Scrittori alla Cologno Monzese

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«L’idolo è piuttosto il pubblico nella sua accezione corriva e corrente, quello s’intende, formatosi sotto i divini e implacabili insegnamenti di Cologno Monzese, vale a dire di quel magistero della comunicazione semplificata, diretta, paratattica che non sopporta complessità, sottigliezza, azzardo formale, coraggio stilistico, scatto di pensiero. Questo pubblico vuole storie, trame, colpi di scena o, come oggi si usa chiamarle, pure e semplici narrazioni che non rimandano che a se stesse e alla propria superficie e, dunque, non abbisognano di interpretazione.
Gli scrittori – che di questo pubblico fanno parte – a un tale gusto nella pratica ubbidiscono senza riserve (o con riserve esornative), al pari di angeli protettori di un orizzonte pacificato, irrelato da ogni forma di conflitto, conformismo, comodo, rassegnato».

Enzo Di Mauro

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4 commenti

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4 risposte a “Scrittori alla Cologno Monzese

  1. Gira e rigira, sempre qui si torna: siamo alla solita, annosa, vexata quaestio. Ti incollo un pezzo di un mio commento di qualche tempo fa; dire che, da allora, non ci siamo mossi di una virgola. 🙂

    Tutto questo porta a una domanda complicata, che non può svilupparsi qui a margine: l’arte la fa la committenza (ieri il magnate di turno e oggi, forse, il pubblico) o l’artista deve essere libero? Ricordiamoci però che i vari Leonardo e Michelangelo, per fare due nomi da poco, non lo erano per nulla, liberi.

    • Ricordo, ricordo. Forse, però, in questa invettiva critica c’è anche dell’altro. La pochezza della scrittura, la linearità della storia, il conformismo della forma narrativa, del contenuto e addirittura la mancanza di contenuti. Perché il critico, opinabile opinabilissimo, dice una cosa pesante: lo scrittore fa parte del pubblico. I suoi gusti estetici, la sua visione del mondo, non si discostano da quella di uno spettatore medio di un programma alla De Filippi o alla Forum. C’è da riflettere. E anche se non voglio far polemiche vedo questo conformismo anche in molti interventi nei blog, sia informativi sia letterari.

      • Da circolo virtuoso a spirale viziosa è un attimo. Questo, però, non mi sembra un problema della scrittura, degli scrittori e/o del pubblico: questo è proprio un problema strutturale della società contemporanea. Tant’è che perfino la mafia, a Roma, mette in scena se stessa mimando in maniera persino grottesca le proprie rappresentazioni cinematografiche. Un mafioso (vero) si sarebbe incazzato, per un funerale così, perché è sostanziale mancanza di rispetto e di sacralità. Io ne gioisco, perché desacralizzandosi la mafia ha imboccato la china discendente che, negli anni, la maciullerà omologandola a un qualsiasi fenomeno di costume. Dopo Disneyland, Mafialand.

      • Come al solito dici bene. Ma se quelli che hanno il sacro fuoco della scrittura (cioè noi), che pretendono di avere qualcosa di originale o quanto meno personale da dire, consolidano con i propri scritti il conformismo che li circonda, non prendono strade controcorrente, non raccontano più la complessità scegliendo la semplificazione, a che servono più i libri? Meglio l’abbonamento a Premium, con le partite di Champions incluse.

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