AAA negro cercasi

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Diceva Andreotti che il potere logora chi non ce l’ha. Poiché non sono un esperto di politica non posso confutare la sua affermazione, però mi sono accorto che la scrittura logora chi ha un blog.
Quando un anno fa sono entrato in questo mondo, temendo di non riuscire a scrivere neppure un post, ho sbattuto contro una moltitudine di blogger estremamente prolifici. Panico. Quattro, cinque post a settimana. E corposi, pure. Stile voce Treccani. Un’invidia che non vi dico rispetto ai miei argomenti ombelicali.
Col tempo mi sono però accorto che mentre io procedevo a velocità costante, in tanti arrancavano, diminuendo la frequenza di pubblicazione.
Da cinque sono passati a tre, poi a due, e ora in molti aggiornano il blog una volta a settimana. Di più. C’è chi ha (momentaneamente, si spera) gettato la spugna: «Non ce la faccio più», «Il blog mi allontana dalla scrittura vera, cioè dal mio romanzo che non progredisce», «Scrivere e parlare di scrittura non è la stessa cosa», «Il blog non porta lettori per i miei libri, ma solo colleghi di avventura interessati a condividere dei consigli di scrittura», «Se mi metto anche a fare marketing al libro, il libro poi quando lo scrivo?». Se non queste le parole, questi i concetti.

Si sa, scrivere è faticoso. Non come in miniera, ma faticoso. Questa idea poi che il blog deve fare da vetrina allo scrittore porta via tempo e forze preziose alla stesura letteraria. Come comportarsi? Non c’è soluzione. O scrivi il tuo romanzo giorno per giorno o fai il blogger a tempo pieno.

Finora ho fatto il blogger full time. Quasi un articolo al giorno, sempre ombelicale o poco più. Già l’ombelicale un’oretta buona di stesura me la porta via. Poi devi pensare l’argomento, l’attacco, il finale: quello da metterci dentro. Va dell’altro tempo, magari nella giornata di ieri. E poi la foto, e il titolo, e i collegamenti vari. Devi poi leggere quello che scrivono di interessante gli altri blogger (meno male che siete affaticati e in crisi e avete ridotto l’andatura, ora riesco a seguirvi e non a rincorrervi da un blog all’altro). Va un’altra oretta, commenti compresi. E poi qualcuno che commenta da te, e devi rispondere. E poi ci sono i libri che stai leggendo (sono almeno tre in questi giorni, di cui uno – il Decameron – è impegnativo: due riletture per ogni novella, la prima per capire in generale e la seconda per gustare la prosa del Boccaccio): altre ore che se ne vanno. Vuoi poi sapere come va il mondo delle lettere, visto che dichiari che il tuo blog parla di editoria!? Altro tempo sui giornali (scroccandoli qua e là). La giornata è già passata, e non sei ancora andato a lavorare. Eh sì, c’è anche questa fregatura del lavoro per giustificare la tua esistenza al mondo. Un lavoraccio, la giustificazione. Non c’è più tempo per fare lo scrittore, azzerato. Finora me la sono cavata con la storiella che tanto io non scrivo. Ma qualche giorno fa ho dichiarato in questo blog che voglio riprendere anch’io questa inutile pratica di raccontare scrivendo. Ormai l’ho pubblicamente annunciato, devo mettermi anche a farlo. Me ne sono già pentito, ma perché mi è venuto in testa questo sghiribizzo. Stavo così bene col mio blog.
Però ora mancherà il tempo pure a me: dovrei alzarmi come fanno altri alle tre di notte per scrivere racconti? Ma quando mai l’ho fatto? E dovrei farlo ora. Per raccogliere nulla? E poi al blog non voglio rinunciare. Come uscirne, quindi? Semplice. Col negro.

Il negro, per chi non lo sapesse, è uno scrittore che redige testi per altri, rimanendo anonimo. Come per Insciallah della Fallaci, a quanto mi dicono.
Voi preferite dire ghost-writer, lo so. Ma quest’ultimo termine, pulito pulito, asettico e internazionale, va bene per chi prepara i discorsi dei politici, dei capitani d’industria, dei giornalisti, dei professori di fama. Resta sì anonimo, ma viene pagato alla bisogna. Il negro invece in cambio dell’anonimato riceve noccioline, come le scimmiette. D’altra parte in editoria non ci sono soldi, abbiate pazienza. Quindi…

Quindi cerco negro per lavoro editoriale di scrittura racconti al posto mio. Qualche soddisfazione e tante pacche sulle spalle. No compenso. Inviare curriculum + esempio di prosa a dadovestoscrivendo@yahoo.it.
Già vi vedo all’opera in vece mia. Che libidine.

