Diteli come volete

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Arriva improvvisamente il giorno, anzi la notte, in cui decidi di darti una scossa e di riprendere a fare ciò che sai di saper far meglio, nel mio caso scrivere racconti.
Un attimo prima non ti interessava più da tempo, un secondo dopo ti chiedi perché da anni ti sei rivolto ad altro. A volte la risposta esiste, ma nel mio caso risposta non c’è. Certo, forse ricordi la fatica, e non la gioia, delle parole che aggiungevi alla pagina bianca, scritte, riscritte, cancellate e riscritte nuovamente confermando la prima stesura. Sforzi immensi per giungere a un finale poco convincente, poi straordinario, poi bizzarro, poi infine quello «giusto» per quel racconto.

Che cos’è che nella notte mi ha ridato la voglia di rimettermi a scrivere racconti? Una frase di Giorgio Manganelli, scrittore poco conosciuto, che mi è passata davanti ieri nelle mie letture serali: «Il romanzo è l’Erode dei racconti». Eh, sì: è vero. Il romanzo uccide il racconto. La narrativa breve è di serie B rispetto al romanzo. Eppure, quando ci penso, mi accorgo che se amo i libri è perché i primi amori da lettore adulto sono venuti dai racconti. La fantascienza prima, Verga in seguito. I momenti anche esteticamente più entusiasmanti delle mie letture sono stati generati dai racconti. Il romanzo sì, è grandioso. Ma per me, per il mio carattere e la mia visione del mondo, è grandioso solo in parte, anzi in parti. Anche l’amore viscerale per I Promessi Sposi, a pensarci bene, è amore per alcune pagine, molte pagine del romanzo, ma prese singolarmente, come se fossero racconti nel romanzo.
E i canti di Dante? Anch’essi li posso spezzettare in cento racconti, ugualmente divini. Si aprono e si chiudono come fossero in un’antologia di racconti, scendendo un po’ più in basso verso Lucifero, salendo un gradino dopo l’altro verso il cielo.

E poi diciamola tutta: per scrivere un romanzo essere egocentrici non è indispensabile, però aiuta. Un romanzo è un mondo compiuto, vero o immaginario, costituito da una totalità di valori e verità, non solo da scene e trama, valori e verità che nel racconto non sono né necessarie né utili.
Se la vita è un’accozzaglia di storie senza senso, acchiapparne qualcuna al volo e cristallizzarla sulla carta con un racconto rientra nel mio Dna di uomo insicuro ma curioso.
Per il romanzo no, uno come me non va affatto bene. Servono troppe certezze, troppi so tutto io di come girano le cose, che non fanno parte della mia natura.
Preferisco allora tante storie in direzioni opposte e contraddittorie a una storia dritta filata fino alla meta. O come dice Boccaccio nel proemio del Decameron, la prima raccolta di racconti sistematica della letteratura, «intendo di raccontare cento novelle, o favole o parabole o istorie che dire le vogliamo». Diteli come volete: racconti, post, barzellette, storielle, racconti autobiografici, messaggi in bottiglia. Gentili aspiranti scrittori, sorry, io più di questo non so proprio fare. Sono un aspirante scrittore di serie B, con  buone possibilità di retrocessione.

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10 commenti

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10 risposte a “Diteli come volete

  1. Finalmente ricominci? Era ora! 🙂
    E poi, guarda la combinazione, anche io sto leggendo Manganelli. Sto leggendo lui e un bel po’ di altre cose, mentre tiro un sospiro per aver terminato la ri/stesura. Poi, senza soluzione di continuità, partirà l’apnea della ri/lettura…

  2. Simona C.

    Hai ragione, molti relegano i racconti alla serie B perché pensano che, essendo più brevi, siano scritti da gente pigra. In realtà è tutt’altro che facile scrivere un buon racconto, ritagliare il giusto spicchio di mondo che, dietro, ha un mondo intero. Nel romanzo si ha lo spazio per portare il lettore a spasso nella trama per gradi, nel racconto devi avere l’abilità di catturarlo in un attimo. Sono monotona nel citare sempre Ray Bradbury, ma, oltre ad alcuni dei miei romanzi preferiti, ha scritto racconti che mi hanno impressionata. A volte anche brevissimi, ma così ben costruiti che dopo averli letti rimanevo seduta a godermi le immagini del mondo che ci stava dietro.

    • Hai ragione anche tu. Mi vengono in mente titoli come Delitto senza castigo e Castigo senza delitto. E Cronache marziane stesso si basa su una serie di episodi sotto forma di racconti. Però un po’ pigri lo sono quelli che scrivono racconti… cioè, io sono pigrissimo.

      • Simona C.

        Pensa che io sono pigrissima e scrivo anche romanzi.
        Il modo in cui è scritto Cronache marziane è geniale: un romanzo fatto di racconti, la storia della conquista di Marte attraverso tante storie.
        Ogni trama che venga in mente a uno scrittore ha, secondo me, una lunghezza ideale. Il materiale di un racconto non va annacquato per trarne un romanzo, né un romanzo può essere riassunto in un racconto. Dipende dalla storia, certe idee nascono già con una misura.
        E ora scadremo nel solito discorso su quanto contino le dimensioni 🙂

      • Cara Simona, Da dove sto scrivendo si occupa prevalentemente di scrittura ed editoria. Su quanto contino le dimensioni se ne può parlare, se interessa. Ma lascio l’argomento al sapiente giudizio del pubblico femminile del blog…

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