimasto traumatizzato dalla favola di Hansel e Gretel, così ha deciso che da grande avrebbe inventato una favola con un coniglio soporifero e, possibilmente, senza incubi. Non c’è altra spiegazione. 😉

  4. Sono perfettamente d’accordo!
    La cosa sconvolgente sono tutti quelli che hanno condiviso quest’idea del “professore”: editori di diversi Paesi che hanno deciso di pubblicarlo e tradurlo e il gregge di così detti lettori che hanno comprato il libro…

  5. Simona C.

    Il professore, purtroppo, ha usato il coniglio per aiutare i genitori che non riescono a far dormire i figli, senza porsi il problema di educare i figli alla lettura. In realtà, il “vieni a letto che ti leggo una storia” dovrebbe essere un premio per il bravo bambino che accetta di mettersi a letto e in cambio riceve il piacere di ascoltare una storia.
    Con me funzionava la ninna nanna, ma era facile perché sono sempre stata pigra e dormigliona. Da sveglia, invece, mio padre mi leggeva Tex. Io guardavo le figure e lui faceva le voci dei personaggi. Così, nonostante la mia pigrizia, sono cresciuta con il gusto per l’avventura e il terrore di Mefisto.

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