AAA bel racconto cercasi

foto_libro_ragazza

Da qualche parte ho letto che la struttura di un racconto si suddivide in cinque punti.

Incipit
Affondo retrospettivo
Svolgimento della vicenda
Svolta nella vicenda
Conclusione

Questo modo «classico» di intendere il racconto, ovviamente, non descrive la totalità della narrativa breve. Resta sempre una quota di rispettabilità anche per il racconto «di stile», di sperimentazione, che ha pari dignità rispetto alla narrazione canonica, a patto che l’autore sia consapevole di deviare dalla strada principale.

Non so se lo schema sopra esposto sia o no corretto. Diamogli fiducia, diciamo di sì. Voglio proprio vedere se quello che ho scritto in passato rispecchia questo movimento dall’incipit alla conclusione.

Per la verità solo due volte ho inserito dei racconti nel blog, roba inedita – a tratti provvisoria – che non era mai uscita dal cassetto. Un po’ per non sbilanciarmi, un po’ perché non credo che un blog, con la sua struttura rigida, con la lettura sullo schermo di un computer o di un tablet possa esaltare un tipo di scrittura breve ma intensa com’è quella di un racconto.

I due racconti che in passato sono finiti sul blog sono Corsia tre e Identici e diversi. Il primo dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, avvicinarsi al modello in cinque punti. Ha un incipit (be’, questo è facile); segue la fase retrospettiva, una sorta di flashback che contestualizza la vicenda e pone gli agganci per lo svolgimento successivo; a questa segue la «storia» vera e propria, quella che si svolge in diretta; per fortuna ho inserito istintivamente anche la svolta nella vicenda (nel mio caso l’atleta in corsia tre, anziché svoltare tira dritto per la sua strada); infine la conclusione (con aggancio alle anticipazioni della fase due nell’ultimissima riga). Bingo!
Be’, vuol dire che anche se più con l’istinto che con la ragione – o con la lettura di un manuale di scrittura creativa – ho sempre imbroccato la strada giusta per il racconto.

Identici e diversi, invece, non segue per nulla lo schema in cinque punti. Di fatto è un blocco unico, nato come sfida stilistica con me stesso dopo la lettura di Un uomo di Oriana Fallaci. Un uomo, oltre a raccontare la vita di Panagulis, amato anche carnalmente dalla giornalista e scrittrice, è scritto in seconda persona, il tu, che dà un bellissimo effetto alla storia. Ispirato da questa scelta stilistica di Oriana (siamo amici di lettere, ci chiamiamo per nome, cioè io la chiamo per nome, lei non mi chiama affatto…), mi sono gettato a testa bassa in un racconto (mica fesso a scrivere un romanzo, non ne ho la capacità), tutto basato sul tu. Quindi la storia, lo schema del racconto – o se siete cool, la sua grammatica – passa in secondo piano rispetto all’effetto che dovrebbe scaturire dalle parole sulla pagina.

Se lo schema è corretto o almeno condivisibile, e il non seguirlo è legato a scelte stilistiche, devo far notare che sono rari in rete i racconti pubblicati sui blog che seguono questi sviluppi. Quasi mai c’è sperimentazione con la prosa, e quelli che vogliono produrre un racconto «classico» spesso saltano a piè pari il punto due, in una sorta di svolgimento della vicenda in presa diretta o soggettiva, dove il confine tra incipit e storia non è ben segnato, e il finale è quasi sempre un’aggiunta «a parte».
Però non ho letto tutti i racconti che passano in rete. Perché non provate a rintracciare nei vostri scritti le cinque parti dello schema e poi linkarmi il racconto nei commenti in modo che possa finalmente leggere qualcosa di vostro e appassionante?

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9 commenti

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9 risposte a “AAA bel racconto cercasi

  1. No, no. Io scrivo un romanzo. Anche se non ne ho le capacità…
    Però fesso sì. Quello davvero sì.

  2. Credo che questi cinque punti classici siano riconoscibili in molti (quasi tutti?) i racconti medio lunghi e, semplificando un po’, in molti racconti brevi. Accorciando il testo, si accorciano anche i punti, se ne salta qualcuno, qualcun altro viene riassunto. Va detto che la presenza o meno di determinati elementi è anche nell’occhio di chi legge. Ci sono strutturalisti che ti beccano una struttura in tre atti anche in un aforisma e tutte le funzioni di Propp in una barzelletta…

    • Hai proprio ragione!

      ATTO PRIMO
      Totti e la fidanzata devono andare a una festa.

      ATTO SECONDO
      Totti decide di mettersi lo smoking. Arrivati all’entrata del locale c’era scritto no smoking.

      ATTO TERZO
      Allora Totti dice alla fidanzata: «Hai visto amò? Avevo fatto meglio se mi ero messo la tuta».

  3. Uhm… numble numble….no, non lo faccio! 😉
    Anche perché io ho solo un incipit e una conclusione!

  4. Simona C.

    Purtroppo non ho racconti per dilettarti, solo romanzi, al massimo un romanzo breve, ma non è un racconto.
    Nel tuo post c’è un bel riferimento all’istinto nella scrittura che non deve passare inosservato. Quello che si impara dai manuali è ragione, quello che inconsciamente si impara leggendo tanti libri crea il nostro istinto. Sappiamo com’è fatto un libro, com’è strutturato un racconto, come un romanzo perché fanno parte del nostro bagaglio culturale. Quando leggo che “bisogna fare così e così” spesso mi accorgo che lo faccio già, istintivamente, perché nei tanti libri che ho letto si fa in quel modo e l’ho assorbito senza rendermene conto. Certo, poi si forma lo stile personale e qualche regola si infrange, ma l’istinto viene dall’esperienza di tante letture e dimostra quanto sia importante essere lettori per aspirare a diventare scrittori.

    • Hai centrato un punto importante, anzi essenziale. L’istinto alla lettura prima ancora che alla scrittura. Credo che si debba essere prima buoni lettori. In molti sottovalutano questo aspetto, dandolo per scontato. Giusto, quindi, quello che affermi.
      Sui racconti non ti preoccupare, puoi sempre rispondere all’annuncio del post seguente a questo, pensato proprio per te… 🙂

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