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26 commenti

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26 risposte a “AAA negro cercasi

  1. La scrittura è come il sesso: chi ne fa non ne parla, chi ne parla non ne fa.
    Detto questo, non voglio sapere a cosa ti serva proprio un “negro”, invece che un normale ghost-writer 😉

  2. Marco Amato

    Io buono negro lavorare padrone. Io scrivere storie belle belle e sgobbare tanto, anche 23 ore su 24 se tu ritenere giusto. Tu dare solo pane, aqua e grande gnocca.
    😉

  3. Ricordo anch’io i primi tempi del blog: tutti scrivevano un sacco, con post bellissimi e interessantissimi, mentre io riuscivo arrancando a postare un post a settimana e anche piuttosto scarno. In effetti scrivere i post, leggere quelli degli altri, commentare e, nel frattempo, tentare una promozione, scrivere un romanzo mentre ti tocca pure lavorare diventa oggettivamente molto impegnativo.
    Poi non resta che rassegnarsi e accettare i propri limiti: un post a settimana va bene, l’importante è essere costanti e riuscire a scrivere anche qualcos’altro.
    Però al ghost – writer non ci avevo pensato… anche se effettivamente non lo posso pagare! 🙂

  4. Fiuuuu… meno male che al ghost non farai scrivere i tuoi post. Si vede che ti diverti di più qui che a buttare giù racconti? Chissà…
    Però hai proprio ragione, a star dietro a tutto si diventa matti.

  5. Quanto paghi?
    Comunque sarò atipica io, sarà che i miei post sono scritti velocemente e si vede, ma a me tenere il blog piace e diverte. Quando la narrativa arranca non è mai colpa del blog…

    • Qui sono l’unico che ti capisce. Infatti sei una blogger-scrittrice atipica: quella che non vuole fare utenti, brutta parola che leggo spesso in molti blog letterari come sinonimo di lettori. Tu non l’useresti mai un termine del genere.

  6. Simona C.

    Questo sarebbe il post pensato per me? Perché scrivo meno di un post a settimana? 🙂 Io non sono una blogger, l’ho sempre detto, anche se ne ho addirittura due, di blog.
    Il primo parla dei miei viaggi, ma non come un’agenzia e mi serve principalmente per tenere informati famiglia e amici sulle mie avventure quando sono via. Quando sono a casa, ci scrivo quasi nulla. Lettore più assiduo: mio padre, ma soprattutto per guardare le foto.
    Il secondo parla dei miei libri, ma è concepito per chi li ha già letti e cerca informazioni su di me, come i siti degli autori che seguo. Non insegna niente e fa discutere poco.
    Leggo i blog come il tuo, come leggo National Geographic e Topolino, per informarmi e svagarmi. Tu non puoi latitare e se trovo un negro te lo passo, io invece posso sparire e prendermi il tempo di scrivere perché nessuno si aspetta i miei post. Quando capita, infatti, devo avvisare tutti che ho pubblicato, come Janine in Ghostbusters che urlava “Ce n’è un altrooooo!”

    • Esatto, fai proprio al caso mio! Cerco chi mi scriva i racconti, non dei post. Dicevi di non averne di racconti… non importa. Ti dico io che devi scrivere, però, sappi, sono sincero, non te lo nascondo, pago con le noccioline, pago a tre mesi.

      • Simona C.

        Noccioline scadute, bell’affare! Facciamo che io ti mando i capitoli scartati dei miei romanzi e tu li usi come racconti. Sono scarti, è vero, ma per le noccioline cosa vuoi di più?

  7. Ora faccio la seria: il blog letterario nasconde in genere l’identità dello scrittore che ha in cantiere il libro del secolo o lo ha già scritto; il guaio è che, mentre prova a fare proseliti (leggi futuri lettori) , si affeziona al blog e alle discussioni che vengono fuori e lentamente capisce che, forse, essere scrittore non è tutto sto granché come fare il blogger.
    Dunque, alla fine, credo che il messaggio sia: se vuoi fare veramente lo scrittore lascia perdere la carriera di blogger!
    (Ma io cosa sono, ora che ci penso?)

  8. Quel: “… dovrei fare come qualcuno che si sveglia alle tre di notte per scrivere racconti?”, a chi si riferiva esattamente? Fra due settimane il sottoscritto torna ai suoi classici tre post alla settimana. Ho già preparato i primi articoli e racconti; per fortuna, io, sono prolifico. Tuttavia, non condivido la tua opinione: secondo me il blog non logora affatto. Anzi, semmai stimola a scrivere di più e meglio. Poi ci possono essere mesi in cui si è meno ispirati, o più impegnati. Quasi sempre accade in prossimità delle vacanze… Ma, tanto, in quel periodo dell’anno (ormai quasi archiviato per quest’anno) anche i lettori vanno in vacanza.

    • La mia è una sorta di ammirazione per tutti quelli che scrivono con convinzione, sacrificando parte del riposo alla scrittura. Anch’io credo che il blog non logori: come per il sesso, più si pratica la scrittura in tutte le sue forme più si diventa esperti. Direi maniaci. Ma le voci che leggo in rete la pensano diversamente, parlano di dicotomia, di contrapposizione tra tempo dedicato al blog e al proprio romanzo, facevo notare questo.

